Il caso Bensoussan

 

 

Processo al latte materno

 

Georges Bensoussan, nato in Marocco nel 1952, è uno storico francese, uno dei più noti in Europa tra gli studiosi della Shoah, dell’antisemitismo, dei meccanismi che conducono all’odio dell’altro; è il responsabile editoriale del Memoriale della Shoah di Parigi. In Italia ha tenuto diverse conferenze, e sono stati tradotti e pubblicati alcuni suoi libri.

Nel corso di una trasmissione aveva esaminato la realtà dell’antisemitismo che si manifesta in Francia con pregiudizi, discriminazioni e con violenze sia verbali sia fisiche - a volte tragicamente eclatanti - su persone e cose, rilevando che di norma tali gesti sono riferibili a giovani rappresentanti dell’immigrazione dal Nord Africa; di qui l’osservazione che è necessario, per l’integrazione di tutte le componenti della società, che si elimini ogni traccia di antisemitismo nell’educazione che questi giovani ricevono nella famiglia fin dalla più tenera età, “succhiando l’antisemitismo con il latte materno”.

Per questa espressione - ripresa peraltro da una constatazione fatta anche da sociologi di origine magrebina, che hanno tra l’altro ricordato che nelle famiglie arabe i genitori, per sgridare i figli, danno loro dell’ “ebreo” - il Collettivo contro l’Islamofobia ha denunciato alla magistratura Georges Bensoussan per “incitamento all’odio razziale”. Il Parquet (l’Ufficio della Pubblica Accusa) ha rinviato Bensoussan a giudizio, e l’udienza pubblica del 27 gennaio scorso è stata la penosa arena in cui si sono contrapposte da una parte, a sostegno dell’incriminazione, la costituzione come parte offesa e le virulente manifestazioni verbali di numerose associazioni anti-razzismo, e da parte ebraica la denuncia dell’uso da parte della giustizia di due pesi e due misure (la denuncia avrebbe dovuto essere archiviata) e l’amara constatazione che le associazioni anti-razzismo (tra cui anche alcune che esplicitamente dovrebbero combattere l’antisemitismo) perseguono lo scopo di impedire di pensare, e in sostanza gettano benzina sul fuoco dell’odio razziale.

Dopo un imbarazzante silenzio, soltanto intorno alla metà di febbraio si è espressa anche la stampa non ebraica; in un’intervista e un articolo apparsi sul Figaro sono stati ripresi gli argomenti di Bensoussan, ed è stato recriminato che una denuncia dei pregiudizi razziali abbia potuto essere interpretata come reato di incitamento all’odio razziale dalla Procura della Repubblica, che non si è mossa per comportamenti e espressioni di odio razziale da parte islamica.

La sentenza verrà emessa il prossimo 7 marzo; la sorprendente richiesta di rinvio a giudizio, la forza “persuasiva” di associazioni che a parole si dichiarano contro l’odio razziale, non lasciano coltivare grandi speranze. In nome dell’égalité e della fraternité.

HK

Georges Bensoussan

 

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