Israele

 

Dalla guerra “Piombo fuso” alle elezioni

di Israel De Benedetti

 

La guerra d’inverno a Gaza è durata tre settimane lasciandosi dietro una tragica scia di sangue e distruzioni. L’esercito d’Israele ha imparato la lezione della seconda guerra del Libano e in questa ultima operazione ha perso pochissimi soldati. Da parte palestinese le vittime sono state tantissime, troppe, soprattutto perché erano per la maggior parte civili, donne e bambini. In una zona talmente sovrappopolata era chiaro che tra combattenti e civili la distanza era sempre minima, ci sia stata o no la volontà di Hamas di farsi scudo della popolazione inerme.

A un mese di distanza si possono trarre le prime conclusioni:

1 – Hamas ha dimostrato, contrariamente alle roboanti dichiarazioni precedenti la guerra, di non essere in grado di contrastare un esercito regolare. I suoi combattenti e i suoi capi si sono tenuti ben nascosti nei vari sotterranei e si sono ben guardati dall’uscirne fuori.

2 – Israele è riuscita finalmente ad ottenere (speriamo per un lungo periodo) la fine del lancio dei missili, imprecisi sì ma tali da raggiungere anche distanze di 40 e più chilometri. Se il numero delle vittime è stato minimo, ciò si è verificato grazie alle disposizioni prese in tempo dalla Difesa Civile, che questa volta si è dimostrata ben preparata.

3 – Hamas continua a mantenere il suo potere, non solo ma la sua posizione in seno alla popolazione della striscia di Gaza si è rinforzata, con l’acuirsi dell’odio contro Israele responsabile direttamente di tutte le morti e le rovine. Le provocazioni dei missili sono assolutamente ignorate. La speranza di Israele che i civili vedessero in Hamas la causa di tutto è fallita in pieno. Morte genera odio e odio genera altri nuovi combattenti, pronti al suicidio in nome di Allah.

Forse il risultato più positivo per Israele è stato l’aver dimostrato a tutti (mondo arabo compreso) il pericolo insito nel consolidamento di Hamas. Non a caso parte dei paesi arabi (o per lo meno dei loro leaders), Egitto in primis, in effetti hanno sostenuto la posizione di Israele e hanno premuto per una cessazione delle ostilità che mettesse fine al lancio dei missili e portasse al ritiro di tutte le truppe israeliane.

A una settimana dal cessate il fuoco le due parti hanno celebrato la loro vittoria: Israele per aver ottenuto finalmente la cessazione dei missili dopo 8 anni, Hamas per essere rimasto in vita e aver conquistato in tanti paesi l’opinione pubblica, se non dei governi per lo meno della popolazione.

In realtà direi che tutte e due le parti hanno perso:

Hamas ha perso la sua credibilità di forza militare in grado di contrapporsi a Israele.

Israele ha visto la sua posizione precipitare nell’opinione pubblica mondiale e anche in non pochi governi e governanti dal sud America in su, per non parlare dell’ondata di odio da parte palestinese e per essere riuscito, pur non volendolo, a minare la posizione dei palestinesi moderati e del governo di Ramallah.

La conclusione logica da parte di un umile scribacchino come il sottoscritto, sarebbe che le due parti possono e devono trovare una via d’uscita dall’attuale impasse, sostituendo ai carri armati e ai missili, le parole. Come ha scritto tempo fa David Grosmann, si deve parlare, parlare anche con chi non vuole sentire, parlare e parlare fino a che nasca un dialogo diretto.

Le due parti hanno invece perso l’occasione che si era presentata di firmare l’accordo per la tregua, e forse anche per il rilascio del soldato Ghilad Shalit, prima delle elezioni in Israele. Come al solito, nella tragica realtà del Medio Oriente, i dirigenti delle due parti non sono stati capaci di valutare il possibile evolversi della situazione. Se Olmert e la parte araba avessero firmato l’accordo come e quando volevano gli egiziani, qualsiasi nuovo governo in Israele avrebbe dovuto mantenere gli impegni presi.

E ora, 11 febbraio 2009 mattina, parliamo dei risultati di queste elezioni, elezioni definite da un commentatore israeliano "elezioni dove ha vinto la paura”! Buona parte dell’elettorato, atterrito dalle due guerre degli ultimi tre anni, ha scelto di votare chi promette l’aiuto divino (partiti religiosi) e chi si impegna a bloccare ogni tentativo di accordo con i palestinesi, in nome di una politica forte e supernazionalistica. A sinistra, invece, la paura di vedere una vittoria di Netanyahu ha spinto tanti votanti ad abbandonare Merez (che è passato da 5 a 3 mandati) e i Laburisti per votare Kadima nella speranza che la Livni possa essere in grado di arginare la destra. Vale la pena di sottolineare che il partito comunista per la prima volta ha superato il Merez con un mandato in più!!

I risultati, confermati la mattina dell’11 (mancano ancora i voti dei soldati e di qualche seggio marginale) danno il Kadima superiore per un mandato al Likud, ma il blocco di destra può contare su 65 mandati, contro i 55 delle sinistre.

Che governo ne verrà fuori? Le possibilità sono tre:

1. Un governo del blocco della destra, dove però non si vede come il signor Libermann, nazionalista furioso ma anche fautore del matrimonio civile e del mangiare non kasher, possa sedere assieme ai partiti religiosi, uno dei quali lo ha paragonato al Diavolo. Non solo, ma Bibi con ogni probabilità non vuole al suo fianco un personaggio tanto combattivo che metterebbe in pericolo i rapporti con la nuova amministrazione americana.

2. Un governo capeggiato dalla Livni che riesca a portare dalla sua parte anche i Laburisti e Shas, partito religioso che ha portato alla caduta del governo precedente, negando la fiducia alla Livni dopo le dimissioni di Olmert.

3. Un governo di unità nazionale Kadima e Likud, con aggiunta o dei Laburisti o di Shas.

Oggi come oggi i commentatori tendono a vedere come probabile la terza ipotesi. In questo caso ricordiamo che il governo di Unità Nazionale con Peres e Shamir degli anni 80 è stato il governo che ha retto per tutta la sua scadenza, ma è anche stato il governo che non è stato in grado di portare avanti nessuna vera politica, dato che i due partiti bloccavano a vicenda ogni iniziativa della parte avversa. Quindi c’è da aspettarsi (se il governo di Unità Nazionale verrà varato) un periodo di stallo su tutti i fronti, da quello politico a quello economico.

Come reagiranno i nostri vicini ? Oggi le dichiarazioni del governo di Ramallah erano molto dure e pessimistiche. Ancora una volta la sola speranza per evitare altre guerre, distruzioni e morti, è una presa di posizione autorevole e decisa da parte degli Stati Uniti, appoggiata in coda dall’Europa. Con lo spauracchio della crisi economica mondiale, ci sarà questo intervento ?

Il futuro non si presenta certo molto attraente… D’altra parte la mezza vittoria della Tzipi riuscirà forse a bloccare iniziative troppo destrorse del Bibi. Chi si accontenta gode !!

 

Ruhama, 11 febbraio 2009

Israel De Benedetti