Lettere

 

La mia giornata della memoria

 

Gentilissimi,

da tempo ricevo la vostra testata e la leggo con curiosità perché per motivi di interesse personale e per motivi legati alla mia attività di ricercatore e scrittore le idee, specialmente quelle buone, sono sempre grande motivo di stimolo alla conoscenza.

Ricorre in questo periodo un anniversario amaro da ricordare, non ci sono candeline da accendere sulla torta. Un anniversario che non ricorda semplicemente la cosiddetta “follia” nazista, non solo la morte di migliaia di persone in nome della razionalità di un progetto che, nella sua banalità, prevedeva lo sterminio di quanti “diversi” turbavano l’ideale e “pacifico” mondo di Adolf Hitler e di tutti coloro che lo hanno aiutato e assecondato, ma anche la morte di un ideale di diversità, di pluralità e pacifismo che è anche quello del Creatore.

Questo tentativo, tuttora vivo in molte menti, di imporre una sola visione per combattere il “relativismo”, ha cercato di imporre l’Uomo ideale sull’Uomo reale, imponendo una forma d’uomo non esistente e svincolata da quanto la natura e la mente umana, figlia della natura stessa, ha generato spontaneamente e pacificamente.

Non frutto di follia, ma di banale propensione al male e alla esclusiva salvaguardia dei propri interessi, il razzismo e la violenza si riaffacciano con prepotente e rinnovata forza per riaffermare che ebrei, omosessuali, transgender, zingari, slavi, testimoni di Geova, dissidenti, non conformi e semplicemente “diversi”, siano l’elemento perturbante di una normalità famigerata.

In Germania, con il “Rogo dei libri” sulla Opernplatz di Berlino (1933) e con la “Reichskristallnacht” (1938) e in Italia con le Leggi Razziali (1938-1939), hanno inizio una serie di attacchi contemporanei alla diversità umana, nessuna follia, solo tanta decisa e razionale lotta alla bellezza del mondo: la diversità. La diversità come bellezza, la bellezza come “l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana” perché “ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed è un possesso per tutta l’eternità” (Oscar Wilde).

Tutti, su questo suolo terreno, portiamo avanti le nostre vite attraverso una congerie di personalità e vite diverse, micromondi in un macromondo che noi stessi costruiamo, ed è a questo che serve la memoria, a rendere efficace la lezione del passato attraverso il presente.

Fra le tante cose che ho scritto, che volevo scrivere, è emersa questa serie di pensieri che io chiamo “Dialogo con Dio nella storia”, non è niente di speciale, solo qualcosa che spera di offrire la dimensione con cui personalmente affronto il giorno in cui ricordare.

Un caro saluto a tutti voi e ancora complimenti per l’attività letteraria e giornalistica che portate avanti con la rivista

 

Matteo Tuveri

 

Dialogo con Dio nella Storia

Signore,
Scusami per non essere
Nato quando potevo fare qualcosa,
Quando potevo dire di no,
Perché non ho potuto condividere
Con i miei fratelli.

Signore,
Scusami per essere Cattolico,
Perché per questo dovrò portare
La colpa di aver taciuto.

Scusami perché non capisco,
A volte,
L’ampiezza di quanto è accaduto.

Ti ringrazio, Signore,
Per essere diverso:
Perché così mi pongo
Fra lo shtetl delle vittime.

Signore, ti ringrazio
Per il sorriso amaro che
Mi hai regalato.

Mantienimi sempre diverso
Da chiunque,
Perché le mie diversità
Siano difesa, bandiera e
Monumento al male
Che le vuole distruggere.

 

Matteo Tuveri