Torino

 

Grigio plumbeo

di Silvia Sacerdote Di Chio

 

In un clima opprimente di generale stanchezza ieri sera è stata votata, dalla maggioranza del consiglio della Comunità ebraica di Torino, la revoca del rabbino capo. Dopo due anni di riunioni in cui si discuteva di revoca lungamente e con toni accesi si è giunti alla fine, dopo i numerosi rinvii, all’esame del parere della Consulta (che tutti i presenti conoscevano quasi a memoria) con la consapevolezza dell’inutilità di ogni osservazione in proposito perché ognuno aveva ben presente l’opinione degli altri. E allora pochi aggiustamenti formali alla delibera, virgole, maiuscole… votazione e nostre dichiarazioni di voto contrario con un po’ di ideologia e un po’ di attenzione ad argomenti amministrativi, comunque essenziali per un consiglio che in ogni caso deve amministrare anche se abbiamo sempre cercato di vederlo diversamente e con un più ampio respiro.

Cosa ci aspetta adesso? Alcuni mesi per l’iter del ricorso al collegio arbitrale, se il Rabbino deciderà di ricorrervi, durante i quali il clima pesante di questi due anni difficilmente migliorerà ed alla fine, qualunque sia l’esito della vicenda, una comunità che vedrà per lungo tempo non solo ‘vicini’ e ‘lontani’ (classificazioni generiche utilizzate fin qui per rendere l’idea della situazione che, peraltro, non è migliorata in questi due anni) ma anche ‘vinti’ e ‘vincitori’ e fra questi si divideranno con maggiore evidenza i ‘vicini’ per i quali frequentare la comunità diventerà sempre più faticoso. Dire che forse la consulta rabbinica non aveva tutti i torti ad invitare ad una composizione è troppo facile.

Sarà un compito veramente difficile venire fuori da una crisi così grave e questa maggioranza dovrà dare prova di capacità che per ora non sono emerse e che forse ha tenuto in serbo per fronteggiare l’attuale situazione.

Questa è la speranza che, com’è noto, è l’ultima a morire.

 

Torino, 3 febbraio 2009 

Silvia Sacerdote Di Chio
Consigliera del Gruppo di Studi Ebraici