Guido Fubini

 

Maestro di princìpi e bussola della redazione
 

di David Sorani

 

E come faremo ora in redazione? Chi ci condurrà con orientamento profondo e saggio alla valutazione più razionale, alla posizione più coraggiosa e giusta, più in sintonia con l’identità ebraica e democratica insieme che tentiamo di esprimere? Chi ci aiuterà ogni volta a capire che ebraismo e democrazia sono spesso due espressioni della stessa visione del mondo?

Le pagine di Ha Keillah avranno d’ora in avanti un vuoto che non sarà riempito, che non potrà essere riempito con la stessa lucidità ed essenzialità degli scritti di Guido. Ogni questione legata alle minoranze - e quindi inevitabilmente nostra - era una sua questione, spunto per una sua riflessione attenta e per la cosciente difesa dei gruppi più deboli e in vario modo emarginati. E la sua difesa non era la difesa sentimentale della compassione, era la difesa razionale del diritto, in nome e nel segno della tzedaqà, della giustizia equilibratrice propria dell’ebraismo. Ogni questione giuridica rilevante per la comunità ebraica, italiana e non, era la sua, profondo conoscitore e acuto indagatore qual era della logica umana e sociale connessa alla legge. Ogni questione storica legata alla condizione ebraica italiana ed europea era la sua, da storico del diritto e della società quale i suoi studi e i suoi scritti molteplici lo hanno palesato.

Ma Guido non era solo un punto di riferimento ideale per il giornale e i suoi temi di fondo. Era anche, per tutta la redazione, uno stimolo continuo, un parametro concreto sulle questioni di volta in volta emergenti. Tale è rimasto per tutti i trentacinque anni di Ha Keillah, che l’hanno visto sempre presente e sempre perno insostituibile del comitato di redazione, mentre i nomi degli altri redattori saltuariamente mutavano. La sua posizione, meditata e chiara, era centrale negli equilibri redazionali, era talmente importante che in momenti critici o in fasi anche vicine di tensione interna veniva cercata dagli altri ancor prima di essere espressa. E invece proprio in occasione di questi recenti contrasti il suo atteggiamento si era fatto più riservato, meno propenso a schieramenti evidenti. Perché? Guido si era forse stancato di darci i suoi giudizi netti, di proporci la sua visione critica e pungente di illuminista dei nostri giorni? Nella sua veste di proboviro, così diceva in quei giorni, riteneva giusto astenersi da commenti di sorta. Un atteggiamento che faceva onore al suo alto senso delle istituzioni. Ma forse non era solo questo a spingerlo al silenzio. Forse ciò che lo induceva a non pronunciarsi apertamente era soprattutto il timore razionale e fondato che il bel giocattolo che aveva contribuito da vicino a inventare potesse rompersi in modo irreparabile.

Be’, tranquillo Guido! Il giocattolo Ha Keillah che con tanta creatività hai progettato trentacinque anni fa e al quale hai sempre dato tanto è ancora vivo e pimpante, grazie anche al continuo stimolo intellettuale con cui l’hai arricchito. Ora cercheremo di andare avanti da soli e per riuscirci faremo sempre appello ai tuoi (nostri) princìpi e obiettivi. Quello che però più ci mancherà durante le riunioni di redazione, e che davvero non saremo capaci di ricreare, è la carica umana del tuo humour, è il clima di irresistibile simpatia che solo tu sapevi diffondere.

 

David Sorani