Convegno

 

Pluralismo nella società e pluralità nell’ebraismo

 

Documento di discussione

 

Il problema

Gli ebrei, nel corso di una lunga storia, si sono trovati, in diversi periodi e in molti luoghi, a dover difendere la loro tradizione, la loro cultura, la loro religione, sé stessi. Hanno visto spesso negato il valore della propria specificità: sono stati umiliati, denigrati, disprezzati, isolati e, infine, perseguitati fino al progetto di uno sterminio totale.

Solo nel Novecento, dopo la Shoah, sono venute a crearsi due condizioni concomitanti di affermazione dei diritti e tutela della sopravvivenza di una collettività, piccola nei numeri, ma significativa per il contributo al pensiero e alla convivenza civile. Ciò grazie a:

- l’affermarsi, in Occidente, della nozione e delle pratiche proprie dello Stato di diritto, laico e pluralista, fondato, in genere, su Costituzioni, garante delle diversità in un sistema di regole condivise;

- la nascita dello Stato di Israele che rappresenta un riconoscimento formale, istituzionale, giuridico degli ebrei quale “nazione”.

Tali condizioni hanno determinato la trasformazione inedita di una minoranza che - nelle molte diaspore - ha ricercato le forme idonee per una partecipazione democratica e una salvaguardia della propria identità; mentre - nella neonata Israele - ha teso a definire il carattere ebraico dello Stato nel rispetto, non semplice, delle minoranze in esso presenti.

In entrambi i contesti si è realizzato un particolare processo di “nation building”, che ha assunto forme diverse, seppure legate tra loro sia nella dimensione culturale e affettiva, sia nella ricerca delle forme regolative della convivenza civile tra comunità diverse (di minoranze con maggioranze nelle realtà diasporiche, di maggioranza con minoranze altre in Israele). Analogamente, l’ebraismo doveva confrontarsi al proprio interno, tra forme molteplici di intendere l’ebraismo stesso quale esperienza, lealtà, fedeltà, religione, tradizione.

Con la nascita di Israele, l’identità ebraica nel mondo ha assunto forme molteplici: quella politico-nazionale (in Israele); quella religioso-diasporica; quella, infine, di ebrei che tendono a integrarsi in società occidentali che si evolvono pur con fatica verso forme multiculturali e alla cui vita civile e politica essi partecipano, mantenendo legami di appartenenza alla storia ebraica, alla tradizione di fede, alla terra e allo Stato di Israele.

In Italia, nel corso degli ultimi venti anni si è assistito nel mondo ebraico a una benefica, generale teshuvà, che ha fatto scoprire a parecchi ebrei il valore della propria cultura e del “ritorno” alle tradizioni, al di là del formalismo del rito. Ma uno sguardo attento alla storia concreta degli ebrei dovrebbe indurre a concludere che anche l’ortodossia si è manifestata in forme articolate e dialettiche. Forme di pensiero e comportamenti monolitici, totalizzanti, lontani dall’ apertura al confronto dialettico sono di fatto estranei all’ebraismo: esiste il rischio concreto che l’assenza di una pluralità vera allontani moltissime persone, non soltanto i giovani, dalla partecipazione alla vita attiva delle Comunità.

Vi è poi il problema del rapporto nuovo e, in alcuni casi, “organico” con la politica e con specifiche forze e partiti. In particolare, si è formata in anni recenti una alleanza impropria fra parte del mondo ebraico, la destra politica del paese e la Chiesa cattolica in nome della difesa acritica di Israele e della comune avversione all’Islam nell’illusione che tale filosemitismo - spesso strumentale e provvisorio - difenda il futuro degli ebrei e combatta l’antisemitismo.

La sfida presente risulta essere, per questo, quella di capire in che modo garantire la convivenza tra sensibilità diverse e, a volte, in contraddizione radicale tra loro. Su questo terreno le questioni riguardano le forme possibili del rapporto delle comunità al loro interno e delle comunità fra loro e il come costruire un paradigma culturale alla base di una “democrazia plurale”, nella quale al “pluralismo” tra le diverse comunità faccia da contraltare un rispetto per la “pluralità” delle identità in ciascuna comunità.

 

La proposta

La nozione di “democrazia plurale”, sopra definita, fondata sul rispetto tra culture, religioni, tradizioni, sensibilità, presuppone la coerenza tra il rispetto richiesto da ogni comunità, soprattutto di minoranza, nel nostro Paese, e il rispetto dovuto, in ogni comunità, ai suoi aderenti, indipendentemente dalle identità individuali.

La questione ha una relazione diretta con il tema della laicità, idea guida nella costruzione di ogni società interculturale. Tale valore, per l’ebraismo, data la peculiarità della sua storia, appare assolutamente prioritario.

Laico, si legge su un importante dizionario della lingua italiana (De Mauro) è colui “… che non appartiene al clero; che non ha alcun grado nella gerarchia della Chiesa cattolica … che auspica l’autonomia da qualsiasi forma di ingerenza ecclesiastica… che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico …”.

Nello stesso testo, alla parola “ateo”, troviamo scritto: “chi nega l’esistenza di Dio”. Partendo da questo chiarimento, è possibile stabilire due diverse relazioni tra termini antitetici: tra “ateo” e “credente”, per indicare due modi antagonisti di porsi di fronte alla fede; tra “laico” e “clericale”, per indicare due modi antagonisti di porsi di fronte al governo della società civile.

Si può essere, paradossalmente, atei e clericali, non essendo dei credenti, ma ritenendo che autorità religiose debbano stabilire i valori di riferimento e le modalità di regolazione dei fatti di interesse pubblico. Analogamente si può essere credenti e laici, ritenendo che la dimensione della fede abbia un proprio ambito d’azione e che la società debba essere regolata sulla base di convenzioni che tengano conto delle diverse sensibilità.

L’idea del rispetto per la coscienza di ogni persona o comunità si fonda sul riconoscimento della comune ricerca delle basi etiche della vita e del suo significato ultimo e richiede un ampio e delicato margine d’azione affinché ciascuno possa seguire i propri dettami morali, senza che la supremazia di un credo sovrasti gli altri, nelle regole comuni della convivenza.

Il postulato da cui muove una cultura laica è quello teso a favorire l’interazione fra le culture; riflettendo su sé stesse, culture diverse possono costruire insieme - eventualmente imparando l’una dall’altra - quanto è utile per interpretare, affrontare, migliorare le condizioni di vita sociale di tutti. Da ciò lo stretto legame tra laicità e pluralismo.

Tale dinamica tra i due aspetti è possibile se ogni cultura e comunità riconosce le altre in una relazione orientata alla ricerca di soluzioni giuste ai problemi della convivenza, senza richiedere rinunce aprioristiche ai propri ideali e valori. Ciò vale anche nel riconoscimento delle differenze esistenti all’interno di una data comunità.

La discussione che proponiamo riguarda il pluralismo tra le comunità e la pluralità delle forme identitarie nelle comunità, con riferimento alla specificità di quelle ebraiche.

 

Il percorso

La democrazia ha, nella neutralità dello Stato e nel rispetto per tutte le credenze, religiose e non, un presupposto indispensabile: non si limita ad accettare il pluralismo ma lo richiede come sua peculiarità e necessità. Ciò è, del resto, presente nella stessa “Carta universale dei diritti dell’uomo” e fa parte dei principi ribaditi in più articoli nell’ambito della Costituzione repubblicana.

La laicità non è semplicemente un modus vivendi, ma un’adesione profonda a un regime di libertà e ai suoi principi. La laicità ritiene auspicabile che la comunità politica non si identifichi in una sola concezione etica. Per questo, la neutralità dello stato tra le diverse concezioni è condizione complementare del rispetto delle diversità tra comunità e nelle comunità, quali condizioni ineliminabili della democrazia.

Le questioni etiche, in particolare, non esulano dallo spazio del dibattito politico, poiché il diritto è una fonte essenziale di indicazioni normative legittimate da un soggetto pubblico. Ciò vale in modo inequivocabile in relazione a due questioni che rivestono, anche per l’ebraismo, un particolare rilievo:

- la prima è costituita dall’attribuzione di poteri, dei quali lo Stato è titolare, a soggetti terzi, organi decentrati dello stesso o soggetti privati che operano in forme sussidiarie rispetto a quelli pubblici (per esempio scuole, ospedali o altre istituzioni assistenziali);

- la seconda è costituita dalle questioni eticamente sensibili come oggetto di regolazione normativa. Si tratta in primo luogo delle tematiche che attengono la vita e la morte, la sessualità e la malattia, dall’aborto alla procreazione assistita, dall’accanimento terapeutico al testamento biologico, dall’eutanasia all’autodeterminazione del paziente al consenso informato, dai diritti dei single a quello degli omosessuali.

Nel caso degli ebrei, a tali questioni se ne aggiungono altre due, complementari:

- come possono convivere posizioni diverse verso le varie forme di ebraismo, Israele, il rapporto fra esso e la Diaspora, gli schieramenti politici nazionali?

- le diverse espressioni che l’ebraismo sta assumendo in Italia e nel mondo, su un piano individuale e collettivo (matrimoni misti, conversioni) vanno viste in una prospettiva rigoristica e di fatto repulsiva, o riconosciute come dato ineludibile di un processo storico e culturale con cui confrontarsi? Le forme di ebraismo sembrano essere potenzialmente infinite: l’ebraismo sembra destinato a non perdere la sua dimensione fatta di “diaspore” e a sopravvivere come “nomadismo” nel tempo e non nello spazio.

Il percorso che si intende iniziare con questo documento è lungo, poiché riguarda il futuro e la stessa esistenza della nostra comunità: lo scenario che si apre per gli ebrei ha molte analogie con quanto si profila, nella globalizzazione, per molte culture e molti popoli.

Il Convegno di studio su “Pluralismo nella società e pluralità nell’ebraismo” vuole essere un primo momento di confronto, nel quale trovino pari cittadinanza voci, persone e sensibilità differenti, di credenti, non credenti, diversamente credenti.

Gruppo Martin Buber
Ebrei per la pace

 


 

 

Programma del Convegno
Il Pitigliani, Via Arco dei Tolomei 1 - 00153 Roma

21 marzo 2010

 

Sessione 1 - h. 10-13

Il pluralismo nella società italiana

Lettura del messaggio augurale del Presidente Emerito, Sen. Carlo Azeglio Ciampi

Presiede e coordina: Saul Meghnagi

Intervengono:

Furio Colombo, Giornalista
Pluralisti, multiculturalisti, multietnici

Sergio Lariccia, Docente di Diritto Amministrativo, Università di Roma
Democrazia, pluralismo e laicità in Italia

Clotilde Pontecorvo, Docente di Psicologia dell’educazione, Università di Roma
Laicità delle istituzioni, laicità nella formazione

Amos Luzzatto, ex Presidente dell’Unione Comunità ebraiche italiane
Pluralità di ebraismi o pluralismo ebraico?

 

Dibattito

 

Sessione 2 - h. 15-18,30

Pluralità nell’ebraismo: idee, modelli, esperienze

Presiede e coordina: Giorgio Gomel

Intervengono:

Anna Foa, Docente di storia moderna, Università di Roma
La società ebraica italiana dopo l’Emancipazione: pluralismo ebraico e rapporti con il mondo esterno

Marcello Massenzio, Docente di storia delle religioni, Università di Roma
Elie Wiesel. Elogio dell’inquietudine

Esther Benbassa, Docente di storia, Ecole des Hautes Etudes, Parigi
Il giudaismo francese fra pluralismo
e conservatorismo

Paola Di Cori, Studiosa di studi culturali
Ebraismo: cosmopolitismo, pluralismo, multiculturalismo

 

Dibattito

 

Tavola rotonda: quali prospettive per l’ebraismo italiano?

Modera: Piero Di Nepi

Intervengono:

Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione Comunità ebraiche italiane

Bruno Segre, Direttore del periodico di vita e cultura ebraica Keshet
Quale strada fra ortoprassi (Scilla) e condizione marrana (Cariddi)?

Gianfranco Di Segni, Collegio Rabbinico Italiano e Consiglio Nazionale delle Ricerche
Ortodossi, riformati,
conservative, altri: è possibile una convivenza?

Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica di Roma
Comunità ebraiche: ebraismo a due velocità?

Ugo Volli, Presidente di Lev Chadash
Pluralismo o dispersione?

 

Si prega di confermare la propria partecipazione all’indirizzo seguente: pluralismo21marzo@pitigliani.it

 

Centro Ebraico Pitigliani

Gruppo MartinBuber
Ebrei per la pace