Memoria

 

17 novembre 1938

di Mariacristina Colli Pollone

 

Chiunque frequenti la Biblioteca Civica Centrale di Torino, in via della Cittadella, sa che in uno spazio non propriamente adatto a un’esposizione spesso si ha la sorpresa di trovare allestita una piccola e interessante mostra tematica, collegata a eventi d’interesse cittadino o nazionale.

E così è stato nel mese di novembre 2008, quando è stata realizzata una mostra per ricordare una data di settanta anni fa, 17 novembre 1938, ovvero l’emanazione in Italia delle leggi razziali.

Cogliendo l’occasione di una ricerca di libri, mi sono recata in biblioteca con l’intento di visitare questa mostra di cui mi era giunta la pubblicità con il Notiziario della Comunità; era anche apparso un articolo di Maria Valabrega su TorinoSette e nulla più.

Poca pubblicità e visibilità mediatica (con le iniziative culturali è spesso così) ma grande la sorpresa, la soddisfazione nella visione di una mostra diversa dal solito che mi ha anche molto commossa.

Il merito di Franco De Benedetti e Cynthia Burzi è di aver raccontato, con dei semplici pannelli dalla grafica accattivante, una storia non solo fatta di leggi e proclami ma di persone. Persone come tutte noi, delle famiglie ritratte nella serenità e nella semplicità della vita quotidiana che a un certo punto, con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, non sono più nulla per le istituzioni, per la società e il cui epilogo sarà in alcuni casi tragico.

Tragica è la sorte della famiglia che non torna più da Auschwitz; tragica è la sorte di chi si salva ma nel dopoguerra non regge e si toglie la vita oppresso dalle umiliazioni e persecuzioni subite; tragica è la sorte delle case editrici di proprietà ebraica costrette a chiudere.

A coronamento di tutto ciò un’esposizione di libri posseduti dalla Biblioteca Civica sull’argomento ma soprattutto un elenco lunghissimo, fortunatamente scaricabile dal sito internet della biblioteca, con tutti i titoli reputati utili per un percorso di approfondimento.

Spero che i frequentatori della biblioteca abbiano avuto il tempo e la voglia di fermarsi davanti a questi pannelli, apprezzandone il rigore scientifico ma soprattutto lasciandosi coinvolgere dalle storie delle persone e magari commuovendosi, come è capitato a me davanti alla fotografia di una bambina di sedici mesi.

 

Mariacristina Colli Pollone