Libri

 

Ogni bambino ha un nome...

di Bruna Laudi

 

Questo il sottotitolo del Libro della Shoah. Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano hanno voluto dare un’identità ai bambini rinchiusi prima nei ghetti, poi deportati ed uccisi. Non coi numeri (enormi, inimmaginabili) ma raccontando storie di qualcuno di loro, coi suoi diari, i suoi disegni, le sue poesie.

Nel chiedersi se “tutto questo materiale raccolto per il Giorno della Memoria e l’emotività che suscita possa in qualche modo superare i confini della celebrazione per divenire una via di comprensione su certi aspetti della nostra vita” le autrici si dicono convinte che, malgrado il contesto storico diverso che si presenta all’inizio del terzo millennio, “la conoscenza di quel periodo e dei meccanismi che portarono all’ascesa del nazifascismo - e conseguentemente alle deportazioni - può offrire una profonda comprensione delle realtà umane, di una storia passata ma non dimenticata che propone chiavi di lettura per la società attuale e il futuro”.

Il libro, la cui struttura è stata concepita in modo da avvicinarsi ai nuovi stili di apprendimento derivati dall’uso di strumenti multimediali (ovvero di tipo analogico e non sequenziale come per le generazioni passate), è un modello di riferimento ricco ed originale per chi vuol fare avvicinare i ragazzi in modo articolato ad una parte tanto importante della storia del novecento non limitandosi ai fatti ma cercando di entrare nella vita delle persone. Esso è frutto di collaborazione esemplare fra due insegnanti con esperienze professionali e culturali diverse a cui si sono affiancati autorevoli studiosi come Marco Brunazzi, Alberto Cavaglion, Anna Foa e Brunetto Salvarani. Le illustrazioni di Marc Chagall, Emanuele Luzzati, Sergio Terzi (Nerone) e Valeria De Caterini fanno da corollario al testo che include anche il contributo letterario di Lia Levi e di Uri Orlev. Da sottolineare, tra l’altro, il prestigioso contributo di Rav Roberto Della Rocca, che spiega l’importanza dell’educazione nell’ebraismo e dà testimonianza di un mondo vivo e attivo, contrapposto all’idea di popolo antico, ormai scomparso. Questo principio si coniuga con un altro concetto chiave espresso nel libro, quello di “Resilienza”, definito come resistenza pedagogica, cioè la costituzione di reti pedagogiche clandestine come resistenza all’espropriazione e alla liquidazione dell’individuo.

L’opera, che potremmo definire ricca profonda e moderna, si rivolge in prima istanza a genitori, agli educatori ed ai bibliotecari; la struttura elaborata permette al lettore di muoversi al suo interno come se fosse un ipertesto suddiviso in sezioni tematiche collegate tra di loro:

- narrazioni (racconti, simulazione di un blog ed un’intervista)

- vissuti attraverso testi (importanza dell’educazione nell’Ebraismo, storia del ghetto di Lódz, descrizione della fortezza e del ghetto di Terezín, testi di canzoni del periodo fascista) e immagini (illustrazioni e fotografie)

- laboratorio (schede storiche e cronologie, mappe, glossari, percorsi di lettura creativa, bibliografie, filmografie e musica).

Parafrasando l’Haggadàh di Pesach si potrebbero individuare tre tipi di insegnanti destinati ad avvalersi di questo testo: il saggio, il superficiale ed il semplice.

Il saggio leggerà con attenzione il libro e prenderà alcuni spunti per elaborare percorsi originali sulla base delle sue letture, delle sue esperienze e della sua competenza. Coinvolgerà i colleghi per affrontare il lavoro in modo pluridisciplinare. Saprà cogliere analogie, continuità e discontinuità col presente, guidando i ragazzi ad una riflessione critica sul passato e sulla realtà attuale.

Il superficiale, stanco della ritualità “imposta”, ma costretto da problemi di immagine ad adeguarsi, inizierà a sfogliare distrattamente il libro, cercando brevi percorsi precostituiti da riprodurre in classe. È probabile però che l’aspetto iconografico, gli inserti di approfondimento, i richiami storici, lo invitino ad una seconda lettura più consapevole e lo aiutino a superare il pregiudizio verso una commemorazione che considerava rituale e ripetitiva.

Il semplice, infine, si limiterà a far leggere i testi o le canzoni, facendo leva sui buoni sentimenti dei bambini, ma troverà comunque materiale per rispondere alle loro eventuali domande in merito e per trovare risposte ai suoi interrogativi inespressi.

Per tutti comunque sarà una fonte preziosa di informazione e riflessione.

 

Bruna Laudi

 

Sarah Kaminski - Maria Teresa Milano, Il libro della Shoah. Ogni bambino ha un nome…, Edizioni Sonda, Casale Monferrato 2009 - € 19