Libri

 

 

Oltre il Nome
Storia degli ebrei stranieri deportati dal campo di Borgo San Dalmazzo

 di Beppe Segre

 

Il progetto

Dopo una ricerca storica durata quasi dieci anni, è ora pubblicata la storia dei 334 ebrei, profughi da ogni parte d’Europa, obbligati alla residenza coatta a St. Martin Vésubie, scesi nelle vallate cuneesi nel settembre 1943 nell’illusione che in Italia la guerra fosse finita, rinchiusi nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo, e di qui deportati ad Auschwitz. Dalle ricerche fino ad oggi effettuate, di questi i sopravvissuti risultano trentanove, con la fatica e il dolore di “riuscire a ricostruire una vita piena dopo aver visto con i propri occhi a che livello di male possano scendere gli esseri umani e dopo averlo subito quel male, nella propria carne. Tutti quei trentanove certamente ci provarono. Non tutti ci riuscirono”.

Per completezza ricordiamo che altre centinaia di ebrei provenienti da St. Martin Vésubie trovarono aiuto e riuscirono a salvarsi grazie all’opera di Don Raimondo Viale e Don Francesco Brondello, Giusti tra le Nazioni, che si prodigarono instancabilmente nell’assistenza agli ebrei nascosti nelle montagne, organizzando una rete di sostegno di sacerdoti e di parrocchiani, distribuendo i contributi in denaro ricevuti dalla Delasem, documenti falsi e conforto morale, organizzando il trasporto di molti verso la Svizzera e il sud dell’Italia, ed alla generosa ospitalità offerta dalla popolazione delle valli.

 

 

Le autrici

Di Adriana Muncinelli conoscevamo in particolare, tra i suoi tanti lavori finalizzati allo studio ed alla riflessione sulla Shoà, Even, la pietruzza della memoria, sull’applicazione delle leggi razziali nella provincia di Cuneo; di Elena Fallo, giovane ricercatrice, appassionata storica dell’antisemitismo, il saggio storico Antisemitismo in America - Storia dei pregiudizi e dei movimenti anti-ebraici negli Stati Uniti da Henry Ford a Louis Farrakhan.Due ricercatrici, due storiche, specializzate sui temi della memoria e impegnate a vario titolo nella didattica della Shoà, con una partecipazione commossa alle vicende degli uomini e delle donne, dei vecchi e dei bambini sradicati dalle loro abitazioni, deportati, massacrati.

Degli stranieri in fuga dalla Francia nelle vallate cuneesi conoscevamo i dati anagrafici, già presenti nel saggio di Alberto Cavaglion Nella Notte Straniera, e che sono iscritti nel Memoriale della Deportazione situato nella stazione ferroviaria di Borgo San Dalmazzo, ma poco di più. Era necessario, per centinaia di vite troncate, innanzitutto verificare e correggere la grafia imprecisa con cui erano stati registrati nel 1943 nomi di persone e località di provenienza, e poi scavare nella storia, ricostruire vicende, restituire ai nudi nomi umanità e sentimenti.

Con il libro Even, Adriana Muncinelli aveva portato la sua pietruzza in memoria degli ebrei residenti nella provincia di Cuneo, ora le due scrittrici, dopo aver lavorato per anni con sacrificio e generosità, portano la pietruzza della memoria a tante vittime senza tomba, restituendo loro la voce perché possano raccontarci la propria vita.

       

Libro di Storia

Oltre il Nome è un libro di Storia, una rilettura della storia d’Europa, indietro nel tempo, a partire dalle legislazioni dello Zar Nicola I e dell’Imperatore Francesco Giuseppe, fino alla conclusione della seconda guerra mondiale. Un’analisi della storia dell’Europa che contemporaneamente è anche uno studio documentato e approfondito sulla storia dell’antisemitismo moderno nei vari paesi d’Europa.

Ci ricorda in Russia la feroce politica degli Zar, volta ad assimilare gli ebrei alla società russa, bloccando ogni manifestazione di identità ebraica e sfruttando il terrore: circa 600 pogrom insanguinarono la Russia tra il 1905 e il 1906. Ci descrive Vilnius, polo culturale di prima grandezza, e i suoi territori occupati prima dai Tedeschi, e poi sfondo della guerra russo - polacca.

Per quanto riguarda Kishinev, nell’attuale Moldavia, leggiamo delle tensioni con la minoranza rumena, e del tremendo pogrom del 1903. Dell’Ungheria veniamo a sapere che i pogrom antisemiti sono considerati da gran parte degli ungheresi la giusta punizione per le colpe di cui gli ebrei si sono macchiati con il tentativo di prendere il potere con Béla Kun.

Anche nella pacifica Svizzera, dove l’emancipazione era stata ottenuta, a denti stretti, solo nel 1874, circolavano pregiudizi antiebraici. Il capo della Police Fédérale des Ėtrangers dichiarava nel settembre 1942: “Non bisogna dimenticare che molti ebrei sono soggetti pericolosi per le nostre istituzioni… Sono abituati a condizioni di vita nelle quali il loro istinto affarista può avere libero corso”.

La storia dell’Europa è una storia dell’antisemitismo.

 

Libro di storie

Oltre il nome è un libro di storie, di storie di individui e di famiglie. Di ognuno dei 334 ebrei stranieri in fuga attraverso l’Europa, le autrici, con un enorme impegno, si propongono di ricostruire le vicende. Consultano archivi europei e israeliani, cercano i familiari delle vittime con cui stabiliscono duraturi contatti, utilizzano i data base di Yad Vashem, del Mémorial de la Shoà di Parigi e della Shoah Foundation, traducono spezzoni di interviste disponibili su youtube, adottando le metodologie scientifiche della ricerca storica e le tecnologie più moderne offerte dall’uso della rete.

Senza l’inquadramento storico e politico non si capirebbero i provvedimenti antisemiti, senza riflettere sui sentimenti e sul comportamento di ogni persona, ci limiteremmo a numeri, a statistiche, senza comprendere l’enormità della sofferenza, senza riconoscere di ogni vittima il coraggio e la dignità.

 

Confronto con l’attualità

Confessano le autrici che la distanza tra il presente in cui scrivono e il passato oggetto del lavoro si faceva ogni giorno più ridotta, così terribilmente ridotta da rendere la scrittura qualche giorno terribilmente insopportabile. I verbali della Conferenza di Ėvian, in cui nel 1938 le nazioni più ricche della terra discutevano su come ripartire l’assorbimento degli ebrei braccati dai nazisti, sono terribilmente simili alle riunioni del Parlamento Europeo che cercano, senza successo, di stabilire le quote dei migranti da accogliere. Oggi come allora le democrazie non riescono a concordare una strategia comune, nell’indifferenza generale, come se la tragedia di milioni di persone non li riguardasse.

 

Una parola importante: “Dipende”.

“Dipende” Le autrici immaginano così abbia risposto la quasi totalità degli internati a Borgo alla domanda di quale fosse la loro nazionalità.

E vanno avanti con un sorriso (la satira alla burocrazia sempre incapace di capire, spesso crudele, torna molte volte nel libro): A quale Stato appartengo? Oppure a quale Stato apparteneva il posto dove sono nato quando sono nato? Oppure, a quale stato quel posto appartiene oggi?

Un puzzle di nazioni, lingue, legislazioni, mutevoli permessi di soggiorno e divieti, in turbolento movimento.

Un ebreo si poteva solo definire come staatlos, heimatlos, apatrid, apolide, uno senza patria e senza diritti. Un ebreo? Sì, appunto, un Ebreo.

Dalla constatazione della secolare dispersione, dell’emarginazione in ogni nazione, dell’oppressione in quanto ebrei, emerge il riconoscimento dell’identità nazionale del popolo ebraico, un popolo senza diritti alla ricerca di una Terra promessa.

 

Le autrici esprimono i loro sentimenti

Le autrici non rimangono estranee alle vicende che studiano, e spesso fanno sentire la loro voce.

Nel venire a contatto con una storia così atroce, emergono nelle autrici passioni di rabbia, dolore, incredulità.

A volte anche solo con una parola. Un esempio: nell’Impero Tedesco di fine ‘800, il programma del partito conservatore, che appoggiava Bismark, recitava: “Combattiamo l’influenza invadente e disgregante degli ebrei sulla vita del nostro popolo”. Le autrici evidenziano, sarcasticamente, che l’appello fu accolto per esempio in Sassonia con il 43% dei voti, regione “dove la popolazione ebraica rappresentava nientemeno che lo 0,25% del totale”. Quel nientemeno esprime un giudizio e un sentimento.

 

Conclusioni

Nell’indagare la vita di tante persone, le autrici hanno sempre usato rispetto e pietà.

Per rispetto e pietà si sono soffermate ai bordi del lager di Auschwitz, “senza osare penetrarvi. Perché solo chi l’ha vissuta può veramente comprendere e comunicare. Gli altri possono solo, con umiltà e con pena, ascoltarla. Immaginarla, sapendo che mai capiremo davvero fino in fondo”.

Adriana Muncinelli ed Elena Fallo hanno lavorato, con competenza e affetto, perché il ricordo di 334 vittime, a volte definite affettuosamente “i nostri ebrei”, non andasse perso, perché potessimo udirne le voci e conoscerne le vicende, sentire i loro sentimenti e comprendere la forza e la dignità con cui hanno lottato.

Ed è per questo che le ringraziamo, commossi.

Beppe Segre

 

Oltre il nome : storia degli ebrei stranieri deportati dal campo di Borgo San Dalmazzo / Adriana Muncinelli, Elena Fallo. - Aosta : Le Château, 2016. - 716 p. ; 21 cm.

 

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