Lettere

 

Contro la melassa demagogica pacifista

 

Anni di forzata convivenza con il conflitto arabo-sionista mi hanno condotto a sviluppare una epidermica insofferenza verso la facile demagogia buonista del “fronte della Pace” (e, per carità, chi non è per la pace?).

Soprattutto nel mondo intellettuale israeliano, il “politicamente corretto” pacifista è diventato un cliché intellettuale particolarmente caro agli artisti interessati ad accreditarsi una vasta eco mediatica in Europa.

Cosi’ la “santa trinità” degli scrittori pacifisti (Grossman, Yeoshua e Oz) spargono a piene mani la loro “lungimiranza politica” come fosse DDT.

Cosi’ cantanti come Ofra Haza e Noa non hanno mai fatto mancare nei loro concerti tanti bei cori di “shalom e salam” tanto accorati nella forma quanto assolutamente generici nella sostanza.

Così il pubblico pagante si sente un po’ più buono e vede con un occhio migliore il non indifferente prezzo dei biglietti di ingresso.

La ciliegina sulla torta sono le patetiche iniziative quali il “concerto da Ramallah” promosse da Daniel Baremboim.

Agli uomini d’arte israeliani è strategicamente, in termini di marketing, assai conveniente presentarsi come colombe.

Tanto nessuno chiederà mai loro di scendere nel concreto, discutendo esplicitamente di soluzioni negoziali, di piattaforme politiche e di tutti quegli elementi senza i quali il riempirsi la bocca della parola “pace” è solo vieta retorica.

Si dice spesso che tutto ciò serve a creare una “cultura della pace”.

Niente di più falso.

Tutto ciò serve solo a creare una “cultura della mistificazione” in cui si eludono i problemi veri ammantandosi della controproducente illusione di stare facendo qualcosa di “buono”.

Ed allora diciamolo: la Pace, quella vera, svuotata di tutti gli orpelli demagogici, non è altro che un accordo fra controparti che si detestano prima dell’accordo e che continueranno a detestarsi dopo, ma che comprendono la necessità di trovare un modus vivendi che garantisca a tutti una accettabile convivenza.

Tutto qui (come fosse poco).

Il resto, i vuoti appelli buonisti ai fratelli semiti e quant’altro sono solo fumo.

Shalom e salam al senso critico…

 

Gavriel Segre