Libri

 

Vite in transito

 di Alda Segre

 

Per festeggiare i trent’anni di Ha Keillah avevamo pensato di sponsorizzare una ricerca sulla rinascita della comunità Ebraica di Torino. Come avevano reagito gli ebrei torinesi alla batosta tremenda della guerra? Come si erano riorganizzati?

Purtroppo gli archivi della Comunità non erano accessibili (e a quanto mi risulta non lo sono ancora), ma spero che presto si possa analizzare quel periodo.

C’era anche un altro aspetto del dopoguerra che nessuno aveva ancora studiato: il campo profughi di Grugliasco (una cittadina alle porte di Torino). In quella che era stata la sede di un manicomio femminile, erano stati ospitati fino al 1949 migliaia di profughi ebrei, la maggior parte reduci dei campi di concentramento.

È nata così la tesi di laurea di Sara Vinçon, una tesi estremamente interessante che l’ha vista laureata a pieni voti. La tesi è diventata poi un libro, Vite in transito - Gli ebrei nei campi profughi di Grugliasco (1945 - 1949), Silvio Zamorani Editore.

Durante le sue ricerche Sara era riuscita a mettersi in contatto con la famiglia di due profughi ungheresi, che si erano sposati a Grugliasco, e avevano avuto un bimbo nel 1948, nato nell’ospedale Maria Vittoria di Torino, e che poi erano emigrati in Canada, Judit e Béla Rubinstein. E la storia continua: ora questo bimbo, Robert Eli, che all’ospedale chiamavano “piccolo polacchino”, ha scritto a sua volta un libro, An italian renaissance. Choosing life in Canada - Urim Publications.

E così veniamo a sapere come i suoi genitori si sono fatti una vita lavorando duramente a Toronto, di come, lentamente, solo da sua madre, viene a conoscenza del loro tragico passato, della ricerca dopo Auschwitz in Ungheria di qualche famigliare sopravvissuto, la fuga dall’Ungheria verso la Yugoslavia, Trieste, Milano, e infine il campo profughi UNRRA di Grugliasco, nella speranza - frustrata dagli inglesi - di andare in Israele.

Ci racconta di una prima visita al campo nel 1994 (in Appendice un articolo apparso su Repubblica il 15/4/1994) e dell’incontro tra sua madre e Liana Millu. E nel 2004 il primo emozionante contatto con Sara Vinçon, e, tramite lei, la documentazione della sua nascita presso l’anagrafe di Grugliasco, e, dai registri dell’Ufficio Rabbinico, il nome del Rabbino che ha sposato i suoi genitori, del dottore che l’ha circonciso.

Nel dicembre 2004 ritorna a Torino con la moglie e il figlio più piccolo, incontra la Comunità in sinagoga, viene a conoscenza di quanto questi generosi italiani così osannati da sua madre non siano stati proprio tutti “brava gente”, rilascia a Tullio Levi un’intervista apparsa su Ha Keillah nel febbraio 2005 (riprodotta in appendice). E si domanda quale sarebbe stata la sua vita se i suoi genitori avessero deciso di fermarsi in Italia.

La storia sulla vita della famiglia Rubinstein prosegue. È una lettura interessante e commovente, un racconto impregnato da un sentimento di profondo amore e gratitudine verso questi meravigliosi genitori, dove traspare la loro incrollabile fede nella vita e nell’ebraismo, alle cui regole hanno sempre cercato di attenersi, a costo di disagi e sacrifici.

Varrebbe la pena di pubblicarlo anche in italiano!

Alda Segre

    

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