Memoria

 

Tracce del ricordo

 

Le “Tracce del ricordo”, collocate davanti agli usci dove abitavano i 21 ebrei residenti a Saluzzo poi sterminati ad Auschwitz, vogliono far incontrare con la storia coloro che oggi percorrono le stesse strade che percorrevano i saluzzesi di allora.

Far toccare la concretezza di una tragedia enorme sviluppatasi un passo dopo l’altro nella banale quotidianità della vita di ognuno, senza che nessuno la fermasse per tempo, per indifferenza, per viltà, per convenienza, o perché si era persuasi dalla propaganda che fosse giusto così.

Far riflettere su quante tragedie di oggi muovono i loro passi intrecciandoli con il nostro vivere passivo e smemorato.

Far ricordare che cosa avvenne a quei 21 ebrei, ogni volta che accettiamo oggi, senza reagire, che un altro essere umano abbia meno diritti di noi.

(estratto dal testo che compare sulla bacheca, posata all’imbocco del ghetto di Saluzzo, dettato da Adriana Muncinelli).

 


 

Come lasciare segni concreti

di Sandro Capellaro

 

Lunedì 26 gennaio con una fiaccolata cittadina molto partecipata e sentita, nonostante la pioggia e un freddo intenso, Saluzzo ha ufficialmente consegnato alla città le "tracce del ricordo" e una bacheca a forma di candelabro a sette braccia che riporta in breve la storia della comunità ebraica saluzzese e i nomi di tutti i suoi componenti.

È stato un progetto importante che ho curato fin dall’inizio, a nome dell’Associazione culturale "Giorgio Biandrata", di cui faccio parte, e che si è concluso con la collocazione di una targa in ottone presso le abitazioni di 21 ebrei residenti a Saluzzo, con sopra scritto il loro nome, l’età e il nome del campo di sterminio di Auschwitz, dove furono uccisi. È un progetto che si è proposto di recuperare la memoria individuale di ogni singola persona e che ha comportato un percorso storico di documentazione condotto con rigore e serietà dalla professoressa Adriana Muncinelli dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo.

L’iniziativa si ispira ad una significativa esperienza, già realizzata in Germania, chiamata "Stolpersteine", ideata dal professore Gunter Demnig a Colonia, dove le prime pietre vennero collocate nel 1995. Fu proprio Adriana Muncinelli a parlarmene quando organizzammo insieme la prima Giornata della Memoria nel 2000 a Saluzzo.

Negli anni non ho mai dimenticato questa esperienza e, venuto più di un anno fa a contatto, come allievo serale, con l’Istituto d’Arte Amleto Bertoni di Saluzzo, ho proposto ai docenti e al dirigente il Progetto, che avrebbe potuto trovare concreta attuazione nel lavoro dei laboratori di cui è attrezzata la scuola.

Ho incontrato la collaborazione dei docenti e il progetto è stato inserito nel Piano dell’Offerta Formativa della scuola, mentre parallelamente il medesimo veniva da me proposto al Comune di Saluzzo, che si è dimostrato subito molto disponibile e ha finanziato l’iniziativa. Alcune classi hanno seguito un percorso di approfondimento storico con gli insegnanti, che ha visto già durante lo scorso anno scolastico un incontro molto significativo in Sinagoga con Beppe Segre. Indispensabile è stato il contributo di Adriana Muncinelli, sia per la ricerca storica da lei compiuta sia per il rapporto di consulenza culturale e di ricerca storica offerto alla scuola. Gli altri importanti partners dell’iniziativa sono stati l’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo e la Comunità ebraica di Cuneo e di Torino.

Tutto questo per sottolineare come il progetto abbia avuto un percorso graduale e sia stato radicato nel territorio saluzzese, ma soprattutto sia stato attuato in una realtà scolastica ed abbia quindi avuto per protagonisti i giovani, sia nell’approfondimento storico indispensabile sia nella realizzazione concreta degli elaborati.

Rientra nei miei interessi il recupero della memoria storica locale e non sono certamente nuovo nell’organizzazione di eventi significativi; chi mi conosce sa che i valori in cui credo hanno sempre avuto per me risvolti operativi concreti, non esistono tanto nelle parole e nei discorsi, anche se necessari, quanto nella possibilità di tradurli operativamente in azioni e gesti significativi. Così è stato per le Camminate ai Colli Ciriegia e delle Finestre nell’ambito dell’iniziativa di "Attraverso la memoria", giunta quest’anno alla undicesima edizione, che recupera la storia dell’esodo di circa mille ebrei dal piccolo centro di St. Martin Vésubie verso le valli cuneesi alla ricerca di una speranza di salvezza, che per molti fu vana e si concluse invece con la deportazione e la morte nel campo di sterminio di Auschwitz. Indispensabili in questo mio agire sono i contributi storici e culturali di molte persone, in questo caso l’incontro con Alberto Cavaglion e il recupero della vicenda storica da lui approfondita e documentata nel libro Nella notte straniera. Fu dopo averlo letto che, con un grande amico e mia ‘guida’, Gigi Ferraro, ho incominciato a darmi da fare per iniziare le camminate ai colli, incontrando via via tanti altri partners importanti e indispensabili per dare compiutezza all’iniziativa (Comunità Ebraica, Istituto Storico, Comuni, Parco Naturale delle Alpi Marittime, altre associazioni). In particolare non possiamo dimenticare, nel settembre 2004, l’incontro con Chaya Roth, venuta appositamente da Chicago con il marito da noi ospitata a Saluzzo, che è ritornata con noi sui sentieri percorsi da bambina nel 1943 verso il Colle delle Finestre, insieme alla madre e alla sorella. È stato un momento toccante e significativo arrivare con lei al colle partendo da St. Martin Vésubie, nonostante il violento temporale estivo che ha reso difficoltosa la salita, ma nulla in confronto alle difficoltà sostenute allora da quel migliaio di persone, bambini, donne, anziani, mal equipaggiate, cariche di poveri bagagli e schiacciate dalla minaccia della deportazione e della morte.

Ho cercato di sintetizzare due iniziative in cui, con altre persone, ho creduto e che penso servano a consolidare insieme alla coscienza del nostro recente passato anche una vigilanza attiva nei confronti delle pericolose e preoccupanti devianze che caratterizzano il presente.

"Tracce del ricordo" ha titolato Saluzzo il suo percorso di memoria appena conclusosi, segni concreti e visibili con i quali ognuno di noi potrà confrontarsi ogni giorno, o quando lo vorrà, e ricordare che 21 saluzzesi, 29 con i non residenti, furono presi, incarcerati e uccisi in un campo di sterminio, insieme a milioni di altre persone, perché considerati diversi, perché ebrei.

 

Sandro Capellaro