Pesach

 

Pesach

di Guido Fubini

 

Tutti gli anni, nella settimana prima di Pesach, si metteva in cammino per Gerusalemme. La strada era lunga, si dovevano attraversare paesi e paesi: l’Iberia, l’Atlante, tutta l’Africa occidentale tenuta dai Cartaginesi, l’Egitto. Nei primi anni portava con sé l’offerta per il Tempio: poteva essere un bue o un vitello od un capretto, ma poi si era reso conto che questi animali sopportavano male il viaggio: in principio sembrava che potessero farlo ma poi aveva dovuto rinunciare sia per la difficoltà di avere per le bestie del fieno fresco sia perché lui stesso soffriva il mal di mare. Allora aveva tentato il viaggio via terra, ma il pericolo era doppio: la bestie non sopportavano la lunga marcia e potevano essere rubate da malintenzionati. Il rischio di giungere a Gerusalemme senza la possibilità di offrire almeno un agnello in olocausto era grande. In definitiva aveva capito che la scelta migliore era quella di lasciare le bestie a casa e di portare con sé del denaro: che fossero monete fenice, romane o egizie o anche una lettera di credito di qualche banchiere. C’era sempre la possibilità di rivolgersi ad un cambiavalute a Gerusalemme per avere della moneta locale e poi, con questa, comperare un capretto, o un vitello o un toro o al limite un pollo o un piccione, da offrire ai Sacerdoti ed ai Leviti sulla spianata del tempio. Cambisti e pastori non mancavano nei giorni di Pesach a Gerusalemme e gli animali sarebbero certo stati in migliori condizioni di quelli che egli avrebbe potuto portare dalle Colonne d’Ercole.

Ma le cose andarono in modo diverso dalle previsioni. Un giovane trentenne, con un gruppo di suoi amici, entrarono nel Tempio e cacciarono venditori e compratori con le pecore e i buoi, rovesciarono i tavoli, sparsero la moneta dei cambisti, rovesciarono i sedili dei venditori di piccioni.

E così il pellegrino rinunciò ad offrire un animale in olocausto. Era l’anno 3789 dalla creazione del mondo.

 

Guido Fubini