Lettere

 

Scuola e "riforma" Gelmini

 

L’articolo di Anna Segre su “Ha Keillah” dello scorso dicembre, a proposito dei provvedimenti Gelmini sulla scuola, è l’ennesima dimostrazione di come la rivista ebraica sia appiattita, per quanto riguarda la politica italiana e non solo, sulle posizioni della sinistra ed anche, in questo caso, sui movimenti della sinistra radicale. Non si vede alcuna elaborazione originale, alcuno sforzo di discostarsi da contenuti e simboli (questa volta sì) di un vecchio movimentismo che fu del ’68 e che ora quei sessantottini, con la barba bianca e forse un po’ prostatici, praticano da insegnanti.

I provvedimenti Gelmini non sono una riforma, ma solo una serie di interventi mirati a ristabilire un po’ di razionalità in una scuola italiana “scassata” da decenni di sessantottismo e da un sindacalismo volto a fare della stessa scuola un ammortizzatore sociale permanente, a scapito della qualità e dell’impegno. Ma Segre sembra essersi infatuata da forme di protesta “estremamente interessanti”. Certo, portare in piazza i bambini delle scuole materne con i cartelli appesi al collo può essere estremamente interessante, ma solo per i reparti di psichiatria delle ASL dei luoghi in cui si svolgono queste manifestazioni.

Un’ultima osservazione. Sarebbe utile sapere quanti, tra insegnanti ex-sessantottini e studenti universitari dell’estrema sinistra, che hanno protestato in piazza e nelle Università, facciano parte di quella schiera di coloro che odiano Israele e ne vorrebbero la distruzione. Sarebbe “estremamente interessante”, vero? Cordiali saluti

 

Antonio Donno

Lecce

 

Alla fine del 1968 ho compiuto due anni, quindi faccio un po’ fatica a riconoscermi nella definizione di ex sessantottina. Evidentemente l’espressione “estremamente interessanti” è apparsa al signor Donno così deva­stante che non ha ritenuto necessario leggere il resto del mio articolo, in cui sottolineavo la totale assenza di etichette di partito da ogni forma di protesta anti-Gelmini a cui mi era capitato di assistere; osservavo, inoltre, come il fine delle proteste fosse proprio la salvaguardia della qualità dell’istruzione. Non so se il signor Donno abbia qualche esperienza diretta del mondo della scuola, al di là degli slogan filogovernativi. Parla di aumento di “qualità e impegno”, ma le proposte che si sentono oggi non vanno in questa direzione: per esempio, si parla di insegnanti chiamati dai singoli presidi (quindi saranno scelti certamente non i più competenti, selezionati attraverso concorsi, ma gli amici degli amici, oppure quelli che promuovono tutti e quindi non creano problemi). Già in questo secondo quadrimestre sarà obbligatorio istituire corsi di recupero, per cui tuttavia non sono quasi stati stanziati fondi. In pratica, o si ferma la regolare attività didattica per una o due settimane, negando agli allievi più studiosi un pubblico servizio, oppure si rischia di non poter assegnare insufficienze a fine anno per timore dei ricorsi delle famiglie. Come tutto questo contribuisca ad aumentare la qualità della scuola, è un mistero che solo il Ministro Gelmini e il signor Donno ci sapranno chiarire. Non mi vergognerei certo di aver scritto un articolo di sinistra, ma questa volta sono convinta che sia riduttivo vedere la questione in questi termini: la riforma Gentile era certamente di destra, e tuttavia garantiva, almeno per le classi privilegiate, un livello di istruzione eccellente. Oggi l’aspirazione da parte nostra ad insegnare e da parte degli allievi ad apprendere viene bollata come eversiva.

 

Anna Segre