Israele

 

 

 

Affare del secolo o catastrofe?

 

di Dan Rabà

 

Il Piano di pace di Trump, definito dallo stesso "L'affare del Secolo" è una catastrofe per il Medio Oriente. È una mina vagante destinata a far scoppiare il traballante equilibrio nella regione. 

Per l'ennesima volta per le sconsiderate posizioni americane qui in Israele si paga con una rinnovata violenza, scontri di piazza, terrorismo, e reazioni della Polizia e dei Corpi Speciali. Si tratta di una provocazione nei confronti dei palestinesi in quanto tutte le posizioni sono in favore di Israele e contro le richieste arabe (non che io appoggi al 100% le richieste arabe, ma in una trattativa si deve cercare un compromesso e non la totale resa di una parte in cambio di un pugno di dollari e la promessa di ingenti investimenti.)

Gli americani speravano che le nazioni arabe loro alleate facessero pressione sui palestinesi per accettare "l'affare" ma queste nell'incontro della Lega Araba hanno rifiutato il piano e appoggiato la rabbiosa replica di Abu Mazen. Il risultato ora è un rinnovato scontro diplomatico e di piazza dei palestinesi. 

Per Netanyahu si tratta di giocare la sua ultima partita per il potere. Per lui tutto è campagna elettorale e questo "affare" doveva fargli fare una bella figura, con la dichiarazione di annessione della Cisgiordania appoggiata dagli Usa; senza minimamente tener conto della reazione della Giordania. Sono gli americani che si sono resi conto che la situazione stava uscendo dai limiti necessari e che hanno frenato l'entusiasmo del Primo Ministro imponendo che l'annessione fosse sancita da una commissione apposita dopo le elezioni in Israele.

Ma la presentazione del piano ha diviso la destra e i "coloni". Infatti tra le righe dell’“affare” si legge che in un futuro remoto sarà creato uno stato palestinese disarmato e sotto controllo israeliano con alcuni scambi di territori. La destra più rigida si è subito dichiarata contro il piano per non cedere "nemmeno un centimetro di terra", mentre la destra moderata si è dichiarata disposta ad un’annessione subito in cambio di uno stato in un futuro remoto (possibilmente mai). 

Il partito dell'Alternativa: Kahol Lavan, non ha fatto una bella figura. Gantz ha dichiarato che il piano può essere una base per le trattative, e che l'annessione è possibile ma dopo le elezioni. Ha detto inoltre che il piano deve essere discusso con i palestinesi.

Il punto debole del Kahol Lavan è il suo rapporto con il Partito Arabo Unificato, col quale esplicitamente non vuole fare un governo ma che forse potrebbe appoggiare dall'esterno un governo di minoranza. I parlamentari del Partito Arabo Unificato hanno messo subito in chiaro che Gantz per avere l'appoggio esterno deve rivedere la sua posizione rispetto alla possibile annessione dei territori.

Nonostante le polemiche e le baruffe provocate dall'”affare del secolo" i sondaggi confermano il pareggio delle parti e l'impossibilità di formare un governo che non sia di alleanza tra Likud e Kahol Lavan (ciò che la popolazione desidererebbe).

 

Dan Rabà

10 febbraio

 

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