Libri

 

 

È solo un cane (dicono)

di Silvana Calvo

 

Succede talvolta che un piccolo libro susciti molte cose da dire perché le implicazioni sono tante. Questo è sicuramente vero per l'ultimo romanzo di Marina Morpurgo: È solo un cane (dicono). Forse chiamarlo "romanzo" è improprio perché il libro ha una struttura insolita dovuta certamente al modo nel quale il libro è nato e si è sviluppato. Perché in realtà è nato a "furor di popolo del web" per poi prendere un piega diversa dal previsto.

Per raccontarne la genesi dobbiamo partire dall'autrice, Marina Morpurgo, costretta dalle ristrutturazioni editoriali ad abbandonare il mestiere di giornalista e a inventarsi una nuova individualità professionale quale traduttrice e scrittrice. Dopo che i figli ormai adulti hanno trovato ognuno la propria strada, lei è rimasta sola con il suo cane Blasco. Un cane certamente speciale: un timidone con due occhioni languidi, un simpatico nasone e, soprattutto, con un immenso affetto (ricambiato) per la sua Marina.

Nell'autunno del 2015 una visita dal veterinario per un disturbo banale ha un esito inaspettato: una diagnosi di carcinoma maligno al bacino. Marina comunica la notizia in facebook con parole tali da suscitare empatia e solidarietà dei molti suoi amici. E di amici lei ne ha tantissimi, 5000, il massimo consentito. Così noi (beh sì, ci sono anch'io tra i suoi amici) abbiamo seguito passo per passo la lotta di Marina per cercare di salvare il suo cane: la ricerca di una istituzione in grado di curarlo, l'intervento chirurgico, poi il trasloco a Colico, la ripresa sorprendente, e in seguito le fantastiche avventure del cane a tre zampe: le corse in riva al lago e in montagna nonché un appassionato innamoramento della cagnetta del giardino accanto. Tutte cose che Marina ci raccontava con affettuoso umorismo. Ciò che molti amici del Web chiedevano a gran voce era la trasposizione in libro di queste storie.

Ma nel frattempo sono successe altre cose dolorose: la salute dei suoi genitori si è deteriorata e nell'estate del 2016 sono morti entrambi nel giro di un mese. Un periodo veramente triste, generatore di pensieri profondi che, a questo punto, hanno spinto Marina a concentrarsi sul passato della sua famiglia. Un passato, condizionato dalle persecuzioni naziste, di cui in casa si era sempre parlato poco e in modo molto riduttivo. La coinvolgeva emotivamente soprattutto la storia della famiglia della madre salvatasi in un paesino della Toscana, Gambassi, ospitata in una chiesa in disuso trasformata dal parroco, don Italo Ciulli, in ricovero per anziani e per gente in pericolo. Così nella bacheca di Marina, oltre ai "post" su Blasco che per una strana combinazione del destino era nato proprio a Gambassi, ne sono apparsi molti altri, corredati da vecchie fotografie di famiglia riemerse dal passato.

No, a quel punto Marina non poteva più scrivere solo la storia di Blasco, come si aspettavano i suoi amici, ma doveva integrare e dare un senso a tutto quanto le stava succedendo in quei mesi tormentosi. Così la prima parte del libro è costituita da una serie di fotografie le cui didascalie raccontano il destino dei suoi parenti: di chi ha perso la vita nella Shoah e di chi, in modi diversi ha potuto salvarsi, come i nonni Bassani, Irma e Guido, con sua madre Cecilia e la zia Silvia, nascosti a Gambassi; come il padre Mario rifugiato in Svizzera e come diversi altri parenti esuli in America. Nella seconda parte viene ripercorsa la storia della malattia di Blasco.

Ma c'era un elemento che inglobasse tutto? Marina sentiva che doveva esserci qualcosa che creasse un'unità. Ed è stato al funerale del padre - quando ormai il libro era già in tipografia - che è arrivata l'illuminazione.

Sono state le parole di un rabbino presente alla cerimonia a rivelarle cosa legava tutte le vicende che stava vivendo e rievocando: «Siamo sulla terra per fare una differenza», ossia, non siamo sulla terra per niente, ma per assolvere un compito, «rendere il mondo un po' meno malvagio». Il fattore unificante era dunque la presenza costante di persone che hanno fatto, o stavano facendo qualcosa per rendere il mondo meno brutto: chi fornendo un nascondiglio ai perseguitati, chi dando un sostegno e un sorriso nell'accudire i genitori anziani, chi comprendendo e accettando il fatto che (anche) per un cane si può soffrire ed essere in pena.

Silvana Calvo

Marina Morpurgo, È solo un cane (dicono), ed. Astoria/Assaggi, Milano 2016.

 

Marina Morpurgo con Blasco

 

 

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