Ricordi

 

 

Paolo De Benedetti

 

Paolo se n’è andato e non vedremo più quel suo sorriso un po’ sornione, dolce e limpido, ma lo abbiamo nel cuore.

È stato un uomo di confine come è caratteristico di tutti gli ebrei, anche se lui ebreo non era. Suo padre è stato l’ultimo di una lunga catena della famiglia della comunità ebraica astigiana: Lebeit Barukh. Cioè De Benedetti. La sua mamma invece aveva origini in una famiglia molto cattolica e Paolo non ha voluto tradire né l’uno né l’altro, e con la sorella Maria ha sempre frequentato la Chiesa in modo serio e a volte critico, cercando nei testi tutti gli appigli per evidenziare la certa ebraicità di Gesù. Nei suoi studi si è dedicato alla ricerca degli strumenti che gli permettessero una conoscenza approfondita dei testi biblici: dall’ebraico biblico all’aramaico, al greco e al latino. Nel suo lungo percorso di docenza, che affiancava al lavoro accuratissimo in editoria in Bompiani e poi in Garzanti, ha insegnato ebraico biblico e cultura tradizionale ebraica ad una schiera di studenti e studentesse che compongono oggi una parte importante di chi si vuole impegnare nel dialogo ebraico-cristiano.

La sua produzione comprende molti libri e articoli, e un numero infinito di interventi ai convegni: nel 1974 ha pubblicato La chiamata di Samuele, nella cui premessa scrive “L’autore, che se dovesse dichiarare la propria fede si definirebbe giudeo-cristiano, non crede di avere scritto cose originali, e non lo vorrebbe, perché il suo proposito è stato di leggere e non di inventare risposte: ma spera vivamente di non essere considerato un autore di meditazioni. La sua professione di fede spiega la parte che hanno qui l’Antico Testamento, potente correttivo al pietismo cristiano, e il giudaismo che lo accompagna in esilio nella ecclesia gentilitatis”. E qui sta la sua originalità, non essersi fermato alle letture bibliche, ma essersi tuffato in tutta la produzione ebraica postbiblica ad iniziare dai Maestri farisei, per una lettura “giusta” (cioè esente da ingiustizia) della Bibbia, specie dell’Antico Testamento.

Con la grande famiglia ebraica De Benedetti, Paolo e Maria hanno sempre mantenuto un rapporto affettuoso che si esprimeva al meglio nelle serate del Seder di Pesach.

È stato per me e per Amos - ma anche per i nostri figli - un grande amico e un affettuoso compagno di strada nel nostro raccontarci nel dialogo ebraico-cristiano, che ha implicato per noi stessi una costante ricerca, uno studio approfondito nel rispecchiamento con l’altro, iniziato con il commento alla Parashà settimanale nella nostra casa di Asti nel lontano 1977 … e ancora in itinere.

Che il ricordo di Paolo sia di benedizione.

 Laura Voghera Luzzatto

 


 

Quasi novantenne, l’11 dicembre nella Asti sua e dei suoi avi, è scomparso Paolo De Benedetti: uno tra i massimi biblisti della nostra epoca, sorretto da una fede profonda ed originale che gli ha permesso di conciliare l’ebraismo ereditato per via paterna con il cattolicesimo materno; animo gentile e amico degli animali, lo vogliamo ricordare un suo componimento poetico “in forma di riv” (contesa talmudica).

 

Nicky-Pierino gatto buonissimo

Sul cuscino di nuvole bianche

la bianca Pucchia ti aspettava. E ora

lecca la tua testolina graziosa,                      

e tu con gentile gorgoglio

le racconti di noi che aspettiamo.

O Signore, è questa l’alleanza

fatta da te con uomini e animali                   

dopo il diluvio, che non mandi più

perché altre vie ci sono per morire?  

Se non prometti che lassù vedrò

anche Flock, anche Cino, Dick e Lilla,         

Puck e Babù e Fufi e tutti i mici

e le micie e la Pucchia e lo stornello 

e gli angeli quadrupedi che qui

ci rendono amabile la vita,                

se non prometti che vedrò anche loro,

ti restituisco la resurrezione               

e resto nel mai più dello sheol.

Che il suo desiderio possa essere soddisfatto!

                                                                                                                                             T.L.


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