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Questo Papa e la Shoah

di Giulio Disegni

 

È un Papa freddo, distaccato, quasi imbarazzato quello che si avvicina alle fiamme dello Yad Vashem. Così almeno appare dal discorso pronunciato e dalle immagini pubblicate.

Dopo mesi di polemiche (o forse anni) ci si aspettava che il professor Ratzinger mostrasse più fermezza, più calore, più rigore nella condanna e nel ricordo.

Sei milioni di morti non si possono liquidare con una stretta di mano e senza un cenno ai tedeschi, ai nazisti, alle loro dure responsabilità.

Non una parola di vero rimpianto. Eppure sono passati soltanto pochi mesi da quando il mondo civile ha mostrato tutta l’indignazione possibile alla notizia della riabilitazione del Vaticano nei confronti dei vescovi lefebvriani e fra loro del negazionista Williamson. Per non parlare delle altre polemiche sulla preghiera per la conversione dei giudei nella messa pasquale in latino.

“Da tedesco poteva osare di più…ha fatto un discorso da capo di Stato, asciutto, come Peres”, ha commentato Christoph Schmid, docente di teologia tedesca all’Università di Gerusalemme.

Viene spontaneo chiedersi perché, a dispetto di tanti che hanno visto nelle parole di Benedetto XVI una condanna ferma e un monito positivo, da gran parte del mondo ebraico non si è avuta la sensazione di quel sapore sincero e di quell’atteggiamento umano che le circostanze richiedevano.

Ma forse una ragione è proprio questa. Le parole del Papa sono state pronunciate quando è ancora nella memoria di tutti il comportamento non proprio cristallino del Vaticano sulle dichiarazioni del vescovo negazionista, sulle quali c’è voluta la tirata d’orecchi di Angela Merkel per raddrizzare una strada che più pericolosa per le relazioni tra il Vaticano e il mondo ebraico non poteva essere.

Il tutto avviene, non si dimentichi, nel momento in cui la Chiesa si appresta a portare a termine il processo di beatificazione di Pio XII, quel Papa che rimane segnato nella tragedia della Shoah da un’ambiguità di fondo, connotata da silenzi che tutto hanno tranne che essere incolpevoli o senza  una loro  precisa rilevanza.

Rimane, nella visita di Papa Ratzinger in Israele, la speranza che comunque il suo messaggio al popolo israeliano e al mondo arabo contribuisca a rafforzare quella pace di cui sempre più si avverte la necessità.

 

Giulio Disegni