Italia

 

Gente in treno

 di Bruna Laudi

 

28 gennaio 2012, salgo sul treno che da Pinerolo mi deve portare a Torino. Tutto intorno è shabbat, ma nel mio scompartimento è … giovedì (così non mi sento in colpa).

Davanti a me salgono tre persone, una coppia ed un altro signore, che si riconoscono e iniziano a conversare piacevolmente tra loro: sono tutti di Torre Pellice, sulla sessantina, ben vestiti, educati, sicuramente di media cultura. Chiameremo A e B i componenti della coppia e C il loro conoscente.

Inizia a parlare C e racconta che il giorno precedente ha seguito le trasmissioni su Radio 3 (lui segue e ama quella radio, anch’io!), c’erano le commemorazioni della Shoah, molto commoventi: ah, che orribile tragedia, bisogna sentire le testimonianze per capire cosa veramente è successo, incredibile quello che ha sofferto il popolo ebraico! Poi parla dei ghetti, delle terribili condizioni di vita imposte dai tedeschi durante l’occupazione. La signora B interviene confermando l’orrore per quegli avvenimenti, tra l’altro suo padre è stato prigioniero in Germania, ha visto tante cose ed è testimone del fatto che i tedeschi sapevano tutto, che non potevano certo affermare il contrario!

Io sono commossa, tra me e me penso che le mie perplessità, i miei timori sulla “Giornata della memoria” sono assolutamente infondati: è importante che le persone sappiano, siano sensibilizzate. Le trasmissioni radiofoniche e televisive hanno un’importanza fondamentale, da questo punto di vista.

Comincia a parlare il signor A, ricorda che i ghetti non sono stati un’invenzione dei tedeschi, in Europa c’erano già dal Medioevo: e in che condizioni vivevano tra quelle mura! Era loro impedito di fare qualunque mestiere, per questo erano costretti a fare gli strozzini e da lì si sono poi arricchiti e sono diventati banchieri. D’altra parte, anche adesso, la finanza mondiale è in mano loro.

Il signor C annuisce convinto - pensi, dice, ho voluto documentarmi: sono andato a cercare il significato della parola “ebreo”, sa cosa significa? “razziatore”, certo non è un caso… -

La sottoscritta comincia a sentire un vago disagio, ad identificarsi col povero Tonio manzoniano: - adesso gli chiedo in quale lingua ha trovato questo significato, dove si è documentato, lo metto di fronte alla sua superficialità - Invece non riesco a dire nulla, continuo ad ascoltare costernata.

Il signor A riprende a parlare - d’altra parte hanno imparato bene dai tedeschi, se pensi a quello che fanno soffrire ai palestinesi! Li hanno cacciati dalle loro case e li sottopongono a mille angherie. Poi hanno un enorme potere in America: hanno in mano il potere finanziario, Obama è loro ostaggio, e la crisi … Un mio collega, che ce l’ha un po’ su con gli ebrei, mi ha detto che anche le agenzie di rating sono in mano loro, per esempio Standard & Poor’s! Sono loro che fanno il bello ed il cattivo tempo, questa crisi… -

Il mio disagio si sta trasformando in un leggero senso di nausea. La conversazione prosegue, si passa a parlare dei complotti, dei poteri forti e da lì all’assassinio di Kennedy, ma forse lì c’era dietro la mafia (non gli Ebrei? penso io, ormai disfatta).

Arriviamo a Torino, scendo dal treno con la sgradevole sensazione di aver perso un’occasione per reagire. Ma come? Con la forza della razionalità contro l’irrazionalità? Mi viene in mente quando, dopo la caduta delle twin towers, si mormorava, neanche tanto a bassa voce, che tra i morti non c’erano ebrei perché quel giorno non erano andati a lavorare: sarebbe servito a qualcosa mostrare ai teorici del complotto l’elenco delle vittime ebree? Si può scendere a quel livello?

Scoraggiata e delusa da me stessa scendo a Porta Nuova e mi reco al tempio: qui, dopo la tefillah del sabato, Rav Birnbaum guiderà una conversazione sulla shoah…

Bruna Laudi