Torino

 

Dalla frattura all’autocritica

di Alda Guastalla

 

La maggioranza del Consiglio della Comunità, conformemente al suo programma elettorale, ha deliberato di procedere alla revoca di Rav Somekh da Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Torino. Si tratta indubbiamente di un fatto assai grave e senza precedenti nell’ebraismo italiano; una scelta che non condivido, ma che non si può certo definire inattesa o antidemocratica, trattandosi del principale punto programmatico del gruppo politico, Comunitattiva, che ha ottenuto la maggioranza alle ultime elezioni.

La contrarietà alla revoca ha finito per determinare nella maggioranza dei membri del Gruppo di Studi Ebraici una difesa ad oltranza di tutto l’operato di Rav Somekh, a cui vanno certamente attribuiti molti meriti. Non si può però fingere di non vedere alcuni problemi della nostra Comunità che esistono, sono gravi, provocano sofferenze in numerosi iscritti e richiedono da parecchio tempo di essere risolti. Tutti i Consigli della Comunità retti da una maggioranza del Gruppo di Studi Ebraici si erano già trovati in contrasto con Rav Somekh su tematiche risolte in molte altre Comunità italiane, quali ad esempio una partecipazione attiva nell’insegnamento a scuola, l’organizzazione di corsi di preparazione a bar e bat mitzvà, la kasherut, i ghiurim. In pratica su alcuni temi si è arrivati alla sconfessione di opinioni che fino a due o tre anni fa erano largamente condivise e ampiamente maggioritarie all’interno del Gruppo di Studi. Non solo, ma la ricerca di soluzioni di compromesso che sono state tentate negli ultimi anni (la proposta ad esempio di attribuire ad un altro rabbino la competenza in ambiti di cui Rav Somekh non può o non vuole occuparsi), non sono state appoggiate, ma addirittura ostacolate. Si è fatta poi sempre più esasperata l’opposizione nei confronti delle attività della maggioranza del Consiglio anche in ambiti che nulla hanno a che fare con la specifica questione della revoca, con l’ovvia conclusione della radicalizzazione delle scelte e della “compattazione” di tutti i Consiglieri della maggioranza che inizialmente non avevano probabilmente una visione della soluzione del “problema Somekh” così unitaria e drastica. Questa attività continua di critica ed ostruzionismo sta anche producendo una frattura davvero difficilmente sanabile fra gli iscritti. Una frattura apparentemente altrettanto insanabile si è venuta a creare anche all’interno del Gruppo, dove i toni della discussione hanno assunto tale asprezza da far sì che numerosi membri abbiano scelto di non partecipare più alle riunioni. Considerando che le nostre energie potrebbero essere assai più utilmente spese per le importanti battaglie politiche e culturali che ci troviamo a dover combattere, credo che una via di uscita da quello che in questo momento sembra un vicolo cieco ci possa essere e sia indicata dal, sia pur per certi versi un po’ ambiguo, parere della Consulta rabbinica: una profonda e rigorosa autocritica”, che coinvolga però davvero tutti: Rabbino Capo, Consiglio, Gruppo di Studi Ebraici. Solo per questa via la nostra Comunità potrà ritornare una vera Comunità per tutti.

 

Alda Guastalla