Libri

 

L’autonomia delle Comunità ebraiche italiane nel Novecento

di Guido Fubini

 

La dottoressa Stefania Dazzetti è ricercatrice presso l’Università di Napoli.

Il libro che presentiamo fa parte di una collana di studi di diritto canonico ed ecclesiastico, diretta dal professor Rinaldo Bertolino, rettore emerito dell’Università di Torino.

È un libro di un grosso interesse sia sul piano storico che sul piano giuridico.

Sul piano storico esso mette in rilievo le tre forme che ha assunto l’istituzione comunitaria ebraica in Italia nel ventesimo secolo.

Tre forme segnate da due date: 1930 e 1989, che delimitano tre periodi: prima del 1930, fra il 1930 e il 1989, dopo il 1989.

Prima del 1930 le diverse comunità ebraiche italiane avevano ereditato le tre forme assunte dalle comunità tradizionali nel Risorgimento:

1°) la forma di ente territoriale interamente regolato dalla legge dello Stato (la legge Rattazzi del 1857), in Piemonte e nel regno di Sardegna;

2°) la forma di enti pubblici regolati nei loro rapporti esterni dalla legge dello Stato ma liberi di darsi uno statuto, nel Lombardo-Veneto e a Trieste;

3°) la forma di libera associazione nelle antiche comunità toscane e nelle nuove comunità

 sorte nella seconda metà dell’800 o al principio del 900 come in quelle di Napoli, di Roma, di Bologna.

Con la legge del 30 ottobre 1930 tutto cambia.

Il sistema della legge Rattazzi viene esteso a tutte le comunità italiane, che diventano enti pubblici come i comuni o le province, con una accentuazione più autoritaria della stessa legge Rattazzi: abolite le assemblee degli iscritti, maggior durata in carica dei consiglieri (e così elezioni più diradate), maggiori controlli statali (in particolare sui bilanci delle comunità, sui nomi e indirizzi degli iscritti elettori e contribuenti), subordinazione all’approvazione governativa dell’elezione del Presidente e della nomina del rabbino capo.

Dopo la Liberazione, e più particolarmente dopo l’entrata in vigore della Costituzione, si avvia un processo volto alla conquista dell’autonomia e allo sganciamento dallo Stato. Questo processo sfocia nell’intesa stipulata con lo Stato nel 1987 e tradotta nella legge 8 marzo 1989. Contemporaneamente viene adottato lo Statuto autonomo che è oggi in vigore.

Sul piano giuridico il libro di Stefania Dazzetti mette in rilievo come la conquista dell’autonomia statutaria venga sentita dall’ebraismo italiano come conquista dell’indipendenza: una indipendenza che deriva dall’adozione dello Statuto autonomo e dalla fine dei controlli statali ma trova la sua fonte nell’affermazione della originarietà dell’ordinamento ebraico, non più emanazione dell’ordinamento dello Stato (come voluto dall’ordinamento napoleonico e poi dalla legge del 1857 e da quella del 1930), ma espressione di un autogoverno che affonda le sue radici nella legge e nella tradizione ebraica.

È merito di Stefania Dazzetti avere evidenziato i legami fra i due aspetti dell’autonomia comunitaria, quello storico e quello giuridico, senza tacere le preoccupazioni della Chiesa cattolica per il riconoscimento del carattere originario dell’ordinamento ebraico.

 

Guido Fubini

 

Stefania Dazzetti, L’autonomia delle Comunità ebraiche italiane nel Novecento, Giappichelli, Torino 2008, pagg. 299, 37