Libri

 

Dybbukim, mazzikim e shedim (Spiriti e demoni)

di Sergio Franzese

 

A partire dalla metà del XVI secolo anche nell’ebraismo, al pari di quanto accade in altri contesti religiosi e sociali di quel periodo, si riscontra il fenomeno delle possessioni ed il conseguente ricorso a riti esorcistici; questo avviene nonostante tali pratiche paiano contraddire il divieto halakhico di esercitare la magia e la medianità. Tale epoca viene definita da Edward William Monter, nella sua opera Witchcraft in France and Switzerland, The borderlands during the Reformation, “età dell’oro del demoniaco”, espressione che sarà poi condivisa da altri studiosi della materia. Racconti di possessione in ambito ebraico appaiono improvvisamente in quegli anni, preceduti solamente da antichi racconti rabbinici e da quanto riportato nei Vangeli. Un lungo periodo di circa dieci secoli, solo sporadicamente interrotto, separa le prime fonti da quelle successive; mentre nell’antichità i fenomeni di possessione erano imputati alla presenza di demoni, idea che si è mantenuta nella cultura cristiana, l’interpretazione che la cultura ebraica forniva all’inizio dell’età moderna trae origine dal gilgul, ossia la reincarnazione, concetto sostenuto dalla mistica ebraica ed in particolare dai seguaci di Yitzhak Lurya, considerato il più grande e celebre studioso del pensiero cabalistico. Il fenomeno della possessione trova dunque una spiegazione coerente con tale credenza, ovvero che si tratti di una manifestazione di spiriti disincarnati, chiamati dybbukim, anime di defunti a cui è stata negata la possibilità di tornare ad esistere in una nuova incarnazione. I casi di possessione di cui ci parla Jeffrey Howard Chajes, docente di Storia ebraica all’Università di Haifa, si svolgono tra l’Europa e il Vicino Oriente in un’epoca nella quale la superstizione era comunque molto diffusa ed in cui gli ebrei condividevano le credenze magiche dei loro vicini goyim. Il suo libro, Posseduti ed esorcisti nel mondo ebraico, non ha un contenuto dottrinale ma è costituito da un approccio analitico alla letteratura mistica, magica, etica e legale alla quale l’autore ha avuto accesso. Tra i testi citati nel primo capitolo figura il Pirqei de-Rabbi Eliezer, opera midrashica dell’VIII secolo, nella quale si afferma l’esistenza di ruhot (spiriti) e di mazzikim (spiriti distruttivi), originati dalle anime dell’umanità perita in seguito al Diluvio. Questi due termini, accanto a quello di shedim (demoni), venivano usati in maniera intercambiabile nella letteratura ebraica dell’epoca rabbinica della prima età moderna. Da ciò probabilmente deriva una certa confusione nell’attribuire l’agente della possessione, demone o fantasma. Un procedimento per operare tale distinzione si trova nel Sefer ha-Goralot (Libro delle Sorti), attribuito a Hayyim Vital, il principale discepolo di Lurya. Proseguendo nella lettura si scoprono pratiche che non mancheranno certo di sorprendere il lettore moderno, come la hishtathut, o prosternazione cimiteriale, diffusa tra i cabalisti nel XVI secolo, basata sullo Zohar, il Libro dello Splendore. Essa consisteva nel giacere bocconi in una fossa allineando la testa con quella del corpo che si trovava nella tomba ed eseguendo una meditazione detta yihud, il cui scopo era quello di legare l’anima bassa (nefesh), di uno zaddik, un giusto vivente, a quella di uno zaddik defunto ed ottenere volontariamente una possessione. Tale sostegno divino, dato ad una persona con la collaborazione dell’anima di una persona spirata, è definito ‘ibbur.

I primi manoscritti che contengono racconti di possessione da parte di spiriti risalgono al XVII secolo; questi includono testi più antichi. Uno dei racconti più noti, “Un grande evento a Safed”, è narrato dal rabbino Eliyah Falcon, studente di Lurya originario della Turchia, e sottoscritto da altri tre importanti rabbini testimoni oculari di quanto accaduto. Safed, uno dei principali centri di elaborazione intellettuale legata alla qabbalah, è al centro del secondo capitolo del libro. Questa località, situata nell’Alta Galilea, è definita “città dei morti”; ad essa le persone giungevano da tutte le terre d’esilio per morire. Con così tanti corpi sotterrati al suo interno Safed era un luogo naturale per il contatto visionario con i trapassati che “apparivano ai vivi tramite un processo di spostamento”. Altri casi citati in questa sezione avvengono invece a Damasco, in Egitto, in Spagna ed anche in Italia, esattamente a Ferrara, dove nel mese di tevet dell’anno 5335 (dicembre 1574 - gennaio 1575) si registra il caso di una donna posseduta da uno spirito il cui nome era Battista da Modena, impiccato per aver commesso un furto.

All’inizio dell’età moderna tra gli ebrei esistevano tecniche esorcistiche note da secoli. Il materiale magico-liturgico appare costituito da una varietà di rituali che trovarono una elaborazione più compiuta nella tecnica messa a punto da Yitzhak Lurya. Il terzo capitolo, che l’autore dedica ai compiti degli esorcisti, analizza una serie di formule dell’esorcismo ebraico partendo da quelle più antiche, a cui fanno riferimento i Vangeli e la letteratura rabbinica di quell’epoca in cui, secondo gli studiosi, coesistevano aspetti magici e religiosi e dove l’esorcismo era considerato come una terapia di guarigione. Nel Talmud si racconta di un esorcismo operato da Rabbi Shimon ben Yohai sulla figlia dell’Imperatore, dove la possessione è una messinscena, frutto di un accordo tra Rabbi Shimon ben Yohai e il demone, per consentirgli di guadagnarsi i favori dell’Imperatore avendone salvato la figlia. Anche Giuseppe Flavio nelle Antiquitates iudaicae riferisce dell’esorcismo di un indemoniato effettuato dall’ebreo Eleazaro alla presenza di Vespasiano e alla sua corte. Lo Shoshan Yesod ha-Olam “Giglio, fondazione del mondo”, risalente ai primi decenni del XVI secolo contiene numerosi rituali esorcistici basati su formule in cui si scongiura l’agente della possessione di abbandonare il corpo del posseduto. Il suo autore, Rabbi Yosef Tirshom, era un cabalista di Salonicco. Nella formula lurianica si mescolano vari elementi: la recitazione del brano di un salmo successivamente ripetuto invertendo l’ordine delle parole, l’invocazione dell’angelo Metatron, che la tradizione colloca nel secondo dei quattro mondi spirituali chiamato Beri’a, la permutazione del Tetragramma e del Nome di Quarantadue Lettere, ed infine ordini ed istruzioni impartite allo spirito affinché esso fuoriesca da un punto posto tra l’unghia dell’alluce e la carne, in modo da non danneggiare il corpo nel quale si trova. Decretando poi sullo spirito herem e niddui, due diversi gradi di messa al bando, l’esorcista lo costringerà a non mentire, a non nuocere e a non entrare mai più nel corpo di un ebreo.

Il capitolo seguente, il quarto, esplora i fenomeni di possessione in relazione alla religiosità femminile in ambito ebraico. Si fa menzione di una profetessa, Inés, e dei suoi seguaci presenti tra i conversos di Herrera, Segovia e aree circostanti nel periodo tra il XV e il XVI secolo e di numerose donne di cui parla Hayyim Vital nel Sefer ha-Hezyonot (Libro delle Visioni): “la Soñadora”, Mira, Mazal Tov, Francesca Sarah, adepta religiosa dello stesso Vital, la figlia di Rabbi Rafael Anav, Rachel Aberlin. L’autore a questo punto non manca di sottolineare la carenza di studi sull’attività religiosa delle donne ebree del XVI secolo facendo notare come nella storiografia del misticismo ebraico l’esistenza di una religiosità mistica femminile è trascurata se non espressamente negata.

Dunque la storia della ricomparsa della possessione da parte degli spiriti nella cultura ebraica nella prima età mo­derna inizia in Spagna prima dell’espulsione e procede insieme agli esuli nell’area mediterranea culminando a Safed nel tardo XVI secolo. In epoca successiva il fenomeno si sposta nuovamente verso ovest, con la raccolta di narrazioni contenute nel Sefer Nishmath Hayyim, opera volta a dimostrare l’immortalità dell’anima attraverso la “prova assoluta” fornita dagli spiriti di defunti che entrano nei corpi dei vivi.

Il quinto (ed ultimo) capitolo del libro è focalizzato sul redattore dell’opera succitata, Menasseh ben Israel, figlio di conversos nato in Portogallo intorno al 1604 ed approdato ad Amsterdam. Altre opere di polemica ed ermeneutica demonologica sono citate con riferimento ai contenuti ed alle posizioni espresse anche in relazione alla Torah ed al Talmud.

I cinque capitoli di cui si compone questa ricerca sono preceduti da un’ampia introduzione e seguiti da una corposa bibliografia costituita in massima parte da titoli di libri e articoli prodotti in inglese e in ebraico. In appendice vi è la traduzione di fonti ebraiche della prima età moderna in cui sono narrate alcune cronache di possessioni da parte di spiriti precedentemente menzionate (si tratta, per esattezza, di un corpus di undici racconti).

Posseduti ed esorcisti nel mondo ebraico, la cui edizione originale pubblicata nel 2003 dalla University of Pennsylvania Press, è uscito in Italia alla fine dello scorso anno per i tipi della casa editrice torinese Bollati Boringhieri. I numerosi riferimenti che esso contiene a documenti perlopiù ignoti al grande pubblico e poco noti anche in ambito ebraico lo rende un libro di non facile lettura, tuttavia il fascino dell’argomento è tale da riuscire a catturare l’interesse del lettore che si dimostrerà capace di superare le difficoltà di un testo ricco di citazioni, richiami e note esplicative e dunque alquanto complesso. Tutto ciò che qui viene documentato e descritto appare molto lontano da quella realtà ebraica che siamo abituati a considerare. Non bisogna però dimenticare che anche laddove appare poco incline a praticare forme di misticismo, l’ebraismo non pone mai al di fuori di sé la componente cabalistica che, pertanto, non viene mai considerata eretica. Dunque le possessioni e la conseguente presenza di rabbini esorcisti, per quanto fenomeni prevalentemente limitati ad un determinato contesto storico e sociologico circoscritto nel tempo e nello spazio, appartengono a pieno titolo al patrimonio storico e culturale dell’ebraismo. Su queste e altre pratiche parrebbe interessante indagare in modo più approfondito, magari cercando di scoprire se esse siano del tutto scomparse o in che modo ed in quali contesti minoritari siano sopravvissute fino ad oggi.

Sergio Franzese

 

J.H. Chajes, Posseduti ed esorcisti nel mondo ebraico, Bollati Boringhieri, Torino, 2010, 38

    

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