Libri

 

Barbari nel secolo XX

di Reuven Ravenna

 

È stata una sorpresa. Da Lionella e Giuseppe Viterbo, in occasione dell’ultimo nostro incontro a Rehovot, divenuto un tradizionale scambio di notizie e di riflessioni, ho appreso della pubblicazione di uno scritto di infanzia di Leo, che poi mi è pervenuto qualche giorno addietro. Letto tutto in un fiato, sono rimasto in un turbine, e non esagero, di memorie, di sentimenti e, soprattutto, di stupefazione. Leo Neppi Modona, che conobbi da adulto negli anni “favolosì” della mia militanza nella vita giovanile ebraica e nelle periodiche puntate fiorentine, polemista acre e spesso amaro in un contesto generale e comunitario che mi appare ora ben lontano per i decenni trascorsi, mi si ripresenta come cronista precocissimo di giorni vieppiù drammatici del suo e del nostro passato. Dall’anno dell’esclusione fino ai drammatici momenti della caccia all’Ebreo divenuto preda inerme della barbarie. Leggendo queste pagine stento a credere che siano state scritte da un bambino (Leo è nato nel ’32) fino alla prima adolescenza se non avessi, fedele testimonianza, la fotocopia di pagine del quaderno e la nota di Caterina Del Vivo che conferma le leggere correzioni del testo. Cronaca-diario dell’esistenza di un figlio della borghesia ebraica fiorentina che in tenerissima età per dono di natura apprende prima la lettura e successivamente l’esternazione dei propri sentimenti tramite la scrittura, a confronto di una realtà che ai suoi occhi infantili è fatta di piccoli avvenimenti quotidiani con lo sfondo di quelli maggiori. I giochi e il contatto con la natura nel contado fiorentino si intrecciano con la cacciata del padre dall’insegnamento, con l’esclusione degli allievi ebrei dalle scuole pubbliche e con il congedo delle fedeli collaboratrici domestiche conservando, fino al precipitare degli eventi nel fatidico autunno del ’43, un’atmosfera abbastanza tranquilla, osservati con stile sobrio e, a volte, con una maturità di adulto. Scenette aventi a protagonisti amichetti e adulti, con artifizio letterario chiamati con nomi fittizi, di stampo ebraico-fiorentino, che mi richiamano esempi di prosa toscana che il bimbo Leo, lettore instancabile, avrà certamente conosciuto. Non potendo disgiungere la lettura del libro dal ricordo personale, mi rivedo nella casa Neppi Modona di via De’ Banchi, accolto da quella luminosa figura di scholar e di anima profondamente ebrea che fu il Professor Aldo, armoniosa sintesi di mondi, epigono di quella rinascita ebraica fiorentina a me tanto cara, e dalla Signora Rachel, dalla luminosa personalità sefardita, e mediterranea, trasmessa in tutto alla figlia Leonella, per intrattenermi poi nella biblioteca di Leo, sfogliando le numerosissime pubblicazioni che attiravano la mia attenzione o scambiandoci giudizi sull’attualità, ebraica o no. O ritrovo nella stragrande maggioranza dei personaggi dei “Barbari” parenti o conoscenti, parte integrante del mio quarto fiorentino, di cui vado fiero.

La cronaca di Leo si ferma agli inizi della clandestinità. Negli ultimi capitoli egli registra, forse, l’ultimo incontro nel tempio di Via Farini prima della tragedia, i discorsi dei grandi a commento smarrito delle notizie che giungono da Roma. Da Lionella veniamo a sapere come l’angosciante passaggio da un nascondiglio all’altro per fuggire dall’incombente mortale pericolo abbia letteralmente segnato nel corpo e nello spirito il dodicenne Leo, che fu colpito traumaticamente da quella malattia che lo finì a cinquantaquattro anni. Eppure questa esistenza, uscita dalla persecuzione e dall’esclusione, fu contraddistinta da una sofferta proclamazione di ideali di fratellanza e di sensibilità sociale, e nobilitata da un impegno culturale di primo ordine: lo studio e l’insegnamento di particolari aspetti della civiltà francese - simboleggiati, per così dire, nei lasciti della biblioteca cagliaritana - e dell’archivio presso il Gabinetto Viessieux a Firenze, segni tangibili di una eredità da conservare.

Aggiungo, con commozione, un mio sentimento a lettura conclusa: l’immagine del bambino Leo con occhi che ci osservano, ancora immuni dai terribili colpi della vita.

 

Reuven Ravenna

 

Leo Neppi Modona, Barbari nel secolo XX. Cronaca familiare, (settembre 1938 - febbraio 1944), Aska Edizioni, Firenze 2010