MARZO 2021 ANNO XLVI - 227 ADAR 5781

 

 

Riflessioni

 

 

 

Idoli, arte e violenza:
sei spunti di discussione


David Terracini

 

Idoli. Il Museo del Cinema di Torino è nella Mole Antonelliana, destinata in origine a Tempio Israelitico. Nel salone centrale del museo c’è l’enorme idolo del film Cabiria, realizzato nel 1914 col contributo di Gabriele D’Annunzio. La statua rappresenta Moloch, dio cui i Cananei offrivano i bambini in sacrificio ed ha al petto una stella che ricorda il Maghen David. Un idolo al centro di un tempio israelitico abortito…

Iconoclasti. Vi sarà certamente noto che l’idolatria presso gli ebrei è considerata uno dei peccati più gravi. Molte statue greche, romane ed anche la Sfinge egiziana hanno il naso mozzato. È ipotizzabile che quei nasi siano stati distrutti a randellate dagli ebrei, dai primi cristiani o dai musulmani iconoclasti.

Scultura e idolatria. Un ebreo oggi può fare lo scultore, secondo l’halakhà? A maggior ragione, può fare lo scultore figurativo? Ancora oggi gli ebrei religiosi, per tenere in casa il ritratto di un nipotino in terracotta, per coerenza dovrebbero rompergli il naso, come facevano gli iconoclasti dell’antichità e come fanno oggi gli integralisti islamici?

Arte. Anche l’arte visiva recente, incalzata dalla fotografia, è prevalentemente iconoclasta. Gli artisti hanno deformato la realtà visiva fino a renderla incomprensibile o l’hanno totalmente cancellata: futurismo, cubismo, astrattismo, costruttivismo, minimalismo, arte povera, concettuale, informale e altre correnti. La maggior parte della gente non capisce queste opere “di corrente”.

Violenza. Le opere futuriste hanno esaltato forza, velocità e aggressività, come i fascismi. Altre opere disperate, figurative od astratte, trasudano le violenze e le stragi del passato recente. Ma violenti sempre, nei confronti della gente che non capisce le opere “di corrente”, sono gli artisti “del giro”. Totalmente privi di empatia, indifferenti o schizzinosi nei confronti del pubblico non eletto. Alcuni mercanti d’arte, insieme a critici e galleristi sulla cresta dell’onda, pompano i prezzi delle opere “in” e disprezzano, deridono o ostracizzano le opere “out”. In particolare quelle figurative.

La nuova idolatria. Grandi saloni bianchi di una galleria d’arte. Appoggiata a una parete una lastra di marmo bianco sottile, di 3 metri per 3. Titolo: Il Sogno di Anna. In un’altra sala sul pavimento quattro piramidi di ciottoli (neri!). Titolo: Senza Titolo N° 412. Nel lungo corridoio sul pavimento (anch’esso bianco) migliaia di caramelle blu a formare un tappeto interminabile. La custode, seduta in fondo al corridoio, rimprovera aspramente chi si avvicina troppo al tappeto. Il pubblico ammira devoto. Nessuno osa fiatare.

I chierici di questa religione scrivono il giorno appresso paginate di critica favorevole, piene di vuoto. Non è idolatria questa? E se non è idolatria, che cos’è?

 

(Uscendo ho poi scoperto che il cestino della custode era pieno di cartine di caramelle blu)

 

 

 

       Vignetta di Davì

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