Libri

 

 

Le diciotto frustate

 

Un taxi che gira per le strade di Tel Aviv e dintorni, trasportando persone diverse verso luoghi, doveri e occupazioni diverse, un taxista che si diletta a cercare di indovinare chi sono i suoi passeggeri (e intanto impartisce loro lezioni sui personaggi che hanno dato nome alle strade), ma resta spiazzato da un’affascinante signora anziana, con cui si creerà immediatamente un legame di istintiva complicità. È questo l’intrigante inizio di un giallo ambientato pochi anni fa che ha però le sue radici nel 1946 durante il Mandato Britannico che fa da scenario agli amori impossibili tra due soldati inglesi e due ragazze ebree. A poco a poco scopriremo in flashback una vicenda realmente accaduta ma poco conosciuta di umiliazioni reciproche (quella che dà il titolo al libro). Emerge ancora nelle liti e recriminazioni di molti decenni dopo un cumulo irrisolto di odi ed incomprensioni, con gli inglesi che non si capacitano di come gli ebrei abbiano potuto essere così ingrati verso la nazione che li aveva salvati dalla ferocia nazifascista al prezzo di gravi sacrifici. Un conflitto che in qualche modo coinvolge l’identità dell’autore, israeliano di origine inglese. Meno convincente, a mio parere, lo sviluppo del giallo, soprattutto nella parte finale, per quanto sia innegabile l’abilità dell’autore nell’alternare i colpi di scena alla vita quotidiana del taxista-narratore con i suoi giri casuali di qua e di là che seguono il ritmo delle chiamate. Interessante anche l’idea di costruire una storia così ricca di amore, odio e violenza intorno a protagonisti molto anziani.

Anna Segre

Assaf Gavron, Le diciotto frustate, traduzione di Shira Katz, Giuntina 2019, pp- 288, € 18

 

 

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