Memoria

 

Gli ebrei di Caprino

di Benedetto Terracini

 

La Comunità Ebraica di Torino ha aperto le celebrazioni delle giornate della memoria 2010 il 18 gennaio, con la proiezione del documentario di Ruben Rossello sui fuggiaschi in Svizzera nel 1943, andato in onda nella televisione svizzera.

È un documentario assai interessante e toccante (ancora più toccante deve essere stato, per Simone e Sandra Fubini, ripercorrere la strada e i tempi della fuga della loro intera famiglia, i primi giorni di dicembre 1943). Peculiari in primo luogo le circostanze che hanno portato alla produzione del documentario: il reperimento casuale, presso gli Archivi Federali di Berna, dei libri mastri del posto di frontiera di Caprino, sul lago di Lugano. In questa dogana Svizzera, dopo l’8 settembre 1943, diversamente da molti altri posti di frontiera, venivano registrati nei libri maestri i connotati tanto degli ebrei (ed altri fuggiaschi) cui veniva consentito l’ingresso in Svizzera quanto di quelli per i quali veniva deciso il respingimento. In totale 150 persone: 97 accettate e 53 respinte. Nove di queste ultime, in breve tempo, finirono ad Auschwitz, ne tornarono due; uno era mio zio Leonardo Debenedetti (compagno di Primo Levi nel viaggio di ritorno nel 1945), mentre di sua moglie Iolanda non è rimasta traccia dopo essere scesa dal treno che l’aveva portata alla rampa di Birkenau. Altri respinti a Caprino nei giorni successivi si sono presentati ad altri posti doganali, dove è stato loro consentito di entrare in Svizzera.

Ruben Rossello ha fatto un ottimo lavoro (ma non sarebbe possibile proiettare questo documentario nella televisione italiana?) Ha dimostrato un grande rispetto per le persone. Gli eventi sono ricostruiti per data di calendario, lungo un periodo di diversi mesi. La loro tragicità è accentuata dall’alternanza con immagini della tranquillità invernale del lago di Lugano.

Il documentario mette bene in evidenza come molto venisse lasciato all’imponderabile. In quelle settimane, nella precisissima Svizzera, le istruzioni che venivano date ai posti doganali per decidere chi accettare e chi respingere erano contraddittorie, mutavano da un giorno all’altro e si prestavano a interpretazioni non univoche. Chi poteva entrare un giorno, forse non avrebbe potuto farlo il giorno dopo, e viceversa. Leonardo e sua moglie non avevano figli e questo è stato il motivo formale della loro espulsione. Se avessero dichiarato di essere genitori di uno dei bambini del gruppo con il quale erano arrivati a Caprino nessuno avrebbe potuto dimostrare il contrario e sarebbero stati accettati dalle guardie di frontiera svizzere. Il loro destino è stato segnato dal fatto che in quel giorno, e in quel posto e davanti a quei gendarmi di frontiera, essi appartenevano alla categoria degli “inaccettabili”.

La fragilità e inconsistenza delle definizioni intese a discriminare tra “accettabili” e “inaccettabili” peraltro sono costanti nella storia dell’epoca. In Italia, l’aberrazione inizia con il Regio Decreto Legge 1728 del 17 novembre 1938, con le demenziali (ed impraticabili) definizioni di chi appartiene e chi non appartiene alla “razza ebraica” e le distinzioni a favore degli ebrei che potevano vantare meriti patriottici (distinzioni che - incidentalmente - mettevano in discussione tutto l’impianto del discorso della centralità della razza).

Dal documentario di Rossello emergere una contraddizione che dà da pensare: un paese sostanzialmente democratico (come era ed è la Svizzera), applicando norme non prive di logica e legittimità (perché in fondo tutti i paesi del mondo regolamentano in qualche modo l’immigrazione), si è trovato di fatto a rendersi corresponsabile delle politiche aberranti dei paesi non democratici. L’attualità della contraddizione è ovvia, soprattutto nel nostro paese. Nessuno ha dato una risposta a Mario Pirani, che - su “Repubblica” del 18 maggio - ha provocatoriamente domandato quale differenza vi sia tra l’immigrazione preclusa agli ebrei che cercavano di uscire dall’Europa occupata dai tedeschi e il riparo ora negato ai fuggiaschi dal Darfur o dalla Somalia.

 

Benedetto Terracini