Memoria

 

 

 

Abramo Segre: l’ultima lettera di un deportato

di Eva Vitali Norsa

 

 

Comunità Ebraica di Torino – versamento 2006, Amministrazione della comunità, Assistenza e documentazione relativa alle persecuzioni nazifasciste, Persecuzioni razziali e deportazione, Schede anagrafiche deportati ed elenchi deportati, emigranti, partigiani e familiari delle vittime, 330

 

Con la posa delle Pietre di Inciampo per Rosa e Abramo (Mino) Segre davanti alla scuola in cui hanno studiato si è concluso il lavoro di ricerca che ha preso il via dall’archivio storico del Liceo Domenico Berti di Torino dove sono state trovate le pagelle dei due fratelli; Abramo concluse il ciclo scolastico, Rosa fu espulsa dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali.

Abramo e Rosa Segre, figli di Adolfo e di Ernesta Sacerdote, nati a Chivasso, lui nel 1920, lei nel 1922, furono deportati ad Auschwitz con la madre: a destinazione Abramo fu registrato con la matricola 168019 e morì nel febbraio 1945 in luogo ignoto, mentre per le due donne la fine avvenne molto probabilmente all’arrivo del convoglio. I due fratelli vivevano con la madre vedova a Chivasso in Piazza Vittorio Emanuele 10. Abbiamo scarse notizie della loro vita prima delle leggi razziali, sappiamo attraverso documenti dell’EGELI (Ente gestione e liquidazione immobiliare) che la madre era proprietaria dell’edificio dove vivevano e di un negozio di tessuti allo stesso indirizzo. Vengono catturati a Chivasso il 25 ottobre del ’43 da nazifascisti, portati alle Carceri Nuove di Torino prima di essere trasferiti a San Vittore a Milano e poi dal binario 21 ad Auschwitz il 6 dicembre; il giorno 7 Abramo riesce a consegnare una lettera dal treno in transito alla stazione di Peschiera del Garda, lettera che fortunosamente arrivata a destinazione ed è conservata nel Fondo DELASEM dell’Archivio Terracini.

La prima parte è una sorta di testamento spirituale: il ragazzo si rivolge ad una cara amica, Lucia Bracco, le racconta quello che sta succedendo, la nomina erede delle sue poche cose e le descrive gli ultimi tragici momenti, parla della prigionia in carcere e del viaggio, le dice teneramente addio, ricordando i bei momenti passati insieme. Nella seconda parte la nomina sua erede testamentaria, le spiega di essere stato tradito da un creditore della ditta in cui lavorava e le chiede di farsi dare tutti gli arretrati a cui ha diritto.

Il conto è dettagliatissimo. Lucia riceve la lettera scritta su un biglietto di fortuna e subito la ricopia in bella scrittura per evitare che si danneggi ed è questo il documento presente nell’Archivio. Alla fine della guerra Lucia si presenta negli uffici della Comunità ebraica e nello stesso fondo troviamo un carteggio con gli avvocati per la questione dell’eredità: la ragazza chiede notizie di Abramo, non sa cosa fare; nello stesso fondo c’è anche un biglietto di un testimone, Enzo Levy, deportato nello stesso convoglio di Abramo, che dichiara di averlo visto morire nel febbraio del ’45. Lucia non riceverà nulla, della ditta non si conosce il nome e le proprietà di Abramo sono ben poca cosa. Il testo originale scritto da Abramo, insieme ad un’altra lettera dal carcere, sono stati donati dalla famiglia Perrini, parenti della famiglia Segre, al Museo della Shoah di Washington (fondo: Laura Sacerdote Perrini collection). Non abbiamo purtroppo trovato foto di Abramo e Rosa ma in loro ricordo rimarranno le Pietre di Inciampo davanti alla loro scuola.

Eva Vitali Norsa

 

 

DELASEM – primo versamento, Periodo 2, Ricerche deportati e profughi, Privati, enti diversi di assistenza e altre sezioni Delasem, Fascicoli nominativi, 88

 

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