Conversioni

 

 

ů Percorso a tappe

 di Fausta Carla Finzi

 

Con cognizione di causa, data la mia esperienza di morÓ [maestra] accreditata presso il Bet Din [tribunale rabbinico] di Roma ed avendo accompagnato alla conversione circa quaranta persone, credo di poter parlare di quanto avviene nella pi¨ grande ComunitÓ italiana.

Premetto che riconosco ad ogni Bet Din validamente costituito il potere di decidere, con giudizio insindacabile, il destino di ogni aspirante. Nessun caso Ŕ simile ad un altro. Posso per˛ affermare che nessun mio allievo di provata serietÓ ed impegno nell'osservanza delle mitzvot Ŕ stato respinto.

Di contro, ho constatato che il 50% di quanti iniziano il percorso rinuncia per vari motivi, quali l'incontro con un partner non ebreo o se la prospettiva di non usare la macchina ed ancor pi¨ non essere "connesso" per uno o pi¨ giorni genera attacchi di panico. Ho sempre apprezzato tali forme di sinceritÓ e non ho mai cercato di influire sulle decisioni.

L'iter fissato dalla rabbanut di Roma prevede un primo colloquio in cui al candidato vengono suggerite letture adatte, da commentare in un eventuale secondo incontro, sempre su iniziativa dell'interessato. A quel punto questi pu˛ scegliere il maestro e prepararsi al primo dei nove esami curricolari, (kasherut, shabbat, feste ecc.), da sostenere con cadenza almeno bimestrale.

Il computo dei tempi fino al traguardo varia dunque, a seconda dell'impegno, dai due anni e mezzo... all'infinito. Sono previsti anche due colloqui con la rabbanut.

Non spetta a me e non Ŕ questa la sede per disquisire di metodi e tempi. Sta alla facoltÓ del maestro condividere con gli allievi shabbatot e feste o ricorrere alla cultura poco valorizzata di amici, che tutti abbiamo, per organizzare lezioni di argomento ebraico. Vorrei solo osservare che quando mio marito era in vita ricorrevo alla sua esperienza di grande psichiatra per farmi spiegare i risvolti pi¨ reconditi dell'animo umano. Sarebbe forse utile affidare il giudizio sui candidati ad un gruppo di esperti rabbini e psicologi.

Quanto alle conversioni dei minori, posso ricordare Magda, la moglie di Yoram, che dopo aver indossato il pareo senza il quale i rabbini non hanno il mio "nulla osta" per entrare nella stanza del mikvŔ, ha preso in braccio il suo Benjamin di quattro mesi e l'ha tuffato nell'acqua per tre volte. Silvia ha invece aiutato il suo bimbetto di quattro anni ad entrare nella vasca. Dopo qualche ora, alla presenza di Rav Colombo, egli ha avuto l'onore di porgere al papÓ l'anello con il quale consacrare la mamma sotto la chuppÓ. ╚ andata  meglio a Jonathan. I suoi genitori hanno concluso esami e colloqui il giorno prima del 17 di Tammuz e perci˛ si sono sposati solo dopo il 9 di Av [nel periodo tra questi due digiuni non si possono celebrare matrimoni, ndr.], ma Jonathan ha pazientato a nascere, tanto da consentirci di festeggiare il suo brit milÓ ed il pidion haben [riscatto del primogenito]. Essendo il suo papÓ nativo di Bacoli (Napoli) abbiamo chiesto a Giacomo Kahn di intervenire come cohen. Ne Ŕ venuta fuori una pantomima degna del teatro di Eduardo.

Fausta Carli Finzi

 

MikvŔ a Gamla (Galilea), I sec. a.C.

 

 

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