Prima pagina

 

Guido, un uomo giusto

 

La scomparsa improvvisa di Guido Fubini lascia attoniti e sgomenti tutti noi che l’abbiamo visto all’opera fino all’ultimo, in quella Redazione di questa rivista che non ha mai abbandonato fin dal suo nascere, trentacinque anni fa. Ed è di qui che vogliamo partire per un primo ricordo “a caldo”, quando il giornale è già in macchina, ripromettendoci nel prossimo numero di dedicargli lo spazio che l’uomo merita.

Un uomo giusto, un uomo di legge, ma anche un uomo di coraggio e controcorrente. Amante della giustizia, ma soprattutto della libertà, dei poveri, dei diversi, degli “altri”. Ebreo dalla punta dei capelli alla punta dei piedi, ha vissuto l’ebraismo e le Comunità ebraiche italiane come un proprio riferimento fondamentale, imprescindibile.

Ha studiato gli ebrei e la loro storia per tradurre, in quelle battaglie che hanno costituito una parte pregnante della sua vita, i valori veri che stanno dentro all’ebraismo.

Ha lavorato indefessamente per portare nel mondo ebraico italiano una pagina nuova di apertura democratica e per far applicare quei principi di uguaglianza e diversità che caratterizzano da sempre l’essere ebrei, per coniugare il diritto ebraico e la legge italiana, per rendere concreto il dettato costituzionale, secondo cui tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge.

Spirito libero e indipendente sin da ragazzo (era stato espulso dal mitico Liceo D’Azeglio per aver scritto nell’aprile 1938 sui muri “abbasso Hitler”), Guido Fubini è stato un intellettuale, impegnato a tutto tondo nella società civile come in quella ebraica, un avvocato attento e un saggista prezioso, ma soprattutto è stato un maestro di libertà per intere generazioni, sulla scia e l’insegnamento di altri grandi maestri di vita, da Salvemini a Ruffini, da Turati a Gobetti.

Nella sua vita non si contano le battaglie civili e democratiche e in particolare la lunga militanza e le grandi energie spese affinché la comunità ebraica italiana firmasse le Intese con lo Stato e si dotasse di uno Statuto, in sostituzione dei Regi Decreti del 1930, sino a poco più di vent’anni fa in vigore.

E poi l’amore per la sua Comunità, la nascita del Gruppo di Studi Ebraici, la fondazione a Torino della rivista Ha Keillah.

I ricordi si affollano: i suoi interventi alle Assemblee comunitarie, ai Congressi dell’Unione delle Comunità, le relazioni in centinaia di convegni di studi sull’ebraismo italiano, sempre lucidi e profondi, costituiscono un patrimonio di cui si sentirà a lungo la mancanza. E i suoi libri sulla condizione giuridica dell’ebraismo italiano e sull’“antisemitismo dei poveri”. E ancora il suo impegno per una soluzione pacifica e giusta dell’eterno conflitto mediorientale.

E, infine, come dimenticare la sua ironia, le sue barzellette, a conferma di una personalità ricca, colta, vicina alla gente?

Ma Guido rimane con noi.

 

H.K.