MAGGIO 2022 ANNO XLVII - 233 IYAR 5782

 

 

Europa

 

 

Libro ottimo, presentazione impresentabile


 

Il vizio non è nuovo. Era così già ai miei tempi, nell’Olanda del Seicento, quando per qualcuno la priorità era espellere e maledire chi rileggeva la tradizione sulla scorta anche della cultura non ebraica. E oggi? Oggi è peggio, se perfino durante presentazioni di libri per nulla polemici, come quello magnifico di rav Somekh (se non lo avete ancora fatto leggetelo: è un ordine), c’è chi parte lancia in resta con le solite sparate che con il libro non c’entrano un fico secco per poi, cinque minuti più tardi, lamentare con invidiabile faccia tosta il declino demografico degli ebrei italiani. Nel frattempo vai con le crociate contro l’Ucei, sordida congrega di incalliti divoraprosciutti; contro gli ebrei riformati - pardon: i riformati e basta, giacché quelli mica sono ebrei - adoratori di Baal e Astarte; contro chi osa suggerire che quella ebraica sia una civiltà che santifica il tempo invece dello spazio, gli si mozzi la lingua; contro lo “shoahismo”, absit iniuria verbis, unica fissa di quei piagnoni degli ebrei italiani; contro l’orrido degli orridi, quel barbablù di Abraham Joshua Heschel, sia dimenticato il suo nome, i cui libri, alla lettera, “non sono di ebraismo” e, aggiungiamo noi, aveva pure il torto marcio di marciare con il sefer Torà al fianco di Martin Luther King, la peste li colga entrambi quei due lì che di sicuro se fossero vivi oggi farebbero marameo a Trump e Gnegnagnau.

 

Baruch l’Occhialaio

 

Alberto M. Somekh, L’albero capovolto, lezioni sulla Torah, Giuntina, pp. 240, € 16

 

Tomer Hanuka, take-the-I-train, copertina del New Yorker 2017

 

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