Memoria

 

I segni dell’offesa

di G.D.S.

 

Due protagonisti della vita ebraica torinese le cui vicende scolastiche durante il fascismo e sotto le leggi razziali, l’uno come allievo, l’altra come docente, sono divenuti “pezzi di teatro” è una delle cose che colpisce di più il pubblico, specie quello più giovane, che ha gremito il Teatro Vittoria di Torino per assistere a I segni dell’offesa in occasione del Giorno della Memoria.

Colpisce perché i due protagonisti sono seduti lì in sala, pronti a rendere la propria testimonianza di­retta, oltre settant’anni dopo i fatti rappresentati.

Guido Fubini e Giorgina Arian Levi sono al centro della prima parte de I segni dell’offesa, lo spettacolo realizzato e prodotto dall’Associazione Teatrale del Liceo Altiero Spinelli di Torino per la regia di Adriana Castellucci.

L’episodio con cui Guido Fubini, dopo una inquietante riunione del Consiglio dei docenti del Liceo Massimo D’Azeglio, viene sospeso dalle lezioni nell’aprile 1938 e costretto a dare gli esami a settem­bre per aver scritto sulla porta di un gabinetto “abbasso Hitler”, segna l’inizio di un crescente razzismo in una scuola ben impregnata di valori fascisti. L’ironia con cui è affrontata la discussione tra gli insegnanti e il preside del D’Azeglio restituisce il clima grottesco e antidemocratico in cui tutta la vicenda si è svolta.

La storia, riportata in teatro da Adriana Castellucci, è tanto più significativa in quanto precede di alcuni mesi la pagina tragica della cacciata di studenti e docenti ebrei in seguito ai provvedimenti razzisti del settembre 1938.

Ed è un messaggio chiaro, senza ritorno: si parla già di sicurezza dell’istituzione scolastica dai pericoli di contaminazione con gli ebrei.

E poi, in un crescendo serrato e amaro, vengono buttati per terra dagli studenti-attori i libri di autori ebrei, mentre si dà lettura di circolari d’archivio del Provveditore agli Studi e di presidi di licei torinesi che annunciano l’allontanamento degli insegnanti ebrei dal loro posto di lavoro.

Tra i primi a farne le spese Giorgina Levi, costretta a lasciare l’insegnamento al Liceo Alfieri dopo un concitato colloquio con il preside che le chiedeva, senza riceverne risposta, se rispondesse al vero l’esistenza di un complotto internazionale giudaico che minava le sorti del mondo.

La prima parte dello spettacolo trae dunque spunto da circolari scolastiche del 1938/39, applicative delle leggi razziali del fascismo e da documenti rinvenuti negli archivi di alcune scuole superiori di Torino, relativi a procedure disciplinari nei confronti di allievi e docenti, accostandoli ad altri testi, dal Manifesto della razza alle memorie e alle testimonianze dei sopravvissuti testimoni del tempo. Poi la tragedia incombe e nella seconda parte prende il sopravvento.

Si può dire che proprio Giorgina Arian Levi sia stata in qualche modo ispiratrice dello spettacolo, nato alcuni anni fa e cresciuto nel tempo, con aggiunte e brani che segnano il percorso compiuto dal fascismo dalla persecuzione razziale alle deportazioni, dalla negazione dei diritti alla negazione della vita.

I segni dell’offesa è dunque oggi qualcosa di più di un semplice spettacolo, è soprattutto una lezione di storia aperta che insegna in modo chiaro e crudo cosa furono e dove portarono le leggi razziali. Uno strumento efficace che l’associazione teatrale dello Spinelli è disposta ad offrire a scuole e organizza­zioni che vogliono capire e approfondire il tema trattato.

Il laboratorio teatrale del Liceo Spinelli è impegnato da anni nel teatro sociale e civile e I segni dell’offesa rappresenta forse il fiore all’occhiello della sua produzione perché non solo non perde d’attualità, ma anzi, come insegnano vicende recenti in cui il negazionismo affiora in vari contesti, è un libro aperto che con rigore fa capire dove porta il pregiudizio antisemita.

 

G.D.S.