Libri

 

Sinagoghe nel Piemonte

di Giulio Disegni

 

Un libro di architettura che non è solo architettura, fotografie che non sono solo fotografie, parole che vanno al di là del loro significato, senza limiti di spazio e di tempo. Stiamo parlando del volume Parole, immagini, oggetti e architetture delle sinagoghe piemontesi di Franco Lattes e Paola Valentini sulle sinagoghe piemontesi (Allemandi Editore), un libro importante, da leggere e da guardare, che sta in bilico tra il saggio documentario, la descrizione affettuosa di case di preghiera che sono monumenti di bellezza e di intima religiosità, il libro fotografico e la storia di una presenza secolare, duratura e altera.

“Perché occorre una casa che serva apposta per la preghiera? - si interroga rav Alberto Somekh nel saggio introduttivo La sinagoga: uno spazio in funzione del tempo - L’importanza non risiede nell’edificio materiale. L’edificio sacro non è una casa per Dio, bensì per l’Uomo, un luogo nel quale l’uomo può incontrare Dio. Dio non ha bisogno di una casa. È la casa di Dio nella misura in cui è la casa dell’uomo. Dio fa risiedere la sua presenza in questa casa al fine di rendere possibile l’incontro con l’Uomo”. Ecco dunque che emerge il punto nodale della ricerca condotta dagli autori: la sinagoga ha un’importanza fondamentale nella storia dell’esilio ebraico. Sia essa ricca e sfarzosa o più verosimilmente raccolta e intima, la sinagoga nel Piemonte come altrove costituisce un centro fondamentale nella vita degli ebrei, uno spazio in cui si prega e ci si incontra e nel quale il tempo sembra essersi fermato.

Le intenzioni di partenza degli architetti Lattes e Valentini sono quelle di presentare al pubblico dei lettori (e dei visitatori) innanzitutto un gioiello, ossia la Sinagoga settecentesca di Carmagnola, riportata a miglior vita dopo un attento restauro che ne ha non solo conservato l’aspetto originario ma valorizzato ed esaltato le bellezze intrinseche. Da questo spazio raccolto e quasi segreto, si diparte un viaggio nel ricco panorama del Piemonte ebraico, forse una delle regioni in Europa più dense di testimonianze preziose, diverse l’una dall’altra e tutte bellissime, segno di una presenza ininterrotta di quasi 600 anni.

Il leitmotiv del libro è dettato dalla riflessione che “in quegli ambienti e in quegli arredi resta custodita la ricchezza e la complessità implicita nel concetto di differenza”. Ed è davvero così, basta entrare nella sinagoga di Carmagnola per rendersene conto: un luogo sereno e raccolto, dove la nostalgia e la differenza la fanno “da padrone”, in un contesto che più bello e particolare è difficile immaginare.

Nel libro ogni sinagoga del Piemonte è descritta nella sua storia, nei suoi arredi, nei restauri di recente subiti: ne esce un mondo, unico e rarefatto, dove generazioni di ebrei si sono incontrate, hanno pregato, hanno studiato, hanno discusso, hanno vissuto momenti lieti e drammatici, raccontati anche dai banchi di preghiera e dai lampadari, dall’Aron ha Qodesh e dalla Tevà che in ogni Tempio sono un tutt’uno con i soffitti e le pareti, i pavimenti e le sedie. Sale di preghiera, molte ormai non più frequentate, dove la storia è sempre stata protagonista insieme al rito, “un rito che tuttora viene officiato e che comporta necessariamente il pensiero e l’azione di persone, espressioni concrete di una presenza umana che è necessaria a ricostruire il nesso tra le antiche sinagoghe del passato e gli ebrei della contemporaneità”.

Questa ambientazione ricca e intensa ci è restituita dalle immagini di tutte le sinagoghe esistenti sul territorio piemontese, le quali costituiscono ormai una rete unica di notevole interesse non solo per gli ebrei ma anche per turisti e studiosi, e che hanno la possibilità di aprirsi ancor oggi, sia pur sporadicamente, al loro ruolo principe di luogo di preghiera.

In appendice alle storie e alle immagini delle sinagoghe piemontesi ancora presenti si confrontano tre diversi sguardi, tre diversi modi di percorrere lo spazio sinagogale, con possibilità di lettura ogni volta secondo una particolare direzione; gli sguardi sono quelli di Monika Bulaj, Daria de Benedetti e Giovanni Battista Maria Falcone, tre fotografi che hanno fissato con i loro obiettivi tre sinagoghe: quelle di Casale Monferrato, di Saluzzo e di Asti. E la duttilità delle fotografie sta nell’assumere in ogni situazione prospettive diverse che richiamano le singolarità tipica delle sinagoghe: “non schemi rigidi, fissati una volta per sempre, ma nuclei vitali che si costituiscono per successivi adattamenti, che seguono le esigenze imposte dal contesto storico e ambientale”.

In una linea analoga, il restauro non è qui concepito solo come ripristino conservativo dei luoghi, ma come vera e propria riflessione su che cosa questi luoghi hanno rappresentato e continuano a rappresentare. E dello stesso segno appare l’elemento caratterizzante di tutto il volume: la passione messa dagli autori nel descrivere un universo che non è e non deve essere un museo, ma deve offrire il senso della memoria e dei legami che, uniti agli oggetti e alle parole, ai materiali e alle presenze umane, restituiscono la ricchezza e la complessità di un’identità religiosa, culturale e storica nella quale il concetto di differenza è una qualità di cui andare fieri.

 

Giulio Disegni

 

F.Lattes - P.valentini - Parole, immagini, oggetti e architetture delle sinagoghe piemontesi - Umberto Allemandi & C. - settembre 2009 - pagg. 208 - € 30