Il Rabbino Disegni

 

Un rabbino nel turbine del Novecento

di David Sorani

 

È stata davvero una non comune occasione di incontro con un passato ancora vivo la bella mostra che l’Archivio B. e A. Terracini, supportato dalla Scuola Rabbinica Margulies – Disegni e dalla Comunità Ebraica di Torino, ha dedicato a Una storia del Novecento. Il Rabbino Dario Disegni. Non a caso le abbiamo dedicato le immagini del numero di dicembre di Ha Keillah. Adesso che la rassegna è ufficialmente chiusa (ma fino a oggi – 18 febbraio – ancora lì, esposta nella Galleria del Tempio Piccolo a Torino), proviamo a ripercorrerne sinteticamente gli aspetti salienti e i molti spunti di riflessione.

Al centro un personaggio di grande rilievo intellettuale e morale, che – nato a Firenze nel 1878 e morto a Torino nel 1967 – ha attraversato da protagonista oltre mezzo secolo di tormentata vita ebraica italiana. I trenta anni più terribili: la prima guerra mondiale, il razzismo antisemita e l’esclusione dalla società, la seconda guerra mondiale e il baratro della Shoah. Ma anche i venti anni più vivi: la rinascita dopo il 1945, il fervore di iniziative costruttive di cui è stato promotore, l’audacia e la diffusione di imprese culturali uniche, ancora oggi fondamentali per l’ebraismo italiano. E al centro di questo personaggio, la Comunità di Torino, divenuta sua casa e suo fulcro propulsore, da lui trasformata in un punto di riferimento per l’ebraismo italiano e non solo.

Proprio a comprendere e a valorizzare meglio la portata del personaggio Rabbino Disegni, o viceversa a cogliere a fondo il periodo storico in cui visse, la mostra affianca opportunamente al percorso, alle immagini, alle carte e agli oggetti della sua vita alcune schede audiovisive capaci di inquadrare e insieme di proiettare la figura del maestro nei processi del suo tempo. Così, ecco gli anni di formazione e la famiglia, settori in cui appaiono fondamentali l’incontro col suo maestro Shemuel Zvi Margulies e il matrimonio con Elvira Momigliano che lo portò a un legame profondo e intenso con l’intera famiglia Momigliano (quella di Eucardio, di Felice, di Arnaldo, di Attilio). E accanto, ecco il contesto dell’Emancipazione europea, della ritrovata dignità giuridica e sociale dell’ebreo, ma anche il sottofondo del moderno antisemitismo, laico nazionalista tradizionalista. Ecco la visione ebraica e la sua realtà socioculturale europea, colta all’intersezione tra internazionalismo e idea di nazione.

E poi il dramma, distruttivo ed epico insieme, della Grande Guerra, quando Dario Disegni – rabbino in una città di confine bellico come Verona – si trova lui stesso proiettato nel conflitto in qualità di cappellano militare. Un’istan­tanea lo ritrae in uniforme, sorridente eppur gravemente cosciente del suo non facile ruolo. Ancora più illumi­nante, dai plichi del suo archivio personale che la famiglia ha messo a disposizione dell’ArchivioTerracini, le foto di prigionieri di guerra ebrei austriaci, una delle quali scattata durante una funzione religiosa: il giovane rabbino aiutava e assisteva spiritualmente i correligionari prigionieri.

Dopo il difficile rimescolamento della guerra, in un clima di incognite e di minacce quale era quello dell’Italia fascista, Rav Disegni è pronto a una nuova avventura. Per poco più di un anno (dal 1930 al 1931) è Rabbino a Tripoli, nella variegata società coloniale. Un periodo breve ma fondamentale, per formare e attestare quell’apertura a un interscambio ebraico sovranazionale che già aveva tentato di realizzare durante una non felice esperienza di rabbinato a Bucarest.

Ma l’anno decisivo è il 1935, quando accetta la nomina a Rabbino Capo della Comunità di Torino, iniziando quella lunga, proficua opera di maestro, di propulsore delle tefilloth e della vita ebraica, di guida attiva della Keillah, che si concluderà solo con la sua scomparsa. Qui è di nuovo la famiglia che ci si fa incontro durante la vi­sita alla mostra: le lettere, le foto di gruppo dei quattro figli. Ma anche le testimonianze dirette del suo ruolo pubblico: le derashot pronunciate al Tempio, vergate a mano in una viva e mossa grafia su cartoncini rigidi; la nomina quasi onoraria a direttore di un nuovo giornale di ebrei torinesi vicini al fascismo, la prestigiosa e tristemente famosa “Nostra Bandiera”. Sono gli anni del pieno avvolgente regime, assecondato dal Presidente della Comunità Generale Liuzzi. Seguono in rapida drammatica imprevedibile successione gli anni della campagna antisemita, delle leggi razziali. Rav Disegni, con sdegno e coraggio, lascia la direzione de “La Nostra Bandiera”, si oppone in prima persona ai provvedimenti razzisti scrivendo al Duce e al Re.

Il capitolo successivo è il più doloroso, per il non più giovane Rabbino come per tutti gli ebrei. La guerra, la fuga, le persecuzioni, la tragedia che si abbatte sulla sua famiglia. La figlia maggiore Annetta, da poco sposata all’ebreo polacco trapiantato a Firenze Schulim Vogelmann, è catturata col marito e la piccola Sissel di otto anni durante un tentativo di fuga in Svizzera. Figlia e nipotina muoiono a Birkenau; il genero torna distrutto a Firenze. È impossibile non commuoversi davanti alle fotografie della piccola Sissel sorridente e piena di vita, o alle sue lettere affettuose allo “zio Lo”.

Le profonde ferite che la guerra ha inferto alla Torino ebraica ci colpiscono attraverso le immagini del Tempio di­strutto, delle volte crollate e degli archi vuoti come occhi ciechi. Ma tra le macerie di alcune fotografie compaiono gruppi di soldati della Brigata Palestinese. In quella scelta come logo della mostra la folla si accalca a seguire una preghiera detta sul portico davanti alle rovine. La vita faticosamente riprende. Rav Disegni si rimette al lavoro, dolorosamente ma con profonda convinzione. Sovrintende alle tefilloth, segue la Scuola, tiene stretti contatti con l’Orfanotrofio, guida il Collegio Rabbinico che nel nome del suo maestro Margulies ha voluto rifondare a Torino, apre le porte a tanti giovani studenti provenienti dall’Italia e dall’estero (Etiopia, Grecia, altri paesi). Tutta una nuova generazione di rabbini si formerà a Torino sotto la guida di Rav Disegni.

La ricostruzione e la rinascita a Torino sono frammenti della ricostruzione e della rinascita in Italia che la mostra opportunamente documenta, sempre attenta al rapporto tra realtà locale e situazione d’assieme.

Neanche l’epilogo della vita di Dario Disegni è un congedo inoperoso. Ritiratosi dalla carica di Rabbino Capo nel 1959, dopo cinque lustri di infaticabile presenza, lo ritroviamo più attivo che mai negli ultimi anni, dedito con entusiasmo al suo nuovo progetto: la pubblicazione da Marietti del Tanach, col testo ebraico e una nuova traduzione curata da lui stesso e da un gruppo di rabbini italiani da lui scelti e guidati; il testo prezioso (ripubblicato oggi da La Giuntina di Firenze a cura di Daniel Vogelmann, figlio di Schulim) che tutti i Sabati seguiamo al Tempio – a Torino come in tutta Italia – durante la lettura della Parashà.

Una mostra davvero appassionante. Un contatto umano con una personalità irripetibile, che rappresenta una tradizione vicina e vivente. Insieme, una coinvolgente lezione di storia sul secolo di cui siamo figli.

Infine va ricordato il bellissimo catalogo. Un vero e proprio testo critico-documentario, non un semplice reper­torio. Dopo la biografia a cura di Giulio Disegni vi troviamo nell’ordine saggi di Isabella Massabò Ricci, Lucetta Levi Momigliano, Alberto Cavaglion (curatori della mostra), Carlotta Ferrero degli Uberti, Ilaria Pavan, Laura Gatto Monticone, Fabio Levi, Cristina Bonino Nascè, Rav Alberto Somekh, Ori Sierra Lampronti, Ida Zatelli.

 

David Sorani