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I Giusti

In occasione del Giorno della Memoria 2011 Piazzetta Primo Levi ha ospitato l’installazione, realizzata da Antonio Catalano, di 36 sculture-contenitori di oggetti vari, foglie, semi, scritti e pensieri. Custodi silenziosi della memoria dei Lamed Vav, i 36 Giusti tra le Nazioni che secondo la tradizione ebraica sono presenti in ogni generazione. In particolare si sono voluti ricordare il coraggio e l’altruismo degli italiani (più di 400 insigniti della medaglia di Giusto tra le Nazioni, e certamente ce ne sono molti altri) che hanno aiutato e protetto gli ebrei durante la Shoah.

Tra questi Giovanni e Genoveffa Blengino e Margherita e Giovanni Olivieri, in memoria dei quali la Comunità ha consegnato il 2 febbraio scorso due attestati di benemerenza ascoltando la commossa testimonianza degli ebrei, allora bambini, salvati da loro. Questi sono i più recenti degli oltre sessanta attestati consegnati finora dalla Comunità di Torino.


 

Un seder di piatti, suoni e luci

A Mondovì il 12 dicembre è stato inaugurato il Museo della Ceramica, situato in Piazza Maggiore, nel bellissimo palazzo Fauzone di Germagnano, restaurato per l’occasione. Il museo realizza il sogno del suo ideatore, Marco Levi (1910-2001), ultimo ebreo di Mondovì e per molti anni proprietario della fabbrica Ceramiche Besio, così amato nella città da ottenere l’eccezionale privilegio di una piazzetta a lui dedicata poco più di un anno dopo la sua scomparsa. Stringe il cuore oggi ricordare una lettera inviata da Marco Levi ai suoi operai subito dopo la fine della guerra in cui li invitava a farsi rappresentare liberamente dai propri sindacati. Gli ebrei torinesi ricordano Marco Levi non meno degli abitanti di Mondovì, per le sue numerose attività in campo ebraico, per i documenti da lui donati all’Archivio Terracini e anche per le visite alla sua fabbrica che talvolta la scuola ebraica ha organiz­zato. Così la prima parte del museo, dedicata ad illustrare le tecniche con cui si produce la ceramica, mi ha fatto ri­cordare Marco quando ci guidava in giro per la fabbrica e ci rivelava i segreti della fabbricazione delle ceramiche, e, alla fine, ci portava nel cortile dove si ammassavano i piatti rotti e noi bambini avevamo il permesso di sfogarci a lanciarli contro il muro.

Marco Levi ha anche fatto realizzare piatti con scritte in ebraico, di cui alcuni esemplari sono esposti nel museo. Merita di essere menzionata in particolare la sala chiamata apparecchiare la tavola, in cui vengono presentati esempi di tavole che al tocco del visitatore si animano e mostrano mani che si muovono a suon di musica apparecchiando, servendo cibi, e sparecchiando. Nel caso della tavola ebraica assistiamo in pochi minuti a un intero seder di Pesach (con l’ordine delle azioni concentrato ma rigorosamente corretto), mentre la voce registrata di Franco Segre canta Betzet Israel.

L’identità ebraica di Marco Levi è stata messa chiaramente in evidenza nei discorsi dell’inaugurazione e nella cartella fornita alla stampa; viceversa le vicende relative a lui e alle Ceramiche Besio a causa delle leggi razziali e della Shoah non sono state inserite nel quadro storico iniziale, probabilmente perché si è scelto di non privilegiare le vicende di una fabbrica rispetto alle altre. Meno comprensibile appare il modo in cui la tavola del seder è stata presentata durante la visita guidata a cui ho assistito, in cui la guida ha attribuito la presenza di scritte ebraiche alle esportazioni, come per i piatti arabi e cinesi. Speriamo che si tratti di una semplificazione dovuta alla fretta con cui le visite guidate si sono svolte nel giorno dell’inaugurazione, perché credo che per tutti i visitatori del museo possa essere interessante scoprire che nel XX secolo a Mondovì un imprenditore ebreo produceva piatti legati alla sua cultura monregalese e alla sua cultura ebraica, in un’unità per lui inscindibile. E certamente per i visitatori ebrei non piemontesi sarà interessante scoprire che nella seconda metà del XX secolo in una città in cui viveva un unico ebreo si producevano piatti con scritte ebraiche. E c’è infine da augurarsi che i nostri bambini si divertano, davanti ad una tavola del seder che si muove da sola, a riconoscere le varie parti ed enunciare le diverse azioni (compito che del resto spetta loro di diritto nell’ambito di qualunque seder): così, oltre a imparare in modo divertente, come tutti i loro coetanei, le varie tecniche di fabbricazione della ceramica, i bambini ebrei potranno trovare nel museo di Mondovì un’attrazione che sembra pensata apposta per loro.

Anna Segre

Per laboratori didattici: scuole@museoceramicamondovi.it 

Venerdì e sabato 15-18, domenica 10-18

Visite su richiesta per gruppi anche fuori dagli orari di apertura.

Chiuso il lunedì. 0174-330746

   

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