Israele - Lettere

 

Io e la storia

di Reuven Ravenna

 

La passione per la storia mi è nata nell’infanzia. Forse me l’ha provocata l’attrazione delle illustrazioni e delle cartine e, poi, la lettura delle voci dell’Enciclopedia italiana paterna o della Storia di Italia raccontata ai fanciulli della Salani. Mi appassionavo ai racconti del passato, alle gesta dei personaggi, naturalmente senza approfondimenti, mentre stavo vivendo la Storia, con la esse maiuscola, quella delle leggi razziste, della fuga in Svizzera nel fatidico autunno del ’43 e, tornato in Italia, della ricostruzione postbellica e della fondazione dello Stato di Israele. Lungo il corso degli studi dalle elementari all’Università mi infervoravano le cronache della Grande Rivoluzione o di un Risorgimento ancora ancorato ad una visione agiografica, con buchi neri, che scoprii nella maturità intellettuale. Fu per me naturale iscrivermi a Lettere moderne, indirizzo storico, e, successivamente ad un primo soggiorno israeliano, buttarmi a capofitto, da tardo dilettante, nella storia del popolo ebraico. Sono così diventato un cultore, passivo, sia pure appassionato, della materia, ma non uno storico nel significato esatto del termine. Ho usufruito dei frutti di indefesse ricerche di archivio e di biblioteca degli addetti ai lavori, come ho riscontrato nelle innumerevoli note ai margini, nelle lunghissime bibliografie prodotte da lunghe fatiche fisiche e intellettuali, dalle quali, lo confesso, mi ha preservato una innata pigrizia e mancanza della costanza che il “mestiere” esige, come riscontro in cari parenti o amici che si stanno segnalando con testi e articoli di tutto rispetto.

Sia per l’età o per una lunga esperienza mi si sono acutizzate determinate riflessioni sulla storia e sulla sua scottante problematica. Constato come le narrazioni si trasformino col passare delle generazioni, come i punti di vista, per alcuni dogmaticamente inconfutabili, siano, in toto, respinti da altri, nell’analisi spasmodica dei fatti presenti come nella ricostruzione delle vicende che furono, specchio, nelle valutazioni non superficiali, delle nostre ansie e passioni attuali. Riviviamo, nel nostro piccolo, il grande insegnamento di Don Benedetto, che in anni funesti fu Maestro di libertà per tanti giovani, intossicati da un clima di retorica nazionalistica e antidemocratica. Così la storiografia “documentaristica”, come quella classica germanica, mi appare discutibile e fallace. I documenti possono essere frutti di menzogne, tacendo su determinati avvenimenti o rappresentandoli in maniera parziale o volutamente distorta. Quotidianamente, ahimè, sono portato a formulare paragoni tra quanto avviene nel nostro presente e situazioni “analoghe”, ai miei occhi, del passato. E invidio, toto corde, chi vive giorno per giorno il presente senza crucci o patemi in proposito, in una parola la stragrande maggioranza della gente.

Per una stramberia storica, specialmente nei prolungati dormiveglia, amo fantasticare su certi periodi, come i giorni del 1788 in Francia o dell’Europa del 1913, vigilie di grandi svolte epocali, se le vediamo con il senno del postero che sa e che rivive i grandi e terribili rivolgimenti del mondo.

Sto scrivendo mentre i notiziari ci bombardano senza soste su quanto sta avvenendo in Egitto e nel Medio Oriente. Fino a dieci giorni fa programmavo di aggiornare i lettori sui preoccupanti sviluppi della politica israeliana (la formazione di una Commissione di inchiesta parlamentare sui finanziamenti esteri delle organizzazioni per i diritti civili), le contese ai vertici delle Forze Armate e fatti di cronaca nera e corruzione. La piazza tunisina e, ancor più quella cairota, hanno scombussolato le carte. Come per altre occasioni, per riflesso psicologico, si proclama: “Siamo stati presi di sorpresa! Come mai le nostre fonti di informazione non ci hanno avvertito!”. Come nel 1989 in Europa, o nel 1973 nel Medio Oriente. Tornando a quanto ho scritto, non nascondo i timori. Gli scenari più tetri mi afferrano, mio malgrado, per la fluidità del quadro e per gli imprevisti/previsti degli avvenimenti. E sono quasi portato ad invidiare coloro che, per mistiche visioni, confidano in interventi metastorici, basati su una fede incrollabile nel destino di Israele.

Reuven Ravenna

 7 febbraio 2011, 3 Adar Rishon 5771

   

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