MARZO 2021 ANNO XLVI - 227 ADAR 5781

 

 

Israele

 

 

 

La medicina al servizio della pace
L'attività del Peres Center for Peace and Innovation


intervista di Beppe Segre

 

 

Scriveva Amos Oz con rabbia ed ironia insieme: "La parte peggiore del conflitto israelo - palestinese sta in quei molti anni in cui le due parti non erano nemmeno in grado di scandire l'una il nome dell'altra. Quando i palestinesi, e gli altri arabi, trovavano difficoltà a pronunciare quella sporca parola che era Israele. Lo chiamavano "l'entità sionista", o "l'Infezione". Ma negli stessi anni gli israeliani non hanno fatto di meglio. Per parte loro hanno mancato di pronunciare esplicitamente le parole "popolo palestinese". Ricorrevamo ad eufemismi quali "i locali o "gli abitanti arabi del paese". Per molti anni noi israeliani siamo stati ciechi di fronte al fatto che il popolo palestinese non riusciva a trovare casa, nemmeno nei vicini paesi arabi".

Per avvicinare la pace, tra tensioni e sfiducia, serve dunque un progetto speciale, un modo nuovo per educare alla convivenza. Perché, come affermava Hillel, non è sufficiente amare la pace, bisogna "inseguirla", volerla con forza, progettare la trasformazione. Il Presidente Peres sognava e lavorava per la pace, ed era curioso e affascinato dall'innovazione tecnologica. -La mia visione per l'Israeli Innovation Center - diceva - è che serva da finestra sul futuro. Un posto per i sogni. Un luogo .fondato sul desiderio di lasciare alla prossima generazione un futuro migliore e più luminoso".

Fondato nel 1996 da Shimon Peres, il Peres Center for Peace, che poi ha cambiato la sua denominazione in Peres Center for Peace and Innovation, mira a realizzare la visione di un prospero Israele in un pacifico Medio Oriente. Costituisce la principale organizzazione no-profit, apolitica e non governativa di Israele, focalizzata sullo sviluppo di programmi all'avanguardia per il consolidamento della pace attraverso progetti specialistici nell'area dell'innovazione tecnologica, dell'educazione alla pace, del commercio, dell'ambiente e della medicina, ed ha coinvolto in questi 24 anni trascorsi migliaia di interlocutori. Dopo decenni in cui israeliani e palestinesi si sono ignorati, rappresenta la volontà di conoscersi e di collaborare, perché solo attraverso la conoscenza reciproca può venire la pace.

A questo proposito abbiamo intervistato Sivan Keren, Rappresentante per l'Europa del Peres Center for Peace and Innovation, giovane signora israeliana, che vive da tre anni a Roma, entusiasta del suo lavoro, che sente come "Tikun Dlam", un impegno etico per curare un mondo rovinato dall'odio e dalla guerra.

 

Trasferimento di un neonato da un'ambulanza palestinese a un'ambulanza israeliana

 

Shalom, Sivan, in che cosa consiste la tua attività?

 

Shalom. Il mio ruolo principale qui in Europa è quello di mantenere i buoni rapporti con tutti i nostri partner e amici, di individuare nuovi possibili percorsi di attività e cercare finanziamenti in Europa e in particolare in Italia. Nel periodo precedente alla pandemia siamo stati in grado di collaborare con altri stakeholder, come stati, regioni, aziende, istituzioni, sponsor e famiglie per contribuire al progresso ed al finanziamento delle diverse attività del Centro.

 

Vuoi presentarci alcuni dei progetti sviluppati dal Peres Center?


Per l'Area Regional Business, sono in corso progetti per sviluppare sinergie tra i settori hi-tech israeliano e palestinese, favorire la cooperazione commerciale israelo—palestinese, aumentare la resilienza nelle periferie delle città israeliane, e curare la formazione di Young Leader cui sono collegati centinaia di giovani provenienti da tutto il Medio Oriente e dal Nord Africa.
Per l'area Costruzione di Pace ci sono progetti specifici mirati per i bambini e i giovani di oggi, che saranno gli artefici del cambiamento di domani, a cui il Peres Center fornisce le conoscenze
necessarie per avere un impatto positivo nelle loro comunità e in tutto il mondo. Utilizziamo lo sport come veicolo per responsabilizzare i giovani, per insegnare loro a rispettare tutti gli individui e diventare agenti positivi di cambiamento nelle rispettive realtà. Ragazzi e ragazze israeliani e palestinesi, arabi ed ebrei, tra gli 8 e i 12 anni giocano insieme in squadre miste; giovani leader arabi ed ebrei di età compresa tra 20 e 32 anni vengono formati all'uso dello sport per promuovere la pace.


E poi naturalmente i progetti per l'Area Medicina e Sanità.


Con il progetto Saving Children curiamo i bambini palestinesi e siriani negli ospedali di tutto Israele, fornendo loro cure mediche complesse e spesso salvavita.
Il progetto Training Doctors consente ai medici palestinesi di ricevere una formazione in Israele per un periodo di diversi anni, con ogni medico assegnato a un mentore, un medico senior israeliano.
Oltre ai risultati medici di queste iniziative, questi programmi fungono da ponti di pace tra le persone, rafforzando l'impegno e la cooperazione tra le autorità sanitarie pubbliche israeliane e palestinesi, i team medici, i medici, i pazienti e le famiglie.


Il progetto Saving Children lo conosciamo bene: nel 2005 si è costituita qui a Torino l'Associazione di volontariato "Comitato Amici Centro Peres per la Pace - per i bambini palestinesi", presieduta da Carlo Baffert. Il premio Nobel Rita Levi-Mo ntalcini ne è stata Presidente Onorario. Si tratta di una libera associazione, laica ed apartitica, tra persone che intendono impegnarsi per favorire l'avvento di un clima di convivenza civile tra israeliani e palestinesi. In particolare si propone di promuovere e sostenere il progetto Saving Children anche con la raccolta di fondi presso istituzioni e privati, promuovere e appoggiare iniziative volte a .favorire il dialogo tra israeliani e palestinesi, educare al dialogo, alla tolleranza ed alla convivenza pacifica tra le persone ed i popoli.
A questo progetto dedicò il suo impegno, tra gli altri, anche Tullio Levi (z. 1.), con la sua capacità imprenditoriale e tramite il rapporto di conoscenza e stima reciproca che lo legava a molti referenti torinesi della politica e della cultura. Ricordo in particolare un lungo articolo di Tullio (Pagine Ebraiche, aprile 2013) dopo un viaggio di visita proprio al Peres Center, in cui riportava il precetto biblico (Esodo XXIII, 5) "Se vedi l'asino di colui che ti odia steso a terra sotto il carico, guardati bene dall'abbandonarlo, ma aiuta il suo padrone a scaricarlo" ed il commento di Rav Ovadià Yosef sulla grande mitzvà di parlare con il nemico.


Chi ha finanziato il progetto Saving Children in questi anni?


Nei primi anni parecchie Regioni italiane hanno contribuito generosamente al progetto: Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia e Piemonte sono state con noi, mano nella mano, fin dal 2003, per curare i più vulnerabili, i più bisognosi.
Dall'inizio 2007 (anno in cui ha iniziato a ricevere offerte) al 2020 il Comitato Amici Centro Peres ha dato vita a numerose iniziative per far conoscere il progetto, ha raccolto contributi dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Alessandria, dal Rotary Club Torino Sud-Est, per 4 volte come quota dell'8 per mille della Chiesa Valdese, dal Monastero di Camaldoli nell'occasione dei Colloqui ebraico—cristiani, dalla Comunità Ebraica di Torino, nonché da numerosi privati, tra cui Giacoma Limentani (z.1.) che ha devoluto al progetto il ricavato di un suo spettacolo. La somma complessivamente raccolta corrisponde a circa 600.000 euro, che sono stati devoluti integralmente al progetto Saving Children. Si ricorda che Saving Children non riceve denaro né dal governo israeliano né dall'ANP; solo gli ospedali israeliani applicano sconti rispetto alle tariffe standard.
Dal 2011 le regioni italiane hanno smesso di sostenere il progetto Saving Children, per le criticità di bilancio sempre più stringenti, e da allora i contributi italiani al progetto sono pervenuti prevalentemente attraverso il Comitato di Torino.


Quali risultati si sono raggiunti?


Quest'anno, più che mai, la pandemia Covid-19 ha dimostrato che la medicina, l'assistenza sanitaria e le vite umane trascendono tutte le divisioni geografiche, culturali e socioeconomiche.
All'inizio l'associazione aveva deciso di sostenere gli interventi di impianto cocleare per i bambini sordi; poi, una volta organizzato un team specialistico in grado di praticare autonomamente l'impianto in un ospedale palestinese, il Centro ha deciso di passare a trattare invece interventi di cardiochirurgia per i bambini affetti da cardiopatie congenite.
Insieme abbiamo salvato in questi anni, con il progetto Saving Children la vita di 12.577 bambini e continuiamo a costruire ponti di pace, unendo palestinesi, israeliani e la comunità internazionale sulla causa umanitaria di fornire loro un futuro migliore, un futuro di speranza, un futuro di pace, un futuro in cui tutti i bambini possano godersi la vita come dovrebbero.
Nel 2020, nonostante il Covid, 77 bambini palestinesi hanno ricevuto 138 visite, test diagnostici e cure salvavita in dozzine di specializzazioni diverse.
Il nostro programma Training Doctors ha riunito personale medico israeliano e palestinese per aggiornarli sulle conoscenze più recenti e innovative sulla prevenzione, diagnosi e trattamento del Covid-19, sostenendo al contempo la formazione di medici palestinesi negli ospedali israeliani, inclusa la formazione specialistica nelle malattie infettive.
Complessivamente sono stati formati 250 tra medici e personale sanitario; la formazione dei medici è stata strutturata in percorsi formativi della durata dai 3 ai 5 anni ed ha impegnato 60 medici per 76 specializzazioni. La maggioranza dei medici è stata formata negli ospedali israeliani è poi è tornata nell'area dell'Autorità Palestinese e ora il 10% è a capo di dipartimenti negli ospedali palestinesi. Questo è molto importante: a questi direttori potranno affiancarsi altri giovani medici palestinesi che non avranno dunque bisogno di trasferirsi all'estero.
Si calcola che questi medici che hanno operato negli ospedali israeliani per le rispettive specializzazioni abbiano avuto occasione di incontrare e curare migliaia di pazienti israeliani.
Attualmente ci sono 4 medici in formazione continua in specializzazioni avanzate in radiologia, malattie infettive, cardiologia. Inoltre il programma cura l'aggiornamento di personale medico israeliano e palestinese sulla prevenzione, diagnosi e trattamento del Covid-19.
Se il programma Training Doctors è finanziato dalla Danimarca, possiamo dire con orgoglio che il progetto Saving Children è tutto italiano: nasce da un'idea di Manuela Dviri nel 2003 ed è stato finanziato da enti pubblici e negli ultimi anni soprattutto da privati italiani tramite il Comitato di Torino.
Manuela Dviri ricorda spesso che all'inizio nessuno credeva che questi progetti potessero funzionare, mentre derivano da un concetto molto semplice, ovvero dalla volontà di offrire ai bambini palestinesi le stesse opportunità di cura di cui godono i loro coetanei israeliani.


E adesso, nel 2021, quali sono le difficoltà? E le prospettive di risoluzione?


Per quanto riguarda le difficoltà superate, da metà 2019 a metà 2020 c'è stato un contrasto tra il Ministero della Salute dell'Autorità Palestinese ed il suo omologo israeliano per una controversia fiscale. Tale controversia si è poi risolta, ma in quel periodo di sospensione del servizio il nostro Dipartimento della Salute ha riferito di aver ricevuto più richieste dagli ospedali palestinesi per situazioni che normalmente sarebbero state evase senza la necessità di donazioni e il coordinamento del Peres Center.
Ora però il problema è più serio.
Spiace dover informare che, per carenza di donazioni, da gennaio 2021, e per la prima volta nella storia di questo progetto, dobbiamo interrompere le attività del progetto Saving Children a causa della mancanza di finanziamenti. Abbiamo avuto nel mese di dicembre 10 cancellazioni di cardiochirurgia a cuore aperto e 50-60 cancellazioni di appuntamenti di follow-up dopo gli interventi chirurgici. Il nostro Dipartimento Sanitario segnala che ogni giorno riceviamo nuove richieste cui non siamo in grado di rispondere. Si tratta di una criticità eccezionale che non era mai successa, in conseguenza di una straordinaria emergenza sanitaria che ha colpito tutte le nazioni del mondo.
Ma siamo pronti a ripartire non appena riprenderanno gli aiuti finanziari.


Che cosa possiamo fare noi dall'Italia per aiutare il Centro Peres?


Siamo sicuri che questi tempi siano impegnativi per tutti. Anche per la vita di questi bambini si tratta di uno stato di emergenza.
Abbiamo dunque bisogno di contributi finanziari per poter tornare a fornire ai bambini malati un aiuto cruciale e salvavita. Ci auguriamo che entro la fine di quest'anno potremo venire a Torino e raccontare di persona a questa meravigliosa Comunità le belle storie dei bambini che sono stati salvati.
Ogni offerta contribuisce a salvare un bambino.


 


c/c intestato a "Comitato Amici Centro Peres per la Pace - per i bambini palestinesi"
Banca Intesa San Paolo
IBAN: IT81 H030 6909 6061 0000 0115593
Non esitate a contattarci se desiderate collaborare o per qualsiasi domanda:
- Sivan Zelovitch Keren, Rappresentante per l'Europa: s.keren@peres-center.org

- Mariolina Mottura, Comitato Amici Centro Peres: mariolina.mottura@gmail.com

 

Non riesco a pensare a niente di più nobile, più commovente per me come persona, dell'idea di aver contribuito a salvare la vita di un bambino (Shimon Peres)

 

 

 

Il Centro Peres per la Pace e l'Innovazione

 

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