Memoria

 

 

Ricordo di un amico

di Beppe Segre

 

Tanti erano gli interessi di Gigi Ferraro, giornalista, ricercatore, persona di grande cultura, politicamente impegnato, ma tra tutti particolarmente intensi erano la storia locale e l’escursionismo sulle montagne vicine. Forte dell’una e dell’altra di queste sue passioni scrisse due bei libri I posti diversi e Tracce del cammino ove, tra natura, storia e curiosità, raccolse gli itinerari più significativi del saluzzese, e per ognuno riportò non solo le indispensabili caratteristiche tecniche della gita, come avviene normalmente nelle guide turistiche, ma anche i riferimenti alla Grande Storia accaduta dalle nostre parti. 

E così la Val Maira ci ricorda gli accordi di Saretto, documenti politici e militari siglati dai partigiani di Giustizia e Libertà e dai Maquisards della valle dell’Ubaye. Apprendiamo che nelle Valli Valdesi gli Alleati, nel giugno - luglio 1944, effettuarono lanci di armi e rifornimenti destinati alle formazioni di Giustizia e Libertà; la gita al rifugio Jervis costituisce l’occasione per rileggere l’ultima lettera di Willy Jervis, giovane partigiano fucilato dai nazisti: “Muoio per aver servito un’idea, non chiamatemi povero”. La zona di Angrogna, poi, ci presenta la “Scola dei Barba”, locale nel quale i valdesi, prima dell’adesione alla Riforma, con lo studio della Bibbia e sotto la direzione degli anziani, preparavano i loro pastori itineranti. E, ancora, tante tante altre vicende raccontano le nostre montagne a chi sa leggere le tracce sul territorio, e tante guerre per la libertà, dalle lotte dei valdesi per la libertà religiosa alla Resistenza contro il nazifascismo.Ma - sottolineava Gigi Ferraro - non c’erano monumenti o targhe a raccontare che dalla Francia avevano attraversato le Alpi ed erano discesi nelle vallate cuneesi centinaia e centinaia di ebrei, nella speranza, rivelatasi illusoria, di trovare in Italia la pace.

“Non è importante sapere chi ha avuto l’idea - rispose Gigi alla mia domanda - ci siamo ritrovati, un gruppo di amici, nel 1997 al Colle delle Finestre, e abbiamo notato che nulla ricordava che in quella zona si era verificato un episodio così significativo, come il passaggio degli ebrei in fuga da St Martin - Vésubie. Allora eravamo escursionisti frequentatori delle valli valdesi nelle quali tutto il territorio è caratterizzato da lapidi e monumenti che testimoniano gli episodi più significativi della storia valdese. Decidemmo, dunque, che dovevamo anche noi lasciare sui colli Ciriegia e delle Finestre un segno del passaggio degli ebrei. Nel 1998 non fu possibile organizzare la manifestazione che prese avvio soltanto l’anno successivo. C’è anche da dire che abbiamo cercato di tenerla lontana dalle interferenze politiche, che avrebbero potuto suscitare inutili polemiche e diffidenze”.

Nel giro di una ventina d’anni, da camminata di un gruppo di amici, “Attraverso la Memoria " è diventata una manifestazione consolidata, opportunamente formalizzata con convenzioni tra gli Enti Locali competenti e alla quale partecipano i comuni della Valle Stura e della Val Gesso, l’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, le Comunità Ebraiche di Nizza e di Torino, l’Associazione Yad Vashem Côte d’Azur, le scuole al di qua e al di là delle Alpi.

Una manifestazione che, in questi ultimi anni, per due volte ha avuto l’onore di conseguire il premio di riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica.

Gigi seguì con grandissimo impegno ed entusiasmo l’organizzazione dell’iniziativa, fino a quando la progressione della malattia glielo consentì. Tutto il peso della manifestazione per la parte italiana fu in seguito sostenuto dall’infaticabile Sandro Capellaro con il quale hanno collaborato alcuni amici dell’Associazione Giorgio Biandrata. In altre parole è stata creata una tradizione.

Fu Gigi, appassionato studioso del periodo della Riforma, a proporre il nome di Giorgio Biandrata per una nuova associazione. Spirito inquieto e curioso, in perenne movimento tra le diverse nazioni d’Europa e sempre in bilico tra cattolicesimo, riforma ed eresie, Biandrata costituisce un modello e un simbolo per questo nostro mondo attuale, minacciato dall’integralismo. Nato nel 1515 a Saluzzo e vissuto tra Saluzzo, Montpellier, Pavia, Ginevra, Polonia e Transilvania, medico di corte, diplomatico e politico, cattolico di nascita, entrò in contatto con le teorie anabattiste e in seguito elaborò una sua dottrina anti-trinitaria. Per sfuggire all’Inquisizione, si recò a Ginevra dove conobbe Calvino, ma poi fu costretto a lasciare anche quella terra. In Transilvania nel 1571 per la prima volta la libertà religiosa fu sancita da una legge e questo, in gran parte, per merito del medico e politico saluzzese.

L’Associazione Giorgio Biandrata è una piccola realtà costituita nel 1998 da Gigi con un gruppo di amici e dedicata alla riflessione sui temi della tolleranza e della libertà religiosa. “Ѐ nata - diceva con un sorriso Gigi - in quell’area del mondo cattolico, composta da cristiani critici che hanno anche “scoperto”, con una certa sorpresa, che Gesù è nato, vissuto e morto come ebreo”. E proseguiva raccontando della sua vita: “La mia famiglia si era trasferita a Saluzzo da San Damiano Macra dove, nel luglio del 1944, la nostra casa era stata bruciata dai nazifascisti. Io dopo la guerra ero inserito nelle associazioni cattoliche parrocchiali e non erano anni durante i quali il dialogo inter-religioso apparisse particolarmente vivo. Successivamente, dopo il Concilio, il mondo cattolico (a cui apparteniamo, anche se siamo un po’ “eretici”) è cambiato e abbiamo guardato con interesse al mondo ebraico. In questo cammino è nata anche la nostra amicizia e collaborazione, che ci ha permesso di condividere numerose iniziative”.

Di attività su iniziativa dell’Associazione “Giorgio Biandrata”, ce ne sono state tante in questi anni: convegni storici, articoli, manifestazioni culturali, lezioni ai ragazzi delle scuole locali sull’applicazione nel saluzzese delle Leggi Razziali, con lo studio del patrimonio culturale comune a ebrei e cristiani, nell'affettuoso ricordo della Comunità Ebraica saluzzese distrutta dalla Shoà, nell'impegno contro ogni forma di razzismo e di xenofobia.

Beppe Segre
 
 

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