MARZO 2021 ANNO XLVI - 227 ADAR 5781

 

 

Prima pagina

 

 

 

Tra lo zero e l'uno

Rav Riccardo Di Segni

 

Rav Riccardo Di Segni, che ringraziamo, ci ha inviato alcuni chiarimenti in risposta all’articoletto “Tremate, tremate, le streghe son tornate!” pubblicato sullo scorso numero di Ha Keillah a firma “Eva la disubbiedente”

Il problema “da quando si è contagiosi” rientra in un problema molto più ampio. Dal punto di vista scientifico, si è contagiosi quando si ha una carica virale tale potersi diffondere da un soggetto all’altro. Dal punto di vista pratico non abbiamo ancora i dati precisi per i singoli e tanto più per una popolazione estesa di contagiati. per valutare quale sia il momento in cui, prima dell'insorgenza dei sintomi, una persona possa infettare un'altra persona. Per cui si adottano criteri statistici, presupponendo che tot ore prima dell’insorgenza esista un rischio di contagio. C'è un determinato livello di incertezza che si risolve con misure di sicurezza.

Il problema a questo punto si inserisce nel discorso più generale della valutazione di fenomeni di trasformazione da uno status all'altro, diciamo da 0 a 1. Sono fenomeni fisici, biologici, sociali ecc. Il passaggio da 0 a 1 può essere immediato, come nei circuiti elettronici, o in una lampadina che si accende e si spegne, ma può essere progressivo: una bottiglia piena di acqua che si svuota. Il calcolo differenziale si occupa di questi fenomeni, per calcolare in ogni stadio del processo quale sia la situazione. Nei vari sistemi, che siano fisici o giuridici, il passaggio da uno stato all'altro implica una serie di conseguenze: nello stato 0 sono possibili cose che nello stato 1 non lo sono e viceversa. E la domanda è cosa succede nello stadio intermedio della trasformazione e quali siano le conseguenze, e se sia possibile definire un momento nel processo di trasformazione in cui considerare attivi gli effetti dello stato 1 anche se allo stadio pieno di 1 non si è arrivati. Nel caso del Covid la domanda è quanto tempo prima della comparsa dei sintomi (stadio 1) una persona non è più sana (stato 0) e può essere contagiosa.

In halakhà questo problema compare diverse volte, e nel tentativo di trovare una risposta si ricorre, come è abituale, al confronto sistematico di casi e situazioni differenti. Non devono essere la stessa cosa, ma possono avere elementi in comune, e talvolta le prove vengono scartate perché considerate incomparabili. Succede in tante pagine di Talmud e non deve stupire. All’inizio del trattato di Niddà del Talmud babilonese questo problema è discusso confrontando tre casi: da quando scatta l’impurità mestruale, prima che compaiano i segni fisici; fino a quando è stato valido un bagno rituale che misurato in un giorno aveva la quantità necessaria di acqua e alla seconda misurazione non ce l’aveva più; fino a quando si può considerare vino il vino conservato in una botte, che a un certo punto scopriamo che è diventato aceto. Ogni caso ha i suoi aspetti particolari che consentono o impediscono il confronto con gli altri. Così funziona il ragionamento talmudico.

Quando ho citato questa pagina per un confronto con la discussione sulla contagiosità del Covid, l’ho fatto per mostrare come in assenza di certezze scientifiche si adottano procedimenti logici cautelativi, e che sulla misura e il rigore di queste misure cautelative i Maestri hanno ampiamente discusso. Ma questo non vuol dire che l’impurità mestruale sia comparabile al contagio virale, che talvolta uccide, come non lo è l’acqua del miqwè e il vino che diventa aceto. La discussione talmudica va studiata con calma. E la reazione femminista istintiva di offesa non ha alcuna giustificazione (almeno in questo caso…), e il fatto che certe questioni siano state discusse da uomini e non da donne è tutt’altra questione.

 

 

Erich Mendelsohn, Torre Einstein, Potsdam 1919-23

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