Guido Fubini

 

Giurista dell’ebraismo

di Giulio Disegni

 

Un giurista dell’ebraismo, ma anche uno storico dell’ebraismo, mi sembra, a buon diritto, uno dei tratti salienti della poliedrica personalità di Guido Fubini.

Si può dire che sin dagli anni Sessanta del secolo scorso la vicenda ebraica italiana e il diritto degli ebrei italiani alla corretta applicazione del dettato costituzionale, abbia costituito carattere preminente del suo impegno pubblico e privato.

È proprio a metà degli anni Sessanta che Guido iniziò la sua battaglia all’interno delle Comunità Ebraiche e dell’Unione delle Comunità, sia per la piena applicazione dell’art. 8 della Costituzione, sia perché i Regi Decreti del 1930-31 lasciassero il passo ad una legislazione più moderna e più rispondente alle specifiche esigenze dei cittadini ebrei.

Scriveva nel suo volume La condizione giuridica dell’ebraismo italiano: “La differenza fra il legislatore fascista e il legislatore repubblicano sta in questo: per il legislatore fascista il passaggio tra lo Stato liberale e lo Stato fascista doveva significare l’adozione del sistema concordatario per la regolamentazione dei rapporti fra lo stato e la Chiesa cattolica e del giurisdizionalismo per le confessioni di minoranza; per il legislatore repubblicano i rapporti fra Stato e confessioni religiose organizzate dovevano fondarsi sul principio della pluralità degli ordinamenti giuridici e della eguale libertà”.

È nel Congresso straordinario dei delegati delle Comunità Israelitiche tenutosi il 28 aprile 1968 che una serie di riforme, sia pur moderate, aprono la strada alle successive riforme che porteranno all’Intesa fra lo Stato e l’Unione delle Comunità nel 1987.

In entrambe le tappe il contributo di Guido Fubini fu fondamentale.

Val la pena ricordare qui in sintesi le riforme del ’68, per far capire, quarant’anni dopo, quale fosse lo status precedente dell’ebraismo italiano: “suffragio universale, estensione dell’elettorato attivo a tutti i membri della comunità che abbiano raggiunto 21 anni e dell’elettorato passivo a tutti gli elettori che abbiano raggiunto 25 anni; introduzione del principio della progressività dell’imposta comunitaria sul reddito; istituzione dell’Assemblea della comunità; introduzione del principio della rappresentanza delle minoranze nei Consigli delle comunità e dell’Unione e nella Consulta rabbinica; istituzione dell’Assemblea dei rabbini, comprendente tutti i rabbini d’Italia, con il compito di eleggere i cinque rabbini delegati al Congresso; riduzione da sei a quattro anni della durata dei Consigli delle comunità e dell’Unione e convocazione del Congresso dei delegati delle comunità ogni quattro anni; affermazione dei poteri generali del Consiglio dell’Unione delle comunità e limitazione tassativa delle competenze della giunta”.

Gran parte di queste riforme vengono poi riprese nello Statuto dell’Ebraismo italiano, alla cui formazione Guido apportò un contributo di rilievo, così come all’Intesa tra Stato e Unione delle Comunità, a cui l’8 marzo 1989 seguì l’approvazione della legge regolatrice dei rapporti tra Stato e Comunità Ebraiche italiane, con relativa abrogazione della Legge del 1930.

A quell’Intesa si arrivò dopo una trattativa avviata con lo Stato italiano sin dal 1978 e, mentre la delegazione governativa era composta al suo esordio da Guido Gonella, Arturo Carlo Jemolo e Roberto Ago poi sostituiti nella fase finale da Francesco Margiotta Broglio, Cesare Mirabelli, Carlo Cardia, oltre che dal Prefetto Defilippo e dal Giudice Oliva, la delegazione nominata dall’Unione rimase formata dall’inizio delle trattative sino alla firma dell’Intesa da Vittorio Ottolenghi, Giorgio Sacerdoti, Dario Tedeschi e, appunto, Guido Fubini.

Dal diritto di essere come gli altri al dovere di essere sé stessi, può essere definito in un solo motto il punto nodale che ha costituito l’essenza del pensiero di Guido tradotta nello Statuto e nell’Intesa. Ed è quel motto anche il titolo dell’ultimo capitolo del libro “La condizione giuridica dell’ebraismo italiano”, uscito nel 1974 per i tipi de La Nuova Italia e poi ripubblicato nel 1998 da Rosenberg & Sellier, che rappresenta sicuramente il testo fondamentale, tra i libri scritti da Guido, per capire l’evolversi della condizione ebraica in Italia dal periodo napoleonico allo stato attuale.

Ricordo perfettamente quando, in occasione dell’uscita del volume mi recai, studente, alla sua presentazione alla libreria Hellas di via Bertola a Torino: forse lì incontrai per la prima volta Guido e di lì cominciai ad appassionarmi al tema dell’uguaglianza nella diversità, che, nell’insegnamento di Guido, rappresentava il cardine del suo pensiero, ma soprattutto del suo costante e prezioso impegno per l’ebraismo italiano.

Un impegno che lascia una traccia per la passione ed il rigore con i quali l’avvocato Fubini ha delineato in ciò quasi un suo programma di vita.

 

Giulio Disegni