Giovani

 

 

I torinesi e l'UGEI oggi

 

Il Consiglio UGEI (Unione Giovani Ebrei d’Italia, che coinvolge giovani dai 18 ai 35 anni) quest’anno è composto da sette membri, provenienti da diverse città d’Italia, eletti durante il XX Congresso Nazionale tenutosi a Firenze a dicembre. Di seguito, un riassunto delle principali deleghe e cariche statutarie assegnate a ciascun consigliere, approvate all’unanimità dal neoeletto Consiglio.

DAPHNE ZELNICK, di Milano, tesoriere e responsabile dei rapporti con la Comunità di Milano.

GIULIA CIOLLI, di Firenze, responsabile per la Comunicazione, HaTikwà (organo di stampa dell’UGEI) e dei rapporti con la Comunità di Firenze.

GIULIA SANTORO, di Torino, incaricata per le Piccole Comunità, partecipazione e percorsi di inserimento, dialogo interreligioso e relazioni con la Comunità di Torino.

DAVID FIORENTINI, di Siena, vice-presidente, direzione esecutiva, rapporti internazionali, Advocacy for Israel e lotta all'antisemitismo.

BRUNO SABATELLO, di Roma, rapporti con l’UCEI e commissioni, rapporti con i movimenti giovanili, percorsi di inserimento, referente per l’organizzazione del campeggio invernale.

KEREN PERUGIA, di Roma, direzione esecutiva, rapporti con la Comunità di Roma e rapporti con la Giovane Kehilà (movimento giovanile della comunità italiana in Israele).

SIMONE SANTORO, di Torino, presidente, responsabile per i rapporti con le Istituzioni italiane, con EUJS (European Union of Jewish Students) e WUJS (World Union of Jewish Students).

Quest’anno abbiamo di nuovo, dunque, due consiglieri torinesi (era accaduto due anni fa con Alessandro Lovisolo e Simone Israel) e per questo abbiamo voluto cogliere l’occasione per chiedere di raccontarci la loro esperienza di giovani torinesi impegnati nella realtà ebraica nazionale.

 

Incominciamo dal Presidente: Simone, raccontaci un po' della tua esperienza all'UGEI: l'hai vista cambiare negli ultimi anni? Da dove è partito il desiderio di diventare presidente UGEI? Ci pensavi già da un po'?

Iniziai a frequentare l’UGEI a diciott’anni, il primo evento a cui partecipai fu un Congresso a Firenze. È peculiare come primo approccio, perché le sensazioni sono ovviamente contrastanti: da un lato l’assidua partecipazione dei ragazzi più navigati, la voglia di disquisire e dibattere, decidere e valutare; dall’altro, il desiderio di riunirsi, di festeggiare, di divertirsi e di condividere.

Ricordo molto bene le mie impressioni, soprattutto la gioia di vivere i molti aspetti quotidiani dell’ebraismo con altri ragazzi, di potermi confrontare in un contesto collettivo al di là del materno ambiente cittadino con il suo tepore casalingo.

Il desiderio di mettermi in gioco è sempre stato forte, sin dalle prime esperienze in UGEI; un po’ per carattere, un po’ perché ho sempre considerato l’associazionismo ebraico un aspetto cruciale della nostra comunità umana e una ricchezza alla quale val la pena dedicarsi. Ciò nonostante, per alcuni anni ho “represso" questo slancio per due ragioni fondamentali, cioè l’entità dell’impegno che il Politecnico richiedeva durante la Triennale in ingegneria e la volontà di vivere l’UGEI da semplice partecipante, per meglio conoscerne le dinamiche.

Poco più di un mese prima del XX Congresso, ricevetti una telefonata, nella quale mi fu riferito che alcuni ragazzi e ragazze volevano propormi questa avventura.

Ero appena tornato da un anno di master a Barcellona e avevo in programma un internship a Tel Aviv per i mesi seguenti, appena conclusa la magistrale al Poli; risposi dunque che l’idea mi piaceva molto, che la tentazione era forte e che ci avrei riflettuto su. È bastata un po’ di insistenza. Come è andata lo sapete… A furia di rimandare, poi l’opportunità non si ripresenta. Io non volli più rimandare.

Ad oggi sono molto felice di come stiamo lavorando assieme, siamo un Consiglio coeso e tutti s'impegnano di buon grado. Certo, sono passati meno di due mesi (anche se, per la mole di lavoro, sembra mezzo anno!), ma le prospettive sono davvero ottime! Siamo un gruppo eterogeneo, stiamo imparando a conoscerci e a ottimizzare i nostri sforzi. C’è molto rispetto dei ruoli di ciascuno di noi e gratitudine per il lavoro altrui.

Grazie alla responsabile Giulia Ciolli e ai ragazzi di HaTikwà, i quali propongono con costanza contenuti di assoluta qualità, il giornale ha raggiunto risultati importantissimi mai ottenuti in precedenza, e senz’altro questo è solo l’inizio. Stiamo organizzando un ciclo di appuntamenti per il venticinquesimo compleanno di UGEI, shabbatonim nazionali e internazionali in diverse città d’Italia e iniziative di carattere culturale e divulgativo. Insomma, tanti progetti, tanta voglia di fare bene. Provare per credere! Quando? All’evento di Purim, dal 13 al 15 marzo a Torino, il primo appuntamento nazionale (e internazionale) dell’anno [L’evento è poi stato annullato a causa del coronavirus, ndr].

Certo anche tu, Giulia, ti sei messa subito alla prova, appena diciannovenne, primo anno all’università e subito consigliera, tutte decisioni molto importanti; come ti senti a essere la più giovane?

Essere consigliera è una grande soddisfazione e mi ritengo fortunata di aver avuto quest'opportunità. Inoltre l'età non penso conti molto in quanto è il gruppo il fattore più importante. Siamo un team di consiglieri molto eterogeneo e penso sia un arricchimento per tutti noi. Mi sono detta: "Se lo vuoi fare adesso, perché porti limiti?”, penso non ci sia mai "il momento giusto" per fare qualcosa. Bisogna infatti sentirlo dentro e avere grinta e buona volontà mettendo tutte le carte che abbiamo a disposizione.

Come ti sei avvicinata all'ambiente UGEI? Cosa ti ha dato la spinta a voler diventare subito consigliera?

Frequentare l'UGEI mi ha dato l'opportunità di espandere i miei orizzonti in ambito ebraico e sentirmi parte integrante di un gruppo composto da una moltitudine di personalità diverse e da giovani provenienti da tutta Italia! Sono soddisfatta di quello che ho vissuto con l'UGEI finora e devo ammettere che la mia idea di candidarmi a consigliera è maturata con il tempo frequentando due shabbatonim organizzati dai precedenti Consigli. Ho sentito l'improvviso desiderio di voler fare qualcosa nel concreto per l'ebraismo italiano. 

Ho notato che si registra spesso una bassa partecipazione da parte dei ragazzi delle grandi comunità; come mai i giovani delle comunità più piccole sembrano sentirsi maggiormente coinvolti dall'UGEI rispetto ai membri delle comunità più numerose? Sapete spiegare questa situazione? C’è modo di cambiarla? Ci state lavorando?

S: In linea di massima, l’osservazione è corretta; d’altro canto, la situazione sta cambiando negli ultimi tempi. Stiamo lavorando assiduamente su questo aspetto, approcciandolo da un punto di vista intimo, concettuale. Il messaggio che deve passare è che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che ciò che ci unisce è potenzialmente molto più di quanto ci divide. La demografia non aiuta l’ebraismo italiano; se questo non bastasse a creare coesione, vanno stimolati la curiosità nei ragazzi, il desiderio di confrontasi tra loro, il bisogno di condividere la gioia dell’ebraismo e di compattarci dinanzi alle minacce. In termini pratici, proporre un’offerta variegata, una programmazione eterogenea, opportunità di networking e di approfondimento, momenti memorabili di svago ed esperienze nuove.

Senz’altro per i ragazzi delle piccole e medie comunità esiste un fattore necessità, ovvero l’impossibilità di vivere una quotidianità caratterizzata da ebraicità, spesso non percepito a Roma e Milano, ove a volte vige un senso di autosufficienza. Comunque, visto l’andamento delle iscrizioni all’evento di Torino già dopo poche ore, sembra che il sentiero imboccato possa essere quello giusto.

G: Le comunità medie hanno un bisogno immediato di giovani che supportino il loro operato. Purtroppo la piccola realtà dell'ebraismo fuori da Roma e Milano (che presentano una grande vita ebraica) è molto ridotta. Abbiamo un grande bisogno di giovani e di ebraicità nelle piccole comunità. Agire nel concreto organizzando lezioni con il rav, cene di Shabbat ed eventi durante le festività è la chiave per smuovere la situazione stagnante che circonda queste realtà.

 

Simo, in che modo senti che l'UGEI oggi sia un'istituzione che rappresenta i giovani ebrei italiani? Qual è il ruolo e lo scopo dell'Unione oggi?

Spesso ci si rende conto di quanto l’UGEI abbia un ruolo fondamentale nell’ebraismo giovanile italiano solo dopo aver partecipato a un evento, aver approfondito le iniziative, aver colto un’opportunità, aver stretto amicizie o intrapreso relazioni. Il nostro compito è quello di far conoscere tutti questi aspetti, assieme a molti altri, agli oltre 4000 ragazzi che rappresentiamo a livello istituzionale.

L’UGEI porta la voce dei giovani ebrei italiani nei palazzi istituzionali, interviene quando nelle università si organizzano eventi antisionisti menzogneri e diffamatori, favorisce la partecipazione alla vita ebraica nazionale degli ebrei geograficamente più sfavoriti, instaura rapporti con altri enti - religiosi e non - e con questi porta avanti progetti condivisi, e via discorrendo… Oltre a tutto questo e a molto altro, l’obiettivo primario resta l’aggregazione. Ovviamente, per ottenere risultati importanti serve continuità e comunione d’intenti. Come ho detto prima, i presupposti sembrano esserci… Remiamo tutti nella stessa direzione. La chiave del successo? Il dialogo. Che sia umile, rispettoso, costruttivo e onesto. L’entusiasmo vien da sé…

Giuli, credi che questa sia una realtà nota ai più giovani? Cosa si può fare e cosa state già facendo per rendere l'UGEI più conosciuta appunto tra i futuri ugeini?

L'UGEI è una realtà in via di espansione e il nuovo Consiglio sta lavorando in modo assiduo per far sì che venga conosciuta sempre di più nei molteplici ambienti ebraici italiani. Ogni comunità ha varie persone che la compongono rendendola eterogenea e ha anche una molteplicità di sfumature: il nostro obiettivo è quello di conoscere e riunire diverse realtà ebraiche esistenti e viverle come arricchimento. Un aspetto che ritengo molto importante riguarda i ragazzi che escono dai movimenti giovanili come l'Hashomer Hatzair e il Bné Akiva: questi ultimi tendono a perdersi e pochi poi frequentano l'Unione. Quest'anno vorremmo integrare queste due realtà e farci conoscere, incoraggiandoli a venire ai vari eventi e facendo loro conoscere quel che l'UGEI è realmente: una Unione di giovani ebrei italiani che hanno il desiderio di rendere sempre più vivo l'ebraismo italiano. 

Rapporto tra GET (Giovani Ebrei Torino) e UGEI? Collaborazioni future? Qual è il ruolo del GET all'UGEI? In cosa può essere l'UGEI importante per il GET e viceversa?

S: I ragazzi del GET hanno sempre rivestito un ruolo importantissimo negli eventi e nelle iniziative UGEI, e di questo sono personalmente orgoglioso; ho coordinato per diversi anni il gruppo locale torinese e ho sempre percepito un forte senso di appartenenza e, in concreto, la partecipazione attiva alla vita dell'Unione. Dall’anno scorso ho passato il testimone a Daniele Saroglia, che assieme agli altri consiglieri GET sta portando avanti un lavoro prezioso, con una dedizione e un impegno che meritano grande ammirazione.

Non a caso abbiamo scelto di iniziare l’anno di appuntamenti UGEI organizzando assieme al GET la festa per TuBishvat, così come abbiamo fatto a Roma, Milano e Firenze, e soprattutto il grande evento di Purim in arrivo a Torino. La reciproca disponibilità e voglia di collaborare sono, sì, dovute al legame di amicizia che ci lega, ma non solo: anche a un profondo senso di rispetto per il lavoro che tutti svolgiamo. Siamo volontari, il fine non potrebbe essere più genuino. Vogliamo dare nuova linfa all’ebraismo italiano e promuovere il rispetto. Essere giovani è bellissimo!

Intervista di Beatrice Hirsch

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