25 aprile

 

27 aprile 1945

di Elena Ottolenghi

 

Scritto di getto da Elena Ottolenghi nella cascina della famiglia Castagna vicino a Leinì (TO), dove era stata ospitata per diciotto mesi con i genitori.

 

Libertà! Libertà! Ma è vero o è un sogno? Non riesco ancora a rendermene proprio conto. Stamane son passati centinaia di Partigiani, con camions, cannoni, bandiere...e io devo accontentarmi di guardare di lontano, verso la strada... Devo stare qui inoperosa, sola con la mia felicità che non riesce ancora a espandersi, devo rimanere passiva, inutile a me e agli altri, ai Partigiani valorosi, alla causa della libertà.

Libertà... Che parola magica, arcana, il cui significato mi è ancora sconosciuto. In quindici anni di vita che cosa ho visto? Ingiustizie, umiliazioni, gioghi, soprusi.

È ora è finita. Saremo di nuovo persone rispettate, potremo lavorare, studiare, frequentare scuole, avere una casa. Ma è possibile? Ma il mio cruccio è di non poter collaborare, di star qui...

Ma come si può ringraziare abbastanza il Signore per questa liberazione? Oh “Se tutte le foglie delle piante si tramutassero in lingue e lodassero insieme il Signore non potrebbero neanche magnificarlo abbastanza”.

Quant’è vero! Come posso resistere a star ferma? Che febbre! Ma quanti che han perso i loro cari, che in questo momento così emozionante non possono che piangere!...

Oh, Signore! E non posso essere completamente felice, non so... un po’ malinconia... non so perché. Chissà se ritroverò ancora la mia casa, i miei mobili, la mia camera? E la scuola... I miei amici, tutte le persone care... Che nostalgia!...

E quando arriveranno gli alleati?

I liberatori? È inutile: non posso star ferma. Devo smettere di scrivere.

W la libertà! W l’Italia libera!

O giornate del nostro riscatto!

O dolente per sempre colui che da lungi, dal labbro d’altrui come straniero soltanto le vedrà!

 

Elena Ottolenghi