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Olocaustico

di Anna Segre

 

Nel 2018 [] in Polonia la maggioranza nazional-conservatrice del governo aveva approvato una legge che sanciva l’estraneità del popolo polacco al sistematico sterminio che era avvenuto nei campi di concentramento presenti nel Paese. Quello che sembrava un provvedimento di legge folle e che era stato in prima battuta condannato all’unanimità da tutte le altre nazioni occidentali in realtà non era stato che l’inizio di un processo che si era gradualmente amplificato.

Qualche mese dopo in Ungheria era stata approvata la stessa legge, che sollevava il Paese da qualsiasi responsabilità diretta sulla deportazione degli ebrei ungheresi durante la seconda guerra mondiale […] il premier israeliano aveva criticato ferocemente quelle leggi e aveva minacciato una rottura definitiva dei rapporti con le nazioni che le stavano approvando. Ma le proteste non erano servite a nulla. Poco dopo infatti, in Italia un gruppo populista arrivato al potere in quegli anni aveva proposto un disegno di legge per intitolare una piazza a Benito Mussolini. Avendo precedentemente avviato una campagna sul web attraverso cui era riuscito a svincolare il Duce da gran parte delle responsabilità dirette legate all’emanazione delle leggi razziali e delle deportazione degli ebrei italiani. Il nuovo partito aveva facilmente raggiunto l’obiettivo. A nulla erano servite le proteste della Comunità ebraica, che era stata messa a tacere con delle violente risposte sui social network. La maggior parte di esse avevano come principale argomentazione il fatto che anche i palestinesi stavano subendo un torto dagli israeliani, quindi gli ebrei non avevano il diritto di protestare per una “sciocchezza” come il nome di una piazza intitolata a un personaggio storico a cui andavano riconosciuti indiscutibili meriti.

In un 2024 distopico in cui già la memoria della Shoah si sta affievolendo in tutto il mondo, il giovane David Piperno, appassionato di cinema ma costretto a fare interviste per lo Yad Vashem, commette una leggerezza che provocherà conseguenze devastanti.

Sarebbe ridicolo accusare un romanzo distopico di non essere realistico: il 1984 è già trascorso da 36 anni e ancora non siamo giunti (e si spera non giungeremo mai) a un mondo fatto di povertà estrema con tre stati dittatoriali che si combattono ininterrottamente e hanno trovato il modo di soffocare ogni sorta di dissenso al proprio interno arrivando a cancellare e riscrivere continuamente il passato; e tuttavia nessuno si sognerebbe di negare per questo la validità del romanzo di Orwell. Dunque non è neppure il caso di dire che per fortuna non credo affatto che nel 2024 la memoria della Shoah possa essere così tanto in pericolo, né che una leggerezza, per quanto grave, possa arrivare in pochi mesi a distruggerla del tutto.

Mi permetto viceversa di rilevare che nel passo che ho citato all’inizio la distopia di Caviglia somiglia quasi ad un’utopia, con un ebraismo mondiale, capeggiato dallo Stato di Israele, unitario e compatto in difesa della memoria, ultimo baluardo contro chi vuole stravolgere la storia. Sappiamo che la realtà è molto più complessa di così: oggi un grande numero di detrattori di Israele si trova tra coloro che mai e poi mai intitolerebbero una piazza a Mussolini e, viceversa, spesso i più convinti sostenitori di Israele si trovano proprio tra coloro che sono troppo tiepidi nella condanna del fascismo. Immaginare un partito populista e nostalgico che prende il potere in Italia e trova gli ebrei tutti compatti contro di lui o il premier israeliano che si indigna contro quello ungherese indipendentemente dalle proprie convenienze politiche è quasi un sogno ad occhi aperti. Il mondo rappresentato da Caviglia è, sì, inquietante, ma un po’ troppo privo di sfumature e di complessità. Mi pare inoltre che l’autore sottovaluti il peso della religione (non solo quella ebraica) nel mondo attuale, cosa che non mi pare essere il trend vincente di questi tempi.

Pur con queste premesse devo dire che - anche se l’autore dichiara esplicitamente che avrebbe preferito girare un film anziché scrivere un romanzo - Olocaustico mi è piaciuto decisamente di più del mockumentary (falso documentario) dello stesso autore Pecore in erba (2015). Forse perché attraverso le pagine scritte la vicenda riesce a prendere più fiato e i personaggi emergono meglio nella loro individualità, ed è inoltre possibile giocare su una pluralità di punti di vista. Ci sono, soprattutto all’inizio, alcuni momenti decisamente divertenti, per esempio i dialoghi immaginari del protagonista con Philip Roth e con Yitzhak Rabin (entrambi un po’ banalizzati, probabilmente perché è David Piperno a vederli così nella sua iniziale superficialità), o quando il protagonista immagina ossessivamente il discorso che pronuncerà nella notte degli Oscar. E non possono mancare le tradizionali considerazioni sulle mamme ebree, che però qui trovano una cifra originale.

La vicenda si apre a riflessioni non banali non solo sul tema della memoria ma anche (e questo a mio parere è l’aspetto più valido del romanzo) su verità e menzogna, su quanto sia impossibile e al contempo doveroso distinguerle, su quanta verità possa essere contenuta in una menzogna e su come si possa usare una menzogna per difendere la verità. Insomma, un libro che fa riflettere.

Anna Segre

Alberto Caviglia, Olocaustico, Giuntina 2019, pp. 303, € 18

 

 

 

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