Israele - Lettere

 

Laico e democratico per tradizione

di Clara Kopciowski

 

Alla Redazione del giornale Ha-Keillah

 

Sono Clara Kopciowski, vivo a Milano e scrivo a proposito della polemica nata a causa dell’atteggiamento di un certo sig. Ortona sul comportamento israeliano verso i palestinesi [NDR: articolo di Guido Ortona pubblicato sul numero di Ha Keillah di luglio dal titolo Boicottaggio. Alcune considerazioni su un dibattito].

Dato che il sig. Ortona si è lasciato così facilmente influenzare da chi sapeva parlare, benché la tradizione ebraica, fin dai tempi di Mosè, insegni a riflettere e a confrontare più fonti se si vuol giungere alla verità, vorrei chiarire alcuni fatti che egli sembra ignorare.

Fin dal suo inizio, nei tempi più antichi, Israele era uno “Stato” a tutti gli effetti: laico e democratico con un proprio governo basato, è vero, sulle leggi della Torà che, fin dai tempi più antichi, venivano discusse democraticamente con il popolo culturizzato, perché se le leggi non le si conosce e se non si impara a ragionare, non si può discuterle! E venivano aggiornate secondo l’evolversi dei tempi. Leggi che, visto che si trattava di uno Stato, abbracciano una vasta gamma di risvolti sociali relativi al lavoro, ai tribunali, fino a farne una vera riforma sociale: assolutamente impensabile in un’epoca come quella in cui la schiavizzazione dei popoli era normale! In quanto all’apartheid la Torà dice chiaramente (Lev.19-33)Quando uno straniero dimorerà presso di voi nel vostro paese non gli farete torto. Lo straniero che dimora tra di voi lo tratterete come colui che è nato tra di voi! ‘Avrete una stessa legge per voi e per gli stranieri’! E Salomone nei Proverbi dice persino:Se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare!’”

Purtroppo la diaspora ha impedito la continuazione della discussione e ciò ha portato gravi danni! Quindi lo Stato di Israele non è mai stato, come dire: in mano ai Rabbini?

In quanto a uno Stato Cristiano, quando Giuseppe Mazzini, aiutato da molti ebrei, si è ripromesso di fondare uno Stato italiano, non pensava certo a uno Stato cristiano in mano alla Chiesa!

Tornando a Israele, per quel che riguarda la situazione odierna, quando l’Impero Ottomano viene sconfitto, i suoi territori vengono divisi fra gli antichi abitanti: arabi ed ebrei, questi ultimi entro i confini dell’antica Giudea e Galilea, chiamate dall’imperatore Adriano “Palestina” dal nome degli antichi filistei, o “Pelishtim”: confini che non sono mai stati rispettati!

Ma pericoloso è l’esempio di un popolo democratico che apre scuole e università, per i Potenti dei nuovi Paesi arabi che lasciano i popoli nell’ignoranza per sfruttarli! Uniti attaccano perciò gli israeliani sperando di impedire la nascita del loro Stato: ma prima lanciano un appello agli arabi residenti in Israele perché abbandonino il paese per ritornarvi dopo che essi avranno (testuale) “ricacciato gli ebrei in mare”, per prendersi tutto ciò che essi avevano costruito e coltivato! Contemporaneamente, assai peggio dell’apartheid, cacciano gli ultimi ebrei che risiedono nei loro paesi: ne erano già stati scacciati quasi un milione assai prima che nascesse il problema palestinese, e che divengono così circa un milione e mezzo! Ma che, accolti dai fratelli ebrei, non vengono chiusi in baraccopoli, ostentata testimonianza di una situazione volutamente irrisolta!

In risposta all’invito dei paesi arabi agli arabi palestinesi, il 28 aprile 1948 il Consiglio Ebraico dei Lavoratori e la Confederazione del Lavoro di Haifa, tappezzano i muri in particolare a Haifa, con questo appello di cui invio solo un breve stralcio per motivi di spazio, ma il sig. Ortona, spero, potrà rintracciare il testo completo: Appello agli arabi! Per anni abbiamo vissuto insieme nella nostra città in sicurezza e fratellanza. Siamo persone amanti della pace: non c’è ragione per la paura che cercano di instillare in voi! Trasferendovi sarete sopraffatti dalla povertà e dall’umiliazione, mentre in questa città, nostra e vostra, le porte sono sempre aperte al lavoro, alla vita e alla pace per noi e per le vostre famiglie! Il Consiglio dei Lavoratori di Haifa.

Nonostante l’invito molti palestinesi fuggono. Ma molti restano e oggi in Israele godono di tutti i diritti civili e politici, studiano nelle università e, come il sig. Ortona avrà certo notato, non si sono uniti ad Hamas per colpire Israele perché vi hanno trovato libertà, dignità, lavoro e cultura!

Qualche volta sono guardati con sospetto? È possibile! Meglio evitare che i kamikaze facciano esplodere bombe nelle scuole, nelle città e nei mercati israeliani! D’altronde dopo i vari attentati terroristici tutti i Paesi sorvegliano con la massima attenzione i possibili sospetti!

Ora ai palestinesi che rimangono chiusi nelle baraccopoli, vorrei rivolgere alcune domande!

Quando Israele ha restituito Gaza (in cambio di niente!) perché ne hanno cacciato in malo modo i coloni israeliani invece di “parlare con loro” per imparare a coltivare la terra, così come avevano fatto gli israeliani, religiosi e laici, che con un durissimo lavoro compiuto nei kibbutzim, la miglior prova di comunismo senza gulag, avevano trasformato Israele, palude e deserto, in campi fioriti e coltivati? Perché invece di usare il denaro inviato dai pietosi Stati europei per acquistare missili contro Israele, non costruiscono case e scuole? E, a questo proposito, il sig. Ortona sa quante delle navi dirette verso Gaza cariche di così detti carichi umanitari, sono invece cariche di armi per Hamas?

Infine: perché i palestinesi moderati di Abu Mazen si sono fatti metter a tacere dai terroristi di Hamas, perdendo l’ennesima occasione di fondare un loro Stato?

Forse oggi le popolazioni dell’Algeria, della Tunisia cominciano a rendersi conto della schiavitù in cui vivono? Ma le rivolte di popoli non culturizzati contro Potenti schiavisti, possono provocare conseguenze cruente e disastrose, e in noi non possono che suscitare pietà per ciò che li attende!

Il sig. Ortona ha intenzione di aiutarli in qualche modo, o chiederà prima consiglio al sig. Omar Barghouti?

Quando i paesi arabi e i palestinesi di Hamas, invece di inneggiare all’annientamento di Israele, si uniranno agli ebrei per cantare insieme i canti israeliani: Hinnè ma tov u-ma na’im: come è bello, come è piacevole vivere tutti insieme come fratelli! E anche “Quando nelle bocche dei cannoni metteremo dei fiori?”

Clara Kopciowski

 

 

L’appello del Consiglio dei Lavoratori di Haifa del 28 aprile 1948 ci apre uno squarcio su un’altra storia possibile che avrebbe potuto svolgersi, una storia di pacifica convivenza tra arabi ed ebrei in uno stato di tutti i suoi cittadini (quindi, dati i numeri di allora, democratico ma non ebraico). Questo non è accaduto, e ci domandiamo fino a che punto sia utile discutere perché e per colpa di chi non sia accaduto, né se davvero la signora Kopciowski avrebbe preferito uno stato come quello auspicato dai lavoratori di Haifa.

Soprattutto, però, la lettera non pare porsi il problema delle prospettive per il futuro (che erano il cuore dell’argomentazione di Guido Ortona): come si può arrivare alla pace? Quale potrebbe essere una soluzione accettabile sia per gli israeliani sia per i palestinesi che garantisca una vita dignitosa per entrambi i popoli? A queste domande la lettera non risponde, eppure sono domande che non si possono eludere e che esigono risposte.

HK

   

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