MARZO 2021 ANNO XLVI - 227 ADAR 5781

 

 

Storia

 

 

 

Cerusici, speziali, farmacisti


Emanuele Azzità

 

 

Rak limuday Kodesh” (solo studi sacri)! Così descrisse il suo impegno quotidiano l'allievo pallido vestito di nero dell'Accademia talmudica di Safed al visitatore americano, il sociologo Lewis Samuel Feuer, nella primavera del 1950. Eppure se quel giovane già allora avesse dato un'occhiata alla lista dei premi Nobel avrebbe notato un'alta percentuale di ebrei tra i premiati. Tantissimi furono gli ebrei che nella prima metà del XX secolo, come in quello precedente, si distinsero in tutti i campi della cultura, della scienza e dell'arte. Alcuni, come Durkheim (sociologia) e Freud (psicoanalisi), fondarono nuove discipline. Il più grande filosofo riconosciuto dell'ebraismo, Mosè Maimonide, vissuto in Andalusia, Marocco ed Egitto nel XII secolo, era rabbino, filosofo talmudista e anche medico. Egli sosteneva l'importanza del benessere del corpo per poter accedere meglio alla perfezione spirituale che nell'uomo consiste proprio nel diventare un essere intelligente con la capacità di imparare. L'autore de La guida dei perplessi, considerata l'opera teologica e filosofica più significativa del Medioevo, studiata non soltanto dagli ebrei, compose anche diversi trattati di medicina. A Maimonide dobbiamo il primo testo della storia sull'asma bronchiale (Maquala Fir Rabou), uno sui veleni e altri che andavano dalle malattie veneree e dai disturbi sessuali a indicazioni di pratiche ortopediche. La grandezza inedita e la profondità del pensiero del filosofo erano anche un'estensione dell'arte medica concepita con l'intento e lo sforzo di alleviare la sofferenza altrui. D'altra parte non è concepibile una cultura estranea e indifferente alle sofferenze umane.

Maimonide fu il più grande, ma non il solo. Basta ricordare Gersonide, filosofo, rabbino, astronomo e, pure lui, medico. Moltissimi ebrei per molti secoli furono medici e anche farmacisti o, per meglio dire, cerusici. Se i papi, malgrado le persecuzioni e le discriminazioni più o meno aperte, volevano e si fidavano quasi sempre soltanto dei medici ebrei, la stessa cosa poteva dirsi per la gente comune. Non che non esistessero medici tra i gentili, ma le “medicine” prescritte dal cerusico ebreo, anche se non guarivano, non facevano male. Gli altri medici prescrivevano farmaci da loro preparati che talvolta erano apertamente tossici. Una prescrizione tipica del cerusico ebreo era il brodo di pollo (decotto di cappone), pare che fosse una panacea che andava dalla Provenza all'Est Europa. L'ebreo era comunque indifeso e discriminato, se esercitava la professione di medico itinerante non poteva permettersi di sbagliare. La sua precarietà lo costringeva pertanto non solo a trovare delle soluzioni, quando c'erano, ma a non fare altri danni. In caso contrario le conseguenze potevano essere gravi per lui e la sua famiglia; non esistevano leggi in sua tutela.

Isacco di Annency col collega Jacopo di Chambéry nel 1383 venne chiamato alla corte dei Savoia per assistere Bona di Berry nel dare alla luce Amedeo VIII. Sembra che fin da giovanissimo il futuro duca e poi antipapa Felice V (l'ultimo nella storia della chiesa, ma una vicenda finita bene!) avesse problemi di salute, che soffrisse di balbuzie e che avesse un carattere introverso. D'altra parte a otto anni era rimasto orfano di padre che sarebbe stato avvelenato dal medico e dal farmacista (che non erano ebrei). Un omicidio a cui anche la madre non sarebbe stata estranea. Dal 1396 il tredicenne Amedeo fu seguito da Maestro Salomone, Fisico Ebreo, che lo ebbe in cura sicuramente fino al 1402, ma forse anche in tempi successivi. La presenza di molti medici ebrei alla corte della nobiltà savoiarda è spesso menzionata nella storia del Piemonte.

E i farmacisti? Il primo a definirli giuridicamente fu Federico II nel XIII secolo quando diede loro una figura professionale diversa da quella medica. Fino ad allora il medico si serviva di speziali o rizòtomi (cercatori di radici). A quel tempo arrivavano in Italia grandi quantità di spezie (canfora, pepe, oppio, noce moscata, ecc.) il cui controllo e conservazione era affidato agli speziali. L'imperatore proibì al medico di essere anche speziale costituendo una categoria professionale a parte. Quindi introdusse una tariffa minima per i medicinali e stabilì il numero di abitanti per ogni esercizio farmaceutico. Diede inoltre la facoltà al medico di denunciare lo speziale che non eseguiva in modo preciso le sue prescrizioni. Rimase per tutto l'Alto Medioevo anche la figura del cerusico, un ambulante al quale erano affidate pratiche di piccola chirurgia praticate con assoluta mancanza di igiene. In Piemonte nel 1570 due cerusici fecero domanda per aprire una bottega di barbiere e di sanguisughe. In un documento firmato dalla Principessa Anna d'Orleans il 4 aprile 1696 veniva conferito all'ebreo Giuseppe Colonna “due piazze da speciaro” , sempre a Dogliani, al costo di 800 lire ciascuna che l'esercente avrebbe poi pagato in monete d'argento da 20 lire. Con Napoleone lo Speziale in Piemonte diventò il Farmacista. Nel 1825, sempre a Dogliani, due fratelli ebrei, Tobia e Abramo Treves, acquistarono la farmacia che quattro anni dopo rivendettero per 1200 lire.

A S. Ambrogio di Susa circa un secolo fa apparvero i primi gruppi di fascisti che per “placare” gli oppositori usavano l'olio di ricino. Per il farmacista del paese, Angelo Artom (apolitico, non antifascista tanto che qualche anno dopo avrebbe preso la tessera del regime), il problema era morale. Avendo saputo a cosa serviva, si rifiutò di vendere l'olio di ricino a quegli scalmanati. Angelo Artom, laureato in legge e in farmacia, di lì a poco lasciò il paese per Torino dove aveva acquistato la storica Farmacia Masino in via Maria Vittoria, presso il Museo Egizio. Anche nella capitale piemontese la vita non era facile perché gruppi fascisti creavano disordini con scontri, tafferugli e sparatorie con le guardie regie. Il figlio Beppe, nel libro Quest'anno a Gerusalemme: gli ebrei italiani in Israele (Giuntina 2008), ben descrive il clima di quei giorni: “Avevamo dei vicini di casa simpatici. Fra loro mi ricordo del signor Borello, già avanti con gli anni, insegnante in pensione. Un giorno scendemmo in strada dove c'era un corteo di fascisti, con i gagliardetti e le scritte “me ne frego”. Volevano che tutti i passanti si togliessero il cappello. Il signor Borello non se lo tolse e i fascisti gli diedero uno schiaffo. Io mi misi a piangere, ma il signor Borello mi disse che erano loro a doversi vergognare”.

Malgrado l'insopportabile clima politico il dott. Angelo Artom non mancava d'iniziativa professionale. Il 5 marzo 1925 depositava il marchio di fabbrica di tre farmaci: l' Uvasal, il Cinnacolo e le Goccie-Pepto Vitaminiche di A. Artom–Torino. Il ricordo di quell'incessante attività di ricerca è stato trasmesso alla nipote Alda Guastalla, ricercatrice e professoressa di biologia all'Università di Torino, dalla nonna. L'accentuarsi dell'azione repressiva del regime e dell'antisemitismo convinsero poi Angelo Artom a emigrare in Palestina in concomitanza con la promulgazione delle infami leggi razziali. In Terra d'Israele insieme a un altro torinese, Sion Segre Amar, fondò la casa farmaceutica Bic. Poco tempo dopo venne a mancare. Fu, la sua, una vita piena di emozioni come era quella degli ebrei del suo tempo e “le emozioni provocano evidenti ripercussioni nel corpo” ha scritto Maimonide nell' Igiene dell'Anima.

 

 

 

 

Erich Mendelsohn, Weizmann_house, Istituto Weizmann, Rechovot, 1935-36

 

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