Purim

 

 

Ester provenzale

 di Emanuele Azzità

 

Purim è la festa del coraggio femminile, oltre che della speranza per il popolo ebraico. La regina Vashtì e la bellissima ebrea Ester sono le donne protagoniste di uno dei più noti libri della Bibbia. Vashtì verrà condannata per il suo rifiuto di assecondare il marito Assuero, che la sostituirà con Ester. Ester è ebrea, ma il re non lo sa. Dentro la stupidità festaiola di corte qualcuno trama per sterminare il popolo ebraico in cattività sotto il regno del re Assuero. Ester gli si presenterà, sfiderà il rischio e gli rivelerà il complotto di Haman. Tutti gli ebrei saranno così salvi e torneranno liberi.

La celebrazione di Purim è sempre stata accompagnata da allegria e da rappresentazioni teatrali nelle diverse lingue locali. La vicina Provenza ha una ricca tradizione in tal senso. Ne parliamo con la dottoressa Erica Baricci, una studiosa di idiomi ebraici, con particolare riferimento al giudeo-provenzale e al giudeo-italiano, che insegna Lingua e Cultura Ebraica all'Università Fondazione di Mantova.

 

Come nasce la lingua giudeo-provenzale?

Esattamente non si sa. Si tratta di una lingua locale, come lo yiddish che però ha avuto più fortuna di altre lingue ebraiche, ma anche voi in Piemonte avete il bellissimo giudeo-piemontese di cui parla anche Primo Levi ne Il sistema periodico. Sono idiomi che si sono formati nel Medioevo, quando gli ebrei in diaspora hanno cominciato a parlare le varie lingue locali, nelle quali hanno inserito anche parole ebraiche. Le prime testimonianze scritte di giudeo-provenzale risalgono al Medioevo, al sec. XIII circa. Inizialmente si tratta di traduzioni provenzali di parole ebraiche difficili. Nel XIV secolo appaiono i primi rifacimenti della storia di Ester, in un provenzale trascritto con l'alfabeto ebraico. In realtà il giudeo-provenzale vero e proprio si è assestato più tardi, ma oggi non è più usato.

 

Che rapporto c'è tra il giudeo-provenzale e l'occitano?

Sarebbe più corretto dire giudeo-occitano anziché giudeo-provenzale, poiché il provenzale è specificamente il dialetto occitano parlato nella regione della Provenza. Negli studi ebraici però si impiega d’abitudine il termine (giudeo-)provenzale per intendere genericamente la lingua d’oc in caratteri ebraici. Nel Medioevo il giudeo-provenzale era semplice lingua d’oc che, a differenza dei testi occitani cristiani, era trascritta in caratteri ebraici e comprendeva anche termini riferiti agli usi e alle tradizioni ebraiche. Col tempo il giudeo-provenzale si arricchì di espressioni idiomatiche e di una componente gergale. Ciò lo rendeva poco perspicuo per un non ebreo, anche a causa di alcune specificità fonetiche. Un cristiano di Provenza, di una conversazione in questo dialetto, pur afferrando qualche parola, non avrebbe capito tutto. Col tempo la componente ebraica divenne sempre più marcata.

 

Chi era Crescas de Caylar?

Crescas era un medico ebreo vissuto in Provenza nella prima metà del XIV secolo. Allora era una consuetudine per gli ebrei della Diaspora darsi anche un nome gentile, che spesso era la traduzione del proprio nome. Crescas, “Che accresca”, è la traduzione di Yosef. Di lui non si sa molto, tranne che tradusse in ebraico dal catalano un manuale di medicina di Arnaldo da Villanova. Scrisse anche un canto sinagogale per la festività di Purim, che racconta la storia di Ester. Suo pure un romanzo in versi in giudeo-provenzale sullo stesso tema. Il canto sinagogale era rivolto a un pubblico dotto e assolveva a una funzione celebrativa. Il poemetto invece, nella lingua parlata, abbondava di modi dire popolari ed era improntato alla comicità.

 

Nel libro di Ester re Assuero è visto come un re autoritario, invece Crescas lo descrive come un po' grullo. Ciò si riconduce a una concezione tipicamente ebraica del potere?

Questo aspetto trascende la cultura giudeo-provenzale ed è presente nella maggior parte delle traduzioni e dei rifacimenti della storia di Ester nei vari idiomi ebraici; anche in un bellissimo testo tardo medievale in giudeo-piemontese che sta studiando la mia professoressa e che deve ancora essere pubblicato. I rifacimenti non si basavano solo sulla storia di Ester così come è nella Bibbia, ma anche su vari dettagli narrati dal Midrash, ossia l’insieme dei commenti che integrano e spiegano il testo biblico. Nel Midrash re Assuero è spesso visto come non particolarmente acuto, tendente alla follia e manipolabile. La figura autoritaria incuteva paura, un re poteva decidere tutto, della vita e della morte dei suoi sudditi ebrei. Rendere comica la figura di Assuero esorcizzava la paura e riequilibrava le sorti, mostrando quanto il potere umano sia comunque limitato e relativo rispetto a Dio. Inoltre tutti i rifacimenti della storia di Ester per Purim sono pensati per far ridere. Purim è la festa dell'allegria per eccellenza. La figura di Assuero, come re sciocco, suscita risate.

 

C'erano strani personaggi in quelle rappresentazioni: servi che avrebbero dovuto avvelenare Assuero. La loro lingua nessun la conosceva, così almeno credevano. Però c'era Mardocheo che tra le settanta lingue che parlava conosceva anche la loro!

Questa scena compare nell’opera teatrale di Mardoché Astruc, un rabbino provenzale del '600 che forse conosceva il testo di Crescas. In una scena della pièce secentesca, due servitori complottano per uccidere Assuero comunicando tra loro in una lingua misteriosa che però Mardocheo riesce a capire.

 

Mardocheo è il rovescio di Babele?

Nella tradizione ebraica vari personaggi, noti per la loro saggezza, sanno parlare le settanta lingue che erano quelle di Babele, come se riassumessero in se stessi la varietà umana creatasi con la torre di Babele.

 

Ester è emblematica per le donne.

È il mio personaggio preferito. Ha affrontato e superato tantissime difficoltà. Sappiamo che era un'orfana cresciuta da Mardocheo e che essendo la più bella del reame, come in ogni fiaba, è diventata regina.

A un certo punto Ester manifesta tutta la sua paura a Mardocheo. “Guarda - gli dice “io non posso presentarmi al re senza invito, perché sarò uccisa!”. Mardocheo le risponde “fai quello che vuoi! La speranza e la salvezza, se non tramite te, arriveranno da qualche altra parte”. In questa scena c'è tutta la difficoltà psicologica di fare una scelta di coraggio. Il coraggio vero c'è quando si percepisce la paura e la si supera! Esistono anche commenti non favorevoli a Ester per le sue ambivalenze, come il fatto di essere andata in moglie a un non ebreo. Non a tutti è piaciuto che Ester sia l'eroina della storia. C'è anche chi ha puntato più su Mardocheo definendolo il vero protagonista e riducendo il ruolo di Ester. Ciò rende questa donna ancor più interessante.

 

La storia però fa ridere fin dal principio.

All'inizio Vashtì, la regina moglie di Assuero, si comporta in modo insolente non obbedendo al marito. Qui assistiamo alla famosa scena in cui i consiglieri dicono al re “Devi punirla! Che sia un esempio per tutte le donne!

 

Erano molto preoccupati.

La scena è enfatizzata in senso comico nelle diverse versioni per trascinare alla risata. Nel testo di Crescas, per esempio, il consigliere suggerisce al re di punire Vashtì per tenere le donne sotto controllo, altrimenti, dice in provenzale, vorranno portare i pantaloni: elas voldran portar las braias. Dopo trecento anni, nella pièce teatrale di Mardoché Astruc, ritroviamo la stessa espressione: leis femmes pourtarien leis causses! E infine, essa appare anche nel testo giudeo-piemontese (il cui manoscritto è conservato alla British Library n.d.r): e dar esempio ai dòni falsi/ che vogliono portar li calsi. Le tradizioni emigrano con le comunità, così si è impiantata anche in Piemonte questa espressione.

 

Armand Lunel riprese il tema attualizzandolo nel sec. XX.

Armand Lunel agli inizi del secolo scorso constatò che la lingua delle sue radici, come la cultura degli ebrei di Provenza, andava perdendosi per la scomparsa dei ghetti e la conseguente assimilazione.

 

La sua lingua era il shuadit?

Sì, questo è uno dei nomi con cui si indica la fase moderna del giudeo-provenzale. Lunel si attivò per salvare questa eredità. È anche considerato l'ultimo parlante effettivo di questa lingua. Tra le sue opere c'è l’opéra bouffe Ester de Carpentras. In essa Assuero è proposto nella figura di un vescovo. Durante la rappresentazione teatrale organizzata per la festa di Purim varie vicende sono intentate per nuocere agli ebrei, ma alla fine sarà proprio l'attrice che interpreta Ester a scongiurare il pericolo perorando la causa della comunità ebraica presso il vescovo. La storia antica si rispecchia in quella moderna. C'è ironia, ma anche una dolcezza malinconica che dà all'opera una particolare modernità. Un alone di simpatia circonda alla fine il vescovo-Assuero. Lunel fa quasi un'analisi psicologica dell'uomo venuto da Roma e che un po' si innamora di quell'Ester provenzale.

 

Il teatro serviva per spiegare la Bibbia.

È un precetto di Purim leggere la Meghillà e commemorare gli eventi che hanno portato alla salvezza il popolo ebraico. Ma non basta soltanto leggere, occorre anche che tutti capiscano il massaggio. Così la storia di Ester, più di qualsiasi altro testo biblico, è stata tradotta, commentata e spiegata con vari metodi. La storia di Ester infonde ottimismo e speranza perché dimostra come la salvezza sia sempre possibile. Soprattutto per la storia ebraica, segnata da tragedie e difficoltà. Avere ogni anno Purim è stato nel corso dei secoli anche un sostegno psicologico. La necessità di insistere per la sua comprensione sta nel suo unico e straordinario senso di forza che è capace di trasmettere.

 

L'ebraismo-piemontese non è molto mistico. E quello provenzale?

La mistica ebraica è nata in Spagna per poi trasferirsi proprio in Provenza dove ha avuto una fioritura notevole. Quando vi arrivò la filosofia di Maimonide, si formarono due fazioni rivali: i razionalisti pro-Maimonide e i mistici. Era il XII-XIII secolo, ma quella dualità si è conservata per molto tempo. L'ebraismo italiano non si è lasciato molto andare sul lato mistico. Il Piemonte ha seguito la stessa strada.

 

Emanuele Azzità