MARZO 2021 ANNO XLVI - 227 ADAR 5781

 

 

Storia

 

 

 

Cento anni dopo Livorno


Manfredo Montagnana

 

 

Sono trascorsi cento anni da quel 21 gennaio del 1921 in cui fu fondato a Livorno il Partito Comunista d’Italia. Non è certo questa la sede per ricostruire quell’avvenimento, né per ripercorrere la storia del PCI da allora fino al suo scioglimento. Mi limiterò qui a ricordare le figure di tre ebrei torinesi che furono protagonisti di quella storia e di cui spesso si dimentica il contributo alla lotta antifascista ed alla rinascita del nostro paese.

Il primo che viene in mente è naturalmente Umberto Terracini: nato a Genova nel 1895, si trasferì a Torino ancora piccolo e qui, completati gli studi elementari, frequentò la scuola israelitica. Non ebbe particolare interesse religioso ma frequentò regolarmente la sinagoga. La conoscenza al liceo di Angelo Tasca lo avvicinò al socialismo e nel 1914 divenne segretario provinciale del Partito Socialista. Alla fine della guerra, che lo vide soldato al fronte, tornò a Torino dove, insieme a Gramsci e Togliatti, fondò il quotidiano L’Ordine Nuovo che rappresentò l’area operaista e rivoluzionaria nel partito.

Nel 1920 la direzione del PSI si divise tra chi aderiva alle idee di Terracini e dell’Ordine Nuovo e coloro che volevano mantenere unito il partito; si giunse così alla scissione di Livorno ed alla fondazione del Partito Comunista d’Italia. Arrestato a Milano nel 1922, fu condannato a 22 anni e 9 mesi di carcere. scontati prima a Roma poi al confino a Ponza e Santo Stefano, da dove fu liberato dai partigiani nel 1943.

Come Presidente dell'Assemblea Costituente Terracini firmò la Costituzione italiana insieme al Capo dello Stato Enrico De Nicola e al Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi. Fu poi eletto al Senato, mantenendo il suo seggio fino alla morte nel 1983. Tra le molte iniziative condotte durante i tre decenni di attività parlamentare, vale la pena di ricordare l’impegno di Terracini per l’approvazione della legge sui perseguitati politici e razziali, che consentì a molti ebrei di ottenere, almeno in parte, il riconoscimento dei danni subiti durante le persecuzioni. Ricordo che mio padre Massimo si recò a Roma per incontrare Terracini ed approfondire con lui alcuni punti di quella legge.

Terracini non volle mai accettare passivamente decisioni politiche che non condivideva; in particolare nel 1956, dopo la denuncia degli “errori” dello stalinismo, sostenne: «Qui non si tratta di chiarire degli errori. Si tratta di disporci tutti a una sincera e severa autocritica che stabilisca, di fronte al partito e di fronte soprattutto alla nostra coscienza, fino a che punto la nostra cosiddetta "disciplina" sia stata invece quiescenza e omertà coi delinquenti.».

Due intere generazioni della famiglia Montagnana furono presenti nelle lotte dei lavoratori e nelle organizzazioni antifasciste, ma le figure più note sono quelle di Rita e Mario, due dei sette figli di Moise Montagnana e di Consolina Segre, i quali all’inizio del secolo avevano acquistato una villetta in borgo San Paolo. Da questo quartiere operaio di Torino uscirono numerosi altri dirigenti comunisti come: Pajetta, Negarville, Santhià.

Rita Montagnana, nata anch’essa nel 1895, era sarta di professione. Ancora giovane fu chiamata a dirigere il movimento giovanile socialista a Torino e in Piemonte. Partecipò all’insurrezione di Torino del 1917 e si impegnò nel movimento dei Consigli operai e nell'occupazione delle fabbriche nel 1919. Tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia a Livorno nel 1921, venne delegata al III Congresso dell'Internazionale Comunista a Mosca.

Sposata a Palmiro Togliatti, operò con lui in Spagna tra il 1936 e il 1938 durante la guerra civile spagnola. Rientrata in Italia dopo la liberazione di Roma, divenne dirigente della sezione femminile del Partito Comunista Italiano. Tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane, Rita fu una delle organizzatrici della Giornata Internazionale della donna; a lei, a Teresa Mattei e a Teresa Noce, si deve la scelta della mimosa come simbolo dell'8 marzo.

Rita fu una delle 21 donne elette all'Assemblea costituente; divenne poi senatrice nella I legislatura. Dopo il 1958 tornò a vivere a Torino, abbandonando progressivamente l'attività politica. Morì nel 1979 e fu sepolta nel Cimitero di Torino.

A differenza di Terracini, Rita rimase per tutta la vita convinta che l’Unione Sovietica fosse un paese felice. Andando spesso a trovarla quando si ritirò a vita privata nel borgo di Santa Rita, mi ricordo di essermi stupito nel momento in cui, con quel suo dolce sorriso, mi mostrò le copie della Pravda che riceveva quotidianamente. Solo in anni successivi ebbi il coraggio di mettere a confronto quella dolcezza con le tragedie e le sofferenze di cui fu testimone nell’Unione Sovietica di Stalin.

Mario Montagnana, di due anni più giovane di Rita, iniziò a lavorare giovanissimo come meccanico in una delle tante “boite” di Torino. Entrato nel Gruppo Giovanile Socialista di Borgo San Paolo, partecipò all’insurrezione del 1917; arrestato, rimase in carcere per un anno e mezzo. Tornato in libertà, aderì alla frazione comunista del PSI, insieme a Gramsci, Togliatti e Terracini, e nel 1921 fu a Livorno tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia.

Scampato alla strage fascista di Torino del 18 dicembre 1922, nel 1923 divenne segretario regionale del PCd'I del Lazio. Chiamato ad operare a Milano, fu arrestato subito dopo il suo arrivo nell'ottobre 1923 e scarcerato dopo quattro mesi. Per sfuggire ad ulteriori arresti, riparò in Francia nel 1926.

Eletto nel Comitato Centrale del PCd’I, tornò spesso in Italia per tentare di riorganizzare le strutture clandestine del partito. Tra il 1933 ed il 1935 fu il rappresentante italiano presso l’Internazionale Comunista a Mosca per poi andare in Spagna a sostegno dei repubblicani durante la guerra civile. Rientrato in Francia, venne arrestato nel 1939 e recluso nel campo di concentramento di Vernet; riuscì poi a fuggire in Messico da dove rientrò in Italia solo nel gennaio 1946.

Durante la permanenza in Messico, scrisse il libro autobiografico Ricordi di un operaio torinese. Eletto nell’Assemblea Costituente, entrò successivamente alla Camera dei Deputati nel 1948 ed al Senato nel 1958. Svolse molteplici attività politiche: tra le altre, fu membro del Comitato Centrale del Pci, direttore di varie edizioni dell’Unità, segretario della Camera del Lavoro di Milano. Morì a Torino nel 1960.

Se vogliamo riflettere sulle vicende del Partito Comunista durante questo secolo, credo che sia doveroso condividere la posizione di Terracini sulle tragiche conseguenze dello stalinismo, con la sua lunga catena di morti e di sofferenze. Sono però altrettanto convinto che, per dare un senso storico a quelle vicende, si debba oggi riconoscere il contributo decisivo dei comunisti italiani alla Resistenza ed alla rinascita del nostro paese.

 

 

 
Rita Montagnana, al centro, tra le sorelle
al balcone della loro casa di via Monginevro 68 a Torino
  Mario Montagnana

  

 

 

Umberto Terracini

 

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