Rav Eliahu Birnbaum

 

Di tutti e per tutti

Intervista a Rav Eliahu Birnbaum, Rabbino Capo di Torino

 

Quali impressioni ha avuto della comunità di Torino?

 

Quella di Torino è una comunità con una lunga grande storia e con un lungo grande futuro. La comunità dispone di un’eccellente struttura comunitaria, di servizi, istituzioni e soprattutto di famiglie e persone molto simpatiche e molto interessate ad approfondire la propria identità ebraica.

 

 

In che cosa è simile e in che cosa è diversa dalle altre comunità ebraiche che ha conosciuto?

 

Uno dei privilegi che mi dà il mio lavoro è di poter visitare comunità ebraiche in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda al Guatemala, dalla Polonia all’Argentina. Le visite nelle diverse comunità mi insegnano molto e mi danno una prospettiva assai ampia del mondo ebraico.

La verità è che non esistono due comunità uguali tra di loro; ognuna ha le sue caratteristiche. Così come non ci sono due persone identiche, non ci sono neanche due comunità uguali.

Credo che la grande differenza tra la comunità di Torino e le altre comunità del mondo stia nel legame dei suoi membri con la loro lunga storia. In molte altre comunità del mondo, dove sono arrivati un centinaio d’anni fa, gli ebrei non hanno una vera storia nel paese in cui vivono. La storia non è solo un elemento informativo ma anche formativo; essa forma parte dell’identità torinese e piemontese. La componente storica è parte importante nell’identità, ma talvolta può anche essere anche pericolosa, perché non permette di sviluppare il presente ed il futuro ma permane nel passato, e il solo passato non è sufficiente a mantenere e a sviluppare l’identità ebraica.

 

 

Quali sono i punti di forza della comunità e quali i problemi più urgenti da affrontare?

 

Il punto di forza è che oggi la comunità sente che siamo in un momento di transizione, che dobbiamo lavorare tutti insieme per avere una comunità migliore, con maggior partecipazione, maggior forza e maggior tradizione ebraica. Sento realmente che la gente ha una gran volontà di crescere.

Il problema urgente che la comunità deve affrontare è di invitare tutti gli ebrei di Torino e del Piemonte che sono assenti. Ogni volta ascolto sempre più persone, uomini e donne di differenti età, ebrei che per diversi motivi non sono oggi parte della comunità. È nostra responsabilità l’avvicinare quegli ebrei. Una comunità e un rabbinato sono responsabili per ogni ebreo lontano. Non possiamo permetterci che un solo ebreo in Piemonte resti fuori dalla comunità. Il nostro obiettivo è aprire le porte, perché ogni ebreo senta che la comunità è la sua famiglia e la sua casa.

 

 

 

Quali progetti e attività saranno portati avanti nei prossimi mesi?

 

Nelle ultime settimane stiamo avviando nella comunità dei nuovi progetti. Sono prevalentemente progetti educativi, con l’obiettivo di rafforzare l’identità ebraica in tutte le generazioni ed offrire a tutti i membri della comunità più significato ebraico e un senso di appartenenza alla comunità stessa. Il pensiero che mi guida è: “La comunità è di tutti ed è per tutti e l’ebraismo è di tutti ed è per tutti”.

Tra i progetti troviamo “Atid”: scuola di Bar Mitzwà e Bat Mitzwà per ragazzi. Questi corsi iniziano due anni pri­ma della data del Bar Mitzwà o Bat Mitzwà. I ragazzi studiano argomenti di tradizione ebraica, storia, identità, mitzwot, mihaghim, ecc. Il segan rav Avraham De Wolf è il coordinatore di questo progetto

È iniziato anche il progetto “Morashà”, a cui partecipano circa 25 giovani che ogni settimana studiano per tre ore tradizione, Torah, storia, ecc. … È un vero piacere vedere tutti giovedì questi giovani che vengono in comunità e studiano Torà con tanto interesse e motivazione.

Abbiamo cominciato inoltre il “Forum dei dialoghi sull’ebraismo”; a Shabbat, dopo il kiddush, presentiamo temi centrali nella vita di una comunità e di un ebreo, per studiarli ed analizzarli insieme. Durante i Motzaei Shabbat ha avuto inizio un “forum di discussione su questioni del nostro tempo e generazione” nell’ambito della Scuola Rabbinica Margulies Disegni. L’obiettivo di questo forum è di analizzare temi attuali del mondo contemporaneo attraverso la prospettiva dell’Halakhà.

E stato avviato alla Scuola Ebraica un progetto che si chiama “morim lomdim”. Io tengo personalmente incontri di studio con le morot di materie ebraiche. Per esempio, il tema che stiamo studiando ora è “che cos’è l’educazione ebraica?”

Così pure abbiamo rilanciato lo “Shabbat shalom bambini”, tefilà della mattina di Shabbat per i nostri figli e figlie, sotto la responsabilità di Chen e Chananel, i nostri cari ragazzi Ben Ami.

In generale considero siano di grande importanza tutti i temi di studio ed educazione nella nostra comunità. Non solo per persone che hanno una buona conoscenza di Torà, o che sono religiose, ma per ogni ebreo in Piemonte. Lo studio della Torà è il nostro legame reale con la tradizione ebraica. Solo se studiamo la Torà e l’ebraismo possiamo trovare il significato e la validità della nostra Torà nell’attualità. Lo studio della Torà è come un’azione vivificante ed esistenziale che ci consente di comunicare con la Torà ed ascoltare le voci e i messaggi della tradizione nei nostri giorni.

 

 

In particolare, come sarà sviluppata l’attività della scuola rabbinica Margulies Disegni?

 

Uno dei miei obiettivi più importanti è di rinnovare e rafforzare l’attività della Scuola Rabbinica Margulies Disegni. Il rabbino Somekh ha dedicato anni di intenso lavoro e impegno alla Scuola, ma in questo periodo abbiamo un “momentum” speciale poiché molti vogliono studiare più Torà e dobbiamo trarne profitto.

I progetti della scuola saranno: raggiungere un numero di almeno 15 persone che studino per diventare Maskilim, e avere allievi di Torino e delle altre comunità.

In futuro inviteremo a partecipare alla nostra scuola rabbinica anche allievi che vengano da altri paesi. Così pure organizzeremo seminari e congressi per i rabbini italiani e per i membri della comunità su temi di attualità e di interesse generale.

 

 

Cosa si potrebbe fare per aiutare gli ebrei torinesi a procurarsi più facilmente i prodotti kasher?

 

Questa è una domanda che richiede una lunga risposta … Stiamo già lavorando su questo problema e spero che a breve potremo dare belle notizie, per nuovi prodotti, prezzi più bassi e un buon servizio per il tema della kasherut. Chiedo ai nostri cari membri un po’ di pazienza …. Vi assicuro che prima dell’arrivo del Mashiah la comunità potrà contare su di una buona struttura su questo tema.

 

 

Come dovrebbe comportarsi la comunità nei confronti di chi è interessato al ghiur?

 

Sono cosciente di quanto sia sensibile questo argomento. In ogni caso, la mia visione è molto semplice e chiara: il ghiur di una persona che ha veramente buona volontà e serietà, rafforza sia la comunità che Am Israel, e la stessa persona che si converte all’ebraismo. Dobbiamo rispettare la volontà di una persona che vuole essere parte del popolo di Israele ed impegnarsi per esserlo.

 

 

È possibile fornire un’educazione ebraica ai bambini figli di padre ebreo? Come?

 

Sì, è possibile. Il figlio di un padre ebreo, nella Halakhà è considerato “Zera Israel”, discendente di Israele. Secondo diversi Possechim, abbiamo l’obbligo di cercare di avvicinare queste persone alla Torà e al popolo d’Israele. Pertanto il primo passo è che studino e che ricevano un’educazione ebraica. Chiaro che tutto dipende dalla volontà della persona e solo quelle persone che sono interessate parteciperanno ai corsi, che per questi bambini non sa­ranno obbligatori.

 

 

Che impressioni ha avuto della scuola ebraica di Torino? Ritiene che ci sia qualcosa da cambiare?

 

La Scuola Ebraica di Torino è una scuola esemplare. È una scuola modello, ha un livello eccellente di alunni, insegnanti, programmi di studio ed un ambiente ottimo. Senza dubbio in ogni ambito educativo, sempre, si possono approfondire gli studi e migliorare ulteriormente il livello, ma credo che le basi della scuola sono proprio eccellenti.

Come Rabbino Capo della Comunità di Torino vedo l’attività nella scuola come parte importante del mio lavoro: quando sono a Torino la mia prima visita e priorità è per la scuola, per gli alunni, per gli insegnanti.

Voglio approfittare di questa opportunità per complimentarmi con direttrice e insegnanti della scuola per il gran lavoro educativo che realizzano.

 

 

Perché la tefillà a scuola è stata spostata a metà mattina?

 

Ottima domanda! Fino all’inizio di quest’anno, la tefillà era prima dall’orario scolastico curricolare e solo pochissimi alunni vi partecipavano. Ora la tefillà è parte integrante del curricolo scolastico. Il messaggio agli allievi è molto chiaro: la tefillà è qualcosa di importante! Oggi abbiamo due gruppi di tefillà, per la scuola primaria e per la media, e tutti gli allievi ebrei partecipano.

È veramente una grande soddisfazione ascoltare i bambini che recitano la tefillà assieme alle morot, ai giovani del Ben Amì e ai rabbini. Tutti i giorni quando sono a Torino non manco di fare tefillà coi bambini ed è proprio una grande emozione.

L’importante è che ai bambini piace e si abituano a fare tefillà; non è importante l’orario perché ha uno scopo didattico.
 

Intervista a cura di Anna Segre

   

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