Israele

 

Qiryat Arba, una realtà diversa
Risposta a Sergio Tezza

di Giorgio Canarutto

 

Su Ha Keillah di ottobre 2009 Sergio Tezza ha avuto ampio spazio e l’onore di un’intervista per sostenere la causa dei coloni ed in particolare di quelli di Qiryat Arba. A sostegno del diritto dei coloni a risiedere nei dintorni di Hebron ha citato la presenza di reperti storici che testimonierebbero la presenza ebraica 2-3000 anni fa.

Dice che a Hebron la presenza ebraica sarebbe stata ininterrotta sino agli anni ’30 quando molti ebrei furono uccisi e gli altri cacciati. Sergio, mio compagno di classe alle elementari e alle medie di via Sant’Anselmo, non dice che per secoli le relazioni tra le comunità erano state pacifiche, ma che il clima è cambiato quando i sionisti nazionalisti hanno fatto capire i loro obiettivi. Pochi giorni prima del massacro centinaia di ebrei tra cui membri del Betar di Jabotinski si erano radunati sotto il Muro Occidentale a urlare “il Muro è nostro”(1). Sergio inoltre non dice che molti ebrei furono salvati da famiglie palestinesi.

La presenza degli ebrei a Hebron è dimostrata a partire dal XVI secolo. Se Sergio ha in mente dati archeologici e storici (non inventati) di una presenza continuativa da Abramo in poi, dovrebbe citarli. Ad ogni buon conto sarebbe bene che ebrei, musulmani e cristiani potessero vivere liberamente a Hebron e lì venerare (tutti, musulmani inclusi), il patriarca Abramo, senza temere di essere falciati da un qualche rabbino fondamentalista con il mitra. Il problema palestinese non è far la guerra agli ebrei, ma difendersi dagli occupanti, che installano colonie (su terra, è bene ricordare, confiscata ai palestinesi ), per soli ebrei.

In tutto il testo evita di utilizzare la parola “palestinesi”, per lui sono solo “arabi”, Sergio sembra negare alla radice l’esistenza del soggetto palestinese, qualificando i palestinesi come arabi cerca di presentarci l’occupazione nel quadro di una contrappoizione tra un piccolo Israele ed un grande nemico arabo. Non è probabilmente un caso che non racconti in quali condizioni siano costretti a vivere oggi i palestinesi di Hebron. Provo a farlo io citando un articolo di B’Tselem (2) (l’articolo è del 2007 e la situazione potrebbe essere ulteriormente peggiorata).

 

“Nel corso degli anni, Israele ha stabilito un numero di insediamenti dentro e attorno alla Città vecchia di Hebron, che era tradizionalmente servita come centro di scambio commerciale per tutta la parte meridionale della West Bank. Le autorità israeliane preposte a far applicare la legge e le forze di sicurezza hanno fatto ricadere sulla popolazione palestinese il prezzo della protezione degli insediamenti israeliani nella città. A questo fine Israele ha creato una segregazione legale e fisica tra i coloni israeliani e la maggioranza palestinese.

Questa politica ha portato al collasso economico del centro di Hebron ed ha condotto molti palestinesi fuori dall’area. (…) I palestinesi hanno abbandonato il 41,9% delle case di abitazione ed il 76,6% degli esercizi commerciali. (…)

Gli elementi principali della politica di separazione di Israele sono le severe ed estensive restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi ed il fatto sistematico che le autorità mancano di far rispettare la legge e l’ordine ai coloni violenti che attaccano i palestinesi” (…)

L’esercito ha creato una fascia contigua di terreno nel centro della città, lungo il quale è vietato il transito di veicoli palestinesi. Il centro di questa fascia contiene molte sezioni di strada che l’esercito vieta di usare anche ai palestinesi a piedi. La fascia blocca la principale arteria di traffico nord-sud e quindi incide su tutta la città.

L’estensione delle proibizioni ha portato alla chiusura di centinaia di negozi, in aggiunta a quelli che sono stati chiusi per ordine dell’esercito (…)

Nel corso degli anni, i coloni nella città hanno regolarmente sottoposto i palestinesi ad angherie, qualche volta usando estrema violenza. Durante la seconda intifada hanno effettuato assalti fisici, anche picchiato, qualche volta con bastoni, hanno lanciato pietre, versato loro addosso rifiuti, acqua, cloro, sabbia, bottiglie vuote. I coloni hanno distrutto negozi e porte, commesso furti e abbattuto alberi da frutta. I coloni sono stati implicati in spari, tentativi di travolgere persone, l’avvelenamento di un pozzo, irruzione in case, lancio di un liquido caldo sul viso di un palestinese e l’uccisione di una ragazza palestinese.

I soldati sono generalmente posti in ogni angolo di strada e vicino ai luoghi degli insediamenti, ma nella maggior parte dei casi non fanno niente per proteggere i palestinesi dagli attacchi dei coloni. La polizia manca altresì di far rispettare la legge e raramente assicura alla giustizia gli assalitori. (…)

La politica di Israele ha impatto sulla vita di migliaia di palestinesi violando tra gli altri il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza personale, alla libertà di movimento, alla proprietà, alla salute. Con questa politica Israele viola i suoi obblighi verso la legge internazionale umanitaria, la legge internazionale dei diritti umani e la legge amministrativa e costituzionale israeliana. (…)”

 

Non stiamo andando, come sarebbe auspicabile, verso la fine dell’occupazione. Essa si consolida, si espande e diventa più feroce.

È di qualche mese fa l’incendio di una moschea da parte di un gruppo di coloni. Il rabbino capo askenazita israeliano l’ha paragonata alla Notte dei Cristalli (3). Opporsi all’ingiustizia è difficile; se questa cosa l’avesse detta qualcuno meno importante, ebreo o meno, sarebbe stato subito additata come antisemita.

Ho letto di terreni di proprietà di palestinesi vicino alla colonia di Ofra a cui i coloni impediscono l’accesso recintandoli e lasciando all’interno cani feroci (4). L’intenzione dei coloni è far applicare una legge ottomana per la quale può essere espropriata una terra non coltivata dai suoi proprietari.

Sospetto quale possa essere la posizione di Sergio al riguardo, vorrei ancora sperare che Ha Keillah si pronunciasse contro queste pratiche e l’occupazione. Mi accorgo adesso che introduce l’intervista a Sergio Tezza parlando di territori non occupati, ma… contesi. È sempre peggio.

Nel settembre 1967 il consigliere legale del governo israeliano Theodor Meron aveva scritto al ministero degli esteri ed all’ufficio del primo ministro israeliano che gli insediamenti nei territori occupati avrebbero violato espressamente la IV Convenzione di Ginevra che asserisce: “La potenza occupante non deporterà né trasferirà parte della sua popolazione all’interno del territorio che occupa”. Meron scriveva anche che Israele doveva rispettare la convenzione di guerra dell’Aia del 1907, per la quale “la proprietà privata non può essere confiscata”(5).

L’occupazione dei territori esercitata dai coloni tra i quali contiamo Sergio Tezza è illegale e si concretizza in continui soprusi a danno dei palestinesi. Esorto Ha Keillah a ricordarlo e a non far finta che l’occupazione ed i soprusi non esistano o siano tutto sommato accettabili.

 

Giorgio Canarutto

 

(1) Segev Tom (2000). “One Palestine, Complete: Jews and Arabs Under the British Mandate”. Metropolitan Books. pp. 314–327.

(2) B’Tselem, Joint report with The Association for Civil Rights in Israel, Summary, May 2007, <http://www.btselem.org/english/Publications/Summaries/200705_Hebron.asp>

(3) Anshel Pfeffer, “Chief rabbi: Palestinian mosque burning harkens to Kristallnacht”, Haaretz, 14/12/2009, <http://www.haaretz.com/hasen/spages/1134975.html>

(4) Dan Izenberg, “Yesh Din: Ofra uses dogs to keep Palestinians off their own farmland”,YnetNews 17/12/2009, <http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1260930892792&pagename=JPost/JPArticle/ShowFull>

(5) Gershom Gorenburg et al, “The Accidental Empire”, 2006 in
<http://www.fmep.org/analysis/analysis/israeli-government-legal-advisor-wrote-in-1967>