Memoria

 

Testimoni on line

di Anna Segre

 

Una volta tanto l’Italia è arrivata prima: come avevamo già annunciato nel numero di Ha Keillah di ottobre, grazie al progetto curato da Micaela Procaccia con Davide Merlitti del Laboratorio Lartte della Scuola Superiore Normale di Pisa, le 433 interviste italiane della Shoah Foundation sono tutte disponibili on line presso il sito dell’Archivio Centrale dello Stato, <http://www.shoah.acs.beniculturali.it>, catalogate minuto per minuto, in modo che sia possibile in pochi secondi reperire il punto che interessa: un tema, un luogo, una situazione, una persona nominata. Si possono anche fare ricerche sull’intero corpus delle interviste: si può vedere quanti e quali testimoni hanno nominato qualcuno e in che contesto (Primo Levi, per esempio, è menzionato come parente, amico, compagno di deportazione, ecc.); si possono confrontare più testimonianze sullo stesso evento, non solo per quanto riguarda la guerra e la persecuzione, ma anche sulla vita delle nostre Comunità negli anni ’20 e ’30: feste, tradizioni, vita famigliare, ecc.

Per accedere all’archivio basta registrarsi. Una procedura che potrebbe sembrare persino troppo facile. È opportuno che un patrimonio così personale e delicato sia fruibile da tutti? Non ci sarà il rischio che qualche minuto di intervista, ascoltato fuori dal contesto, dia luogo a fraintendimenti o a volute distorsioni? Sono dubbi comprensibili, che sono stati espressi anche in occasione della presentazione a Torino presso l’Archivio di Stato. Non dobbiamo dimenticare, però, che questa collezione di testimonianze non è certo l’unica fonte di informazione disponibile per chi si vuole documentare sulla Shoah: i ragazzi di oggi sono continuamente bombardati da infiniti stimoli, libri, film, social network, e-mail che girano attraverso catene di “amici” e molto altro; non possiamo impedire in alcun modo che si trovino in mano o sullo schermo del computer testi antisemiti o negazionisti; se si può trovare senza troppe difficoltà materiale che permetta di confutare almeno le menzogne più eclatanti, se i giovani che si accostano al tema senza pregiudizi possono trovare facilmente un aiuto per farsi un’idea generale di cosa sia stata la persecuzione degli ebrei in Italia e quale impatto abbia avuto sulla vita delle persone, nel complesso i vantaggi appaiono superiori ai possibili rischi.

Le interviste in Italia sono state raccolte nel 1998. Quasi tutte riguardano ebrei, 10 sono a persone che hanno salvato ebrei; tre testimoni sono sinti, di cui uno piemontese e membro della Resistenza. Le interviste a ebrei piemontesi sono 39, di cui 29 torinesi. È importante tenere presente che sono state raccolte le testimonianze di tutti quelli che hanno chiesto di essere intervistati purché rispondessero ai criteri (essersi trovati almeno per un certo periodo in un paese sotto occupazione nazista, e quindi essere stati nella necessità di cambiare identità, fuggire, nascondersi, ecc.), e in particolare (almeno in Piemonte) sono state sollecitate testimonianze di deportazione e resistenza; quindi le interviste non costituiscono un campione su cui sia possibile elaborare statistiche; sono storie interessanti per sé, per quello che raccontano e per il modo in cui lo raccontano, permettendo ai giovani e ai ricercatori di conoscere la voce e i volti dei testimoni.

Anna Segre

   

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