Lettere

 

I miei giornalini

 

Da piccolo mi veniva il batticuore quando mi arrivava il Corrierino Dei Piccoli, e poi Topolino.

Dopo la guerra mi illuminavo per l’immensa rivista patinata delle truppe americane VICTORY, e poi, per le pagine tipografiche gualcite de “Il calendario del Popolo”, e poi del mensile HECHALUTZ, poi per i commenti alla Parashah.

Poi “Il Ponte”, poi “Civiltà delle Macchine”, poi Linus, poi “Le Scienze”, poi “Sistemi intelligenti”. Poi è sparito il batticuore, anche se non ho smesso di leggere periodici.

Non è sparito perché il batticuore amoroso è proseguito, e continua, per Ha Keillah: una finestra da cui, affacciandosi fuori, si vede il panorama a 360 gradi, bello o brutto che sia.

Nei tempestosi anni Cinquanta gli operai Fiat andavano al lavoro ostentando nella tasca della giacca il quotidiano “L’Unità”.

Come si può oggi ostentare Ha Keillah in quest’epoca di giubbotti con lo zip?

 

Aldo Zargani

 

Louis Kahn,
Salk Institute for Biological Studies, La Jolla (San Diego), California

 

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